Coro degli Angeli


Premessa. 

Durante questa carrellata relativa alle 8 Entità che compongono il Coro degli Angeli  il lettore troverà una descrizione dell’Arcangelo che lo Governa. In questo caso la Reggenza spetta a GABRIELE.

Quindi seguiranno le descrizioni degli altri 8 Geni che appartengono a questo specifico Coro.

Nelle pagine riservate a ogni singolo Angelo troverete varie descrizioni tratte dai libri di Haziel, di Pier Luca Pierini e di Igor Sibaldi. Altro materiale è stato reperito sulla rete.

INOLTRE:

Per ogni Entità Angelica saranno presenti immagini e testi così divisi:

Un ampio spazio è dedicato alla descrizione di ogni Genio secondo Igor Sibaldi (le descrizioni sono tratte da: “Libro degli Angeli” e sono state rivedute dall’autore di un blog); descrizione che, tra tutte le altre di mia conoscenza, io percepisco come  la “più affine”.

Un’altro alle caratteristiche caratteriali del bambino governato dal proprio Genio.

La Claviculae Angelorum

Vengono citati più volte i nomi dei Geni scritti con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

Sono elencate le loro Esortazioni.

Il dono da loro dispensato.

Le date di reggenza. (secondo Haziel e secondo Pier Luca Pierini)

Una breve descrizione dell’energia dell’entità contraria.

La meditazione associata all’Angelo e la relativa immagine composta da lettere dell’alfabeto ebraico.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza.

 

La composizione del coro degli Angeli.

 65 Damabiyah

66 Manaqe’el

67 ‘Ay’a’el

68 Habuwyah

69 Ra’aha’el

70 Yabamiyah

71 Hayiya’el

72 Muwmiyah

 Gerarchia Angelica degli Angeli

 Gli Angeli, appartengono all’ordine più basso della gerarchia Angelica e sono i più familiari agli uomini, poiché sovraintendono a tutte le loro occupazioni. Sono i Custodi delle singole entità, siano queste esseri umani, appartenenti ai regni vegetale e minerale, oppure oggetti costruiti dall’uomo. Risiedono infatti nello spazio cosmico più prossimo alla Terra, quello della Luna.

All’interno della categoria degli Angeli, ci sono differenze di molti tipi, sono i Costruttori delle forme all’interno dei quattro elementi e dell’etere cosmico che li contiene. In pratica, si occupano di mantenere correttamente saldo nella materia il Progetto Divino, lasciando all’Uomo la possibilità, tramite il libero arbitrio, di far progredire ed evolvere tale Progetto. Essi sono i custodi del Karma (destino) individuale, attenti che il progetto dell’ANIMA, venga svolto nei tempi prestabiliti.

La categoria degli Angeli è dunque quella più vicina agli esseri umani ed opera direttamente sulla loro natura energetica. Da questa sfera guidano la vita della singola individualità che passa da un’incarnazione all’altra.

La figura dell’Angelo, nella tradizione cristiana ed ebraica, ricopre una posizione di grande importanza.

Siamo ormai abituati ad osservare, nelle nostre cattedrali e chiese, miriadi di spiriti celesti volteggiare sopra le volte, statue di Angeli ed Arcangeli che si erigono a ridosso dei muri con sguardo austero, sorreggendo pergamene o spade; Serafini e Cherubini che accompagnano Santi, Beati e Profeti nei dipinti. Così si esprime Matteo nel versetto 18:10 << Gli angeli dei bambini sono perennemente al cospetto del Signore>>. Ai nostri bimbi insegniamo che accanto a loro c’è un Angelo custode che li protegge e li sorregge nei momenti di difficoltà. E nella Bibbia <<Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede>> (Salmo 90,11-12) e di condurlo verso la patria del cielo: “Ecco, io mando un Angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato” (Libro dell’Esodo 23,20-23).

Questo ultimo coro degli Angeli possiamo dire che è quello più sentito della nostra tradizione, e a buona ragione, nella nostra immaginazione vediamo questi Angeli, bellissimi, con le loro ali aperte a sorreggerci, nelle difficoltà e nei momenti bui della nostra vita.

Negli scritti esoterici, gli Angeli custodi, li vediamo designati all’interno della personalità come: Attività, Corpo fisico, Fuoco d’attrito e Prana. Essi agiscono principalmente dal piano eterico della nostra terra e come abbiamo visto nei precedenti articoli, il loro dominio arriva fino alla Luna.

Il loro corpo più denso è fatto di etere, e tale era nel Periodo lemuriano, quando gli Angeli erano umani.

Nell’Epoca antica detta Lemuria, un nuovo passo fu fatto. Nella natura nessun processo è repentino, ma alla metà dell’Epoca Lemuriana, quando la parte inferiore della personalità – il triplice corpo – doveva essere dotato della luce dell’Ego, questo, se lasciato a sé stesso, sarebbe stato assolutamente incapace di guidare i propri veicoli.

Era perciò necessario che qualche entità più evoluta aiutasse l’uomo e gradatamente preparasse la via per completare l’unione coi propri veicoli. In aiuto all’uomo furono gli Angeli che operarono nel corpo eterico dell’uomo, degli animali e delle piante. Sappiamo che l’uomo, quale oggi ci sta dinanzi, è composto delle quattro parti costitutive della natura umana. L’uomo si compone cioè di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, mentale – Causale (Anima).

Sappiamo come egli proceda nel suo sviluppo, come l’Anima agisca dall’interno modificando i suoi corpi per sottometterli al suo completo dominio. I corpi dominati dall’Io, sono Sé Spirituale o manas. Lo stesso avviene del corpo eterico.

Quando l’Angelo Solare opera con forze ancor più possenti, vince le resistenti energie del corpo eterico, e il corpo eterico trasmutato è eterico – Buddhi. Quando poi l’Anima signoreggerà il corpo fisico, quando vincerà le forze che più fortemente oppongono resistenza, quelle del corpo fisico, allora l’uomo avrà in sé anche l’uomo-spirito o Atma. Avremo così un uomo composto di sette parti costitutive, un uomo che avrà persino trasmutato il suo corpo fisico in Atma (uomo-spirito). All’esterno il corpo fisico apparirà come corpo fisico, internamente sarà del tutto dominato e infiammato dalla propria Anima. Il corpo eterico sarà allo stesso tempo corpo eterico e Buddhi, e il corpo astrale sarà contemporaneamente corpo astrale e Sé spirituale o manas. In tutti l’Io sarà divenuto dominatore.

Quando l’uomo è giunto tanto in alto da essere completamente padrone di sé, da aver totalmente dominato il corpo fisico, allora ha davanti a sé gradini ancora più elevati da raggiungere.

Possiamo dire che dominando e trasformando le parti oscure dentro di noi, dominiamo gli Angeli, divenendo Angeli Solari o Anime che camminano sulla terra, che bel Mondo sarà allora.

Arcangelo GABRIELE e il Coro degli Angeli Angeli.

POTENZA DELLA FERTILITÀ E DELLA PROCREAZIONE A CAPO DEL

CORO DEGLI ANGELI ANGELI.

 La sede di Gabriele, Potenza della Fertilità e della procreazione, è la nona Sephira o Turbine LUNA – YESOD. Il suo Nome, layrbg גבריאל, significa “Forza di Dio”; “parola di dio”, “opera di Dio”.

Gabriel rappresenta lo Spirito Santo (Lc.1:35), ma anche la seconda Persona della Trinità perché il Figlio è Potenza del Padre. Il suo nome גבריאל‚ è composto da גבר‚ potente, da י simbolo della mano che indica il possesso, e da אל che significa “Dio Altissimo”; si interpreta sia “Dio (è) la mia potenza”, sia “la Mano della Potenza Divina”. E’ “il Forte, l’Invincibile (angelo) di Dio” che dice di sé: “Io sono Gabriel, alla Presenza di Dio io sto” (Lc.1:19).

E’ questo l’Arcangelo della rigenerazione e del nostro inconscio; presiede la sfera di Yesod-Luna il cui compito principale è di assegnare la vita all’individuo; infatti è lui che assiste l’uomo nei nove mesi di gestazione. L’arcangelo Gabriele e i suoi angeli sono appunto i più vicini a noi quando ci riferiamo al mondo materiale, si occupano della fecondazione e della cristallizzazione, e trattano essenzialmente il circolo esistenziale nascita-vita-morte.

Gabriele conferisce misericordia, verità e indipendenza. Aiuta a cambiare le cattive abitudini, rafforza la purezza dei sentimenti. Elimina il ripensamento e attiva la memoria. Concentra gli impulsi provenienti dalle Sephire che lo precedono, di tutti gli altri Arcangeli, per convertirli in immagini all’interno degli umani. Successivamente ridistribuisce l’energia elaborata dalle nostre esperienze ai rispettivi centri arcangelici dai quali essa promana.

Per questo la Luna (suo Turbine di appartenenza) rappresenta per l’uomo il subconscio e centralizza tutto ciò che la nostra personalità ha elaborato nell’arco delle sue Vite. In altre parole, è il ricettacolo del nostro vissuto personale. Tali pulsioni vengono integrate all’organismo umano grazie a particolari centri ricettivi (cioè i chakra, il cui nome significa “ruota”).

Gli 8 Angeli al comando di questo Arcangelo vivono nel mondo astrale come loro mondo naturale e agiscono sul Mondo Etereo; gli Arcangeli vivono, invece, il Mondo Mentale come loro mondo naturale ma agiscono sul Mondo Astrale. Il Coro degli Angeli-Angeli stimola l’attività sensoriale, di immaginazione e di concretizzazione delle idee. Queste energie angeliche si invocano dunque per avere un rapporto più armonioso con il mondo esteriore; perché aiutino a sviluppare l’immaginario, ad armonizzare i sensi, a concretizzare il lavoro e le idee. Miriadi di Angeli operano sotto le loro direttive. L’attività di questi angeli lunari è un continuo trasmettere di energie: verso il basso, per quanto riguarda l’energia vitale, e verso l’alto per quanto riguarda le nostre esperienze.

Secondo Haziel la Sfera Energetica della Luna (cioè la Sephira YESOD) svolge dunque la funzione di una sorta di “televisore cosmico”, in quanto l’Arcangelo Gabriele concentra in essa la totalità delle pulsioni provenienti da tutti gli altri Centri emittenti energia (ossia da tutte le altre Sephire) per convertirli in immagini interiori. Come la luna è definita da luce riflessa, così il Mondo Etereo è definito il riflesso dei Mondi Superiori (o Mondo delle Idee). Il Mondo Etereo ci unisce con i Mondi Superiori con un continuo flusso di correnti cosmiche, le sette correnti dei Mondi Astrale e Mentale. La distribuzione dell’energia dispensata dall’Arcangelo Gabriel e dai suoi Angeli è a carico dei 28 Angeli lunari, al fine di modulare l’emanazione secondo la gradazione d’intensità delle Lune Nuove, delle Lune Piene e dei Quarti.

Gabriele, Arcangelo delle Acque, di tutte le Creazioni e Riproduzioni, e dell’Immaginazione creatrice, invita a chiedere di illuminare le tenebre interiori e a destare in sé l’immaginazione e il pensiero creatore necessari per portare a compimento i propri progetti.

CORO ANGELICO.

Gabriele presiede al Coro degli Angeli Angeli, i quali rappresentano la sfera spirituale più vicina (sovrapposta diremmo) a quella umana e operano, quindi, direttamente sulla nostra natura energetica e spirituale.

 

Damabiah, angelo 65, dei nati fra il 10 e il 14 febbraio.

 Damabiah, o Damabiyah, è il 65esimo Soffio, primo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Urano. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 10 e il 14 febbraio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Damabiah significa “Dio fonte di saggezza”.

 Il dono dispensato da Damabiah è SAGGEZZA ILLIMITATA.

 Nel Testo Tradizionale Damabiah è indicato come Fonte di ogni Saggezza che trasmette al suo protetto un flusso continuo che, nell’animo di quest’ultimo, diventa Amore e si esprime all’esterno sotto forma di Bontà. Combatte i sortilegi, le maledizioni e le maldicenze. Se agisce come Custode trasforma costantemente il Male in Bene proteggendo il suo assistito da ogni cattiveria o negatività. i suoi nemici urteranno contro un invisibile muro protettivo.

Dona ricchezza e fortunato esito nelle attività aventi attinenti all’Acqua (sorgenti, fiumi, mari) e ai Sentimenti. Dice Haziel che Damabiah dispone di una sorta di tubo catodico capace di captare, nell’area che circonda i suoi protetti, tutto ciò che è affine alla loro struttura mentale, e di metterlo a disposizione della persona stessa: di conseguenza, allorché l’angelo è attivo (perché custode o perché invocato), il soggetto si sentirà lieto in seno a un gruppo di amici, ove lavorerà sereno, in un sodalizio caratterizzato da serena convivialità; il lavoro d’équipe porterà a risultati decisamente positivi.

 Un problema può nascere se la persona va alla ricerca per deliberato proposito di esperienze individuali, ma al contempo si vede costretta a lavorare (anzi, a vivere) nell’ambito di una comunità: in tal caso l’esito sarà meno brillante, giacché diventerà operativo un influsso in apparenza simile, ma in realtà diametralmente opposto (quello cioè esercitato dall’Angelo dell’Abisso).

La persona sarà portata a meditare sul significato delle cose e degli eventi e dunque a professioni quali il docente, il filosofo, l’inventore.

Damabiah secondo Sibaldi.

Damabiyah daleth-mem-beth

«Ciò che posso dare è chiuso in casa»

 Una bellissima nave ferma al molo: potrebbe salpare, anzi dovrebbe, e al più presto, perché non c’è nulla qui intorno che le possa servire, mentre al di là dell’orizzonte troverà terre nuove e ricchezze. Ma per qualche strano incantesimo la nave rimane qui: il capitano ha terrore dei naufragi e, neanche a farlo apposta, tutte le volte che la nave si è avventurata al largo c’è stato qualcosa che non andava, ed è dovuta tornare precipitosamente. I mesi, gli anni passano. La nave rischia di diventare un monumento alle occasioni perdute, un monito a chiunque la veda: «Non fate come me!» E l’equipaggio vive di piccoli lavori nei docks e negli uffici del porto. Somiglia a un incubo, sì. E i Damabiyah lo conoscono bene, proprio come i loro quasi gemelli, gli Yeyay’el dei Troni. Sia gli uni sia gli altri devono o hanno dovuto superare quell’incantesimo, per scoprire le loro autentiche qualità e possibilità immense. E che cosa fa più paura: uscire dal porto e abbandonare tutto ciò a cui si era fatta l’abitudine, oppure reggere all’emozione che suscitano il mare profondo, l’orizzonte piatto, la notte senza luci umane intorno? Per i Damabiyah, questa scelta diventa facilmente motivo di panico. Ma la profondità e l’immensità che tanto li terrorizzano sono, naturalmente, in loro stessi: il mare è soltanto l’immagine delle loro potenzialità e della potenza dei loro sentimenti – che sentono essere sconfinate – e del loro meraviglioso desiderio di libertà, che, non appena vi pensano, sembra accelelerare in loro come l’inerzia di chi stia precipitando. Non osano fidarsene, e non per viltà, si badi, ma per una specialissima forma di avarizia. Il fatto è che non vogliano spendersi. Amano troppo se stessi: le acque del porto sono per i Damabiyah come lo specchio d’acqua in cui si contemplava Narciso. In alto mare e in altri continenti – negli occhi di altra gente, nel cuore di qualcun altro – troverebbero magari molte cose interessantissime, ma dovrebbero rinunciare a quelle infinite sfumature di tenerezza che provano a casa loro, quando contemplano i propri occhi, il proprio cuore, nella loro cornice consueta: le abitudini, la famigliola, gli amici… «Chi si volta indietro non è degno del Regno dei cieli», ammoniva Gesù. I Damabiyah lo sanno, e sospirano in porto. Abilissimi nel costruirsi appositamente lacci e ricatti, possono elencarvi mille motivi per non partire. Incostanza, voglia di raccoglimento, ripugnanza per la praticità, stravaganze, volubilità, insufficiente approvazione e incoraggiamento da parte di parenti o maestri, manie, superstizioni, rancori, sensi di colpa, doveri, affetti, crediti, debiti, promesse… Ma sono soltanto pretesti. E c’è di peggio: per impedirsi di uscire in mare ricorrono anche ai plagi, proprio come gli Yeyay’el, e sono altrettanto bravi nello scegliersi partner che li incatenino. Mobilitano al contempo tutta la loro agilissima, cavillosa e testarda intelligenza, per non lasciarsi aprire gli occhi da nessuno sul danno che stanno facendo a sé stessi. In compenso, durante la loro vita in porto possono diventare ottimi arredatori, cultori della tradizione ed esperti di tutti i meandri dell’anima domestica o addomesticata. Tra i più celebri Damabiyah non salpati si annoverano Boris Pasternak, che nel Dottor Živago narra appunto di un eroe che non seppe salire sulle navi che gli offriva il destino; Georges Simenon, con la sua splendida galleria di crimini fatti in casa, di case-trappole mortali, di vite vissute e distrutte tra i muri; Edison, che guarda caso inventò proprio l’oggetto che sarebbe divenuto più indispensabile nelle case di tutto il mondo, la lampadina elettrica, e varie altre apparecchiature celebri come il fonografo, il telegrafo duplex e il microtelefono, che hanno reso i nostri porti personali un po’ più ameni e hanno permesso di comunicare con il resto del mondo senza doverne per forza uscire. I Damabiyah, invece, che sono riusciti a spezzare la propria linea d’ombra e a prendere il largo, mostrano spesso la tendenza a distruggere qualche simbolo di prigionia, di immobilismo, come per celebrare meglio la propria vittoria sulla parte di se stessi che avrebbe voluto restare: così, il Damabiyah Abramo Lincoln, che scatenò una guerra civile per abolire la schiavitù; o Brecht, che per tutta la vita lottò contro gli aspetti damabiani della società capitalistica; e soprattutto Darwin, che per elaborare le sue teorie decise di salpare (guarda caso!) per un viaggio attorno al mondo, e in cinque anni di navigazione escogitò per l’appunto la dottrina dell’evoluzione, cioè dell’universale necessità di non fermarsi a quel che già si ha e si è. Lincolniani, brechtiani e darwiniani, a quel che ho potuto constatare, sono in un modo o nell’altro tutti i Damabiyah che abbiano saputo scoprire la profondità delle passioni e l’odio dei limiti: che ci siano riusciti rompendo con la famiglia, o divorziando, o licenziandosi da un lavoro che li abbruttiva, una volta spiegate le vele si fanno un dovere di predicare su grande o su piccola scala la liberazione da qualcosa. Sono magnifici insegnanti, godono nell’essere esempi, hanno la vocazione del Principe Azzurro: e il mondo è talmente pieno di Belle Addormentate.

Il bambino Damabiyah.

 La primissima infanzia è per i Damabiyah il periodo più splendido, e purtroppo rischia di rimanerlo per tutta la vita. Da bambini amano tutto d’un amore venerante: dalle pantofole di papà alla cornice dei quadri, dalle posate allo spazzolino da denti della mamma. È chiaro che non si ha il coraggio di impedirglielo, ma in qualche modo bisogna. Regalategli viaggi: il più possibile appassionanti, pieni d’imprevisti, e con la voglia di trovare divertenti anche gli imprevisti seccanti (è facile!). Aiutateli a capire, e scoprite insieme con loro che la vera casa dell’uomo è il mondo intero, che «estero» è solo un modo di dire, e che i nostri piedi non hanno radici, a differenza di quel che sostengono i più. Così anche loro sapranno insegnarlo a tanti, da grandi, e ne trarranno un’inesauribile gioia.

Claviculae Angelorum:

 Protezione contro i naufragi. Protezione contro le servitù. Successo in luoghi lontani. Fortuna nelle scoperte.

 Qualità di Damabiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Damabiah sono saggezza e diplomazia, anelito alla conoscenza; tendenza all’approfondimento. Spontaneità e vivacità di spirito, intuizione dei Mondi Superiori, amore e rispetto per l’Acqua. L’Angelo dell’Abisso che contrasta Damabiah si chiama Elaphon e rappresenta i sortilegi e l’incredulità. Ispira tempeste e naufragi emozionali e fisici, confusione dei sentimenti. Causa tutto ciò che di dannoso sia collegato al mare e ai fiumi: tempeste, naufragi, alluvioni.

Meditazione associata al Nome: Timore di Dio.

La meditazione associata a Damabiah si chiama “timore di Dio” inteso come coscienza di quanto tutto sia connesso: maltrattare qualcuno è come infilare le dita in una presa elettrica, venendo colpiti da una scarica che altrimenti non ci avrebbe danneggiato. Non è dunque l’energia elettrica che va temuta, ma l’azione che ci può mettere in contatto pericoloso con essa; il “timore di Dio” è la coscienza delle conseguenze future delle nostre azioni. Secondo la Kabbalah questo Nome fornisce il potere di valutare attentamente le cose nella loro realtà.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

nel mio cuore prendo coscienza della scintilla divina presente in ogni essere. Percepisco la conseguenza di ogni parola e di ogni azione, comprendo che condividere con gli altri fornisce anche a me precise conseguenze dirette.

Giorni e orari di Damabiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Damabiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 13 marzo, 26 maggio, 9 agosto, 21 ottobre, 1 gennaio; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 21.20 alle 21.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare.

ESORTAZIONE DI Damabiah

La preghiera rivolta specificamente a Damabiah è il 13° versetto del Salmo 89: Convertere, Domine, et usque quo? Et deprecabilis esto super servos tuos (Volgiti, Signore, fino a quando? Muoviti a pietà dei tuoi servi.

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (daleth-mem-beth) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “la Papessa – la Morte – l’Imperatore”.

Da questo si può trarre la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Papessa (gestazione, accumulo): cosa nascondo? Cosa sto accumulando? Cosa c’è di intatto dentro di me? Cosa devo studiare? In che rapporti sono con mia madre? Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? Chiede l’Imperatore (stabilità e dominio sul mondo materiale): come va il mio lavoro? E la mia vita materiale? Cosa sto costruendo? In che rapporti sono con mio padre, e con l’idea di potere?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 10 e il 14 febbraio. L’angelo Damabiah appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’ Arcangelo Gabriele.

A questa decade in particolare (10-19 febbraio), sovrintende poi l’Arcangelo Michele, mentre al segno dell’Acquario sovrintende complessivamente l’Arcangelo Raziel. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Damabiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco; infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Manakel, angelo 66, dei nati fra il 15 e il 19 febbraio.

Manakel, o Manaqel, o Manaqe’el, è il 66esimo Soffio, secondo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Saturno. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 15 e il 19 febbraio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Manakel significa “Dio che asseconda e sostiene ogni cosa”. 

 

Il dono dispensato da Manakel è CONOSCENZA.

 Questo angelo domina ogni forza di vegetazione ed esercita forte influenza sul sonno e sui sogni. Manakel imprime la Legge (dall’energia saturnina che gli è propria) nel Centro delle Immagini (cioè nella dimensione dell’immaginario e della comunicazione, propria dell’energia lunare dell’Arcangelo Gabriele che domina il suo Coro). Il suo protetto ha il dono di una modestia e una serietà che gli farà guadagnare la fiducia e la simpatia da parte di tutti: infatti le persone non lo vedranno come un rivale, semmai come un alleato. Egli sarà dunque spinto verso situazioni stabili nelle quali si renderà utile in modo permanente (che sia in una casa o in un luogo di lavoro). I Manakel sono ottimi amministratore di beni, amano la famiglia, rispettano l’autorità. Dice Haziel che Manakel stimola il felice e precoce manifestarsi delle personalità femminili. Per sua grazia, infatti, tutto ciò che intraprenderà l’individuo recherà, implicitamente o concretamente, un marchio direttoriale, ma in una particolare connotazione: se la persona in soggetto è di sesso femminile sarà destinata a dirigere, mentre se è uomo sarà diretto da una donna. Sarà l’energia lunare dispensata da Manakel ad accordare stabilità ai ruoli direttivi assunti dalle donne; intendendo con stabilità anche la facilità di trovarne uno nuovo qualora si desideri cambiare ruolo. Per la stessa energia, tramite la Preghiera a Manakel, sarà possibile trovare lavoro in tempi brevi nonostante eventuali influenze negative esplicate dall’Angelo dell’Abisso. Questo Angelo trasmette Leggi concernenti le costruzioni, influenza dunque il fenomeno dell’edificazione in generale, mettendo nella sua sfera soprattutto gli ingegneri; ma anche tutti i professionisti legati ai settori delle costruzioni e della meccanica. L’amore per la giustizia dei Manakel, però, potrà fare di loro anche valenti Giudici o Magistrati. Le funzioni di quest’angelo sono anche di potente intercessore: può portare la guarigione dall’epilessia, e se invocato ottiene il perdono divino rispetto a eventuali cattive azioni commesse.

Manakel secondo Sibaldi.

Manaqe’el mem-nun-qoph

«Io comprendo la realtà e le sue forze»

 I protetti di quest’Angelo si trovano sempre un po’ più in là di dove si pensa che siano. I loro pensieri non soltanto corrono veloci, ma a qualunque conclusione decidano di fermarsi, si accorgono di averla già superata. Perfino i loro sentimenti hanno la strana proprietà di diventare l’oggetto di sé stessi: quando un Manaqe’el ama, è attratto e intenerito dal proprio amore tanto quanto lo è dalla persona amata; se detesta qualcuno, detesta ancor di più il fatto di detestarlo. E allo stesso modo, se osserva sé stesso, osserva soprattutto il proprio osservare; se analizza gli altri, analizza al tempo stesso le proprie analisi, e così via: come se avesse incorporata una cabina di regia, che trasforma ogni attimo della realtà in un’inquadratura.

Questo suo specialissimo grado di consapevolezza non ha, tuttavia, l’effetto di renderlo artificioso: proverà sì, spesso, la sensazione di star recitando, ma come reciterebbe un grande attore che metta tutto di sé nel proprio personaggio. D’altra parte, grande motivo di meraviglia è, fin dall’infanzia dei Manaqe’el, l’accorgersi di come la maggioranza degli altri, grandi e piccoli, non sappiano di recitare anch’essi nella vita, e non si fermino ogni tanto a cercare il regista per discutere un po’ il copione. Durante l’adolescenza il Manaqe’el cerca invano di rivolgersi agli altri dietro le loro quinte; e durante la giovinezza impara (ed è solitamente un periodo triste) a rassegnarsi all’evidenza: il mondo è uno spettacolo che gli attori potrebbero cambiare in ogni istante, se i loro ruoli e gli scenari non li incatenassero – e li incatenano solo e appunto perché essi pensano siano veri. Poi, dal modo in cui il Manaqe’el reagisce a questa sconsolante scoperta, vengono a dipendere tutte le scelte della sua vita. Alcuni Manaqe’el tentano, ancora per un po’, di destare il prossimo da quell’incantesimo teatrale. Fu così per Galileo, che con il suo libro Sidereus nuntius (Il messaggero delle stelle, titolo molto manaqeliano) tentò di diffondere nell’intormentita Italia della Controriforma le nuove immagini delle quinte del sistema solare; ne ebbe molti guai e, processato dall’Inquisizione, preferì lasciar perdere: giustamente, non gli andò a genio la prospettiva di venir bruciato come eretico sul palcoscenico dell’oscurantismo, solo per permettere ad altri di recitare il personaggio del boia. Altri Manaqe’el scelgono l’arte, o la psicologia: si dedicano allora allo studio appassionato delle maschere e dei volti, alla ricerca di quella verità dell’anima di cui, da bambini, avevano visto ovunque la mancanza; e possono riuscire ottimamente in questo compito, quando – come avvenne a Fabrizio De André – li anima la compassione verso chi è a un passo dallo scoprire quella verità, ma non trova il coraggio di compierlo.

Qualche Manaqe’el cerca ancora più lontano: invece della coscienza e del cielo indaga l’Aldilà, i territori ignoti della psiche – e viene aiutato in ciò da certi doni particolari, talenti di veggenza e medianità, del tutto simili a quelli degli Angeli della Soglia, i due La’awiyah di maggio e giugno.

Il suo scopo, anche allora, sarà certamente quello galileiano di offrire punti d’osservazione nuovi e più vasti, di scostare vecchie certezze come si scosterebbe un fondale dipinto. Ma più numerosi sono i Manaqe’el che, come Galileo da vecchio, lasciano i contemporanei al loro destino: il malessere altrui continuerà a rattristarli sempre, ma imparano a ripararsi dal rammarico con robuste corazze, fatte di lucido realismo e di ironia. Sviluppano allora le altre qualità caratteristiche del loro Angelo: l’oculatezza nello scegliersi amici e colleghi, la nettezza dei giudizi, l’autonomia di pensiero, la chiarezza interiore (è pressoché impossibile trovare un Manaqe’el che non vada d’accordo con sé stesso) e l’abilità nell’intuire le esigenze altrui, specialmente quelle di chi comanda, e di adeguarvisi senza eccessivo sforzo. Tutto ciò potrà garantire loro un’esistenza eccellente e un buon successo economico, specie se a un certo punto decideranno di lavorare in proprio – così da non dover sottostare sempre a copioni altrui. Ma rimarrà nel cuore un senso di insoddisfazione, un’inquietudine molto simile a un rimorso, al pensiero di non aver detto e non aver fatto abbastanza per scuotere il prossimo dal torpore. A volte tale inquietudine esplode, nei Manaqe’el, in vampate di collera: celeberrime quelle del campione di tennis McEnroe; altre volte si cristallizza in un’espressione perennemente imbronciata, come nel cardinale Carlo Maria Martini; altre volte ancora, degenera in periodi di solitudine e malinconia. Allora è la creatività a salvarli: nulla li ritempra come il piacere della velocità mentale con cui si plasmano storie e forme per l’arte, e mondi interi in cui ambientarle – non importa se più brutti o più belli del nostro, ma perlomeno esplicitamente immaginari, mentre il nostro è solo implicitamente tale. Meglio ancora se nelle loro opere compariranno vicende di persone oppresse, infelici, che cerchino e magari trovino protezione, salvezza o riscatto dalle dense illusioni della loro realtà. Il sogno segreto dei Manaqe’el sarebbe quello di salvare davvero persone simili nella vita quotidiana, di proteggerle, educarle, guidarle; se lo realizzassero, ne trarrebbero immensa gioia e serenità.

Ma per arrivarci dovrebbero rimediare alle vecchie delusioni della loro infanzia e adolescenza, allo sdegno che ha suscitato in loro la cortezza delle menti e degli animi altrui; e l’amarezza che ne è scaturita è di solito troppo profonda, nei Manaqe’el, perché la si possa colmare.

Il bambino Manaqe’el.

 Attenti alle delusioni dei piccoli Manaqe’el: li anima una gran voglia di fare del bene agli altri, e si sa che ben pochi bambini apprezzano l’altruismo. Ai Manaqe’el, per di più, piacciono le sfide, e spesso vorranno perciò aiutare proprio i peggiori, i più aggressivi e i più gretti tra i loro compagni; ne avranno esperienze pessime, e toccherà a voi consolarli. Non limitatevi alle pacche sulle spalle e a frasi vaghe, pensando che tra bambini tutto si aggiusti. Può non aggiustarsi un bel niente. Prendete invece sul serio la questione, così come appunto stanno facendo anche i piccoli Manaqe’el: nel mondo c’è decisamente qualcosa che non va, e aiutare il prossimo non serve o non basta; e dunque? Ragionate con loro: soluzioni non ce ne sono e può darsi che neanche voi ne troviate, ma esercitate la vostra e la loro intelligenza su questo argomento antichissimo, la lotta tra il Bene e il Male. Resterete meravigliati dei rapidissimi progressi dei vostri bambini, della precisione delle loro deduzioni, dell’originalità delle loro domande e delle loro ipotesi, e della straordinaria penetrazione con la quale cominceranno a scrutare i loro e anche i vostri conoscenti. Da voi, impareranno soprattutto ad accorgersi dell’eccezionalità delle proprie doti psicologiche e filosofiche, e allora cominceranno veramente a corazzarsi, per affrontare il mondo con la giusta quantità di fiducia, perlomeno in sé stessi.

Claviculae Angelorum:

 Ispirazioni e rivelazioni dall’Aldilà. Vincere l’insonnia. L’ appoggio degli individui superiori. Saper illuminare il cuore e la mente del prossimo. Migliorare la sorte del prossimo. Sapersi conquistare l’amicizia e l’appoggio delle persone buone.

Qualità di Manakel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Manakel sono apertura e benevolenza verso gli altri, buon carattere, stabilità; senso di Giustizia, capacità di discernere fra il Bene e il Male. L’Angelo dell’Abisso che contrasta Manakel si chiama Agibol e rappresenta violenza e senso di colpa. Causa l’antipatia e tutte le cattive qualità, sia fisiche sia morali.

Meditazione associata al Nome: Responsabilità.

La meditazione associata a Manakel si chiama “responsabilità”. L’intuizione profonda che ci può dare è che per sua natura l’esistenza è fonte di dolore ma che davanti alle ferite noi possiamo reagire aggrappandoci alla sofferenza oppure, confidando nel disegno divino, accelerare la guarigione ritrovando fiducia. Secondo la Kabbalah le lettere di questo Nome emanano l’energia capace di sconfiggere l’autocommiserazione.

Esortazione angelica.

 Manakel esorta ad andare oltre a ciò che si vede; a comprendere la vita che si cela sotto le forme materiali. Invita a coltivare la capacità di leggere nei sogni e di distinguere fra Bene e Male, per metterle al servizio del mondo intero.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

comprendo che ogni evento ha una ragione e respingo ogni inclinazione all’autocommiserazione, alla rivalsa e alla vendetta. Percepisco che ciascuno di noi è artefice della propria vita e che da questo istante posso cambiare il corso della mia esistenza; quindi medito il cambiamento, adesso.

Giorni e orari di Manakel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Manakel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 14 marzo, 27 maggio, 10 agosto, 22 ottobre, 2 gennaio; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 21.40 alle 22.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Manakel è il 22° versetto del Salmo 37: Ne derelinquas me, Domine, Deus meus, ne discesseris a me (non abbandonarmi, Signore, Dio mio, da me non stare lontano).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (mem-nun-qoph) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “il Sole – la Temperanza – la Morte”.  Da questo si può trarre la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Sole (archetipo paterno, nuova costruzione): cosa mi dà energia, piacere, successo? Sono amato? Costruisco qualcosa di nuovo? Quale immagine ho di mio padre? Chiede la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): cosa mi protegge? Quale rapporto devo mantenere con me stesso? Che cosa devo curare? Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): Qual’è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 15 e il 19 febbraio. L’angelo Manakel appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’ Arcangelo Gabriele. A questa decade in particolare (10-19 febbraio), sovrintende poi l’Arcangelo Michele, mentre al segno dell’Acquario sovrintende complessivamente l’Arcangelo Raziel. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Manakel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco; infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Eyael, angelo 67, dei nati fra il 20 e il 24 febbraio.

Eyael, o ’Ay‘a’el, è il 67esimo Soffio, terzo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Giove. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 0° al 5° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 20 e il 24 febbraio. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Eyael significa “Dio delizia dei bambini e degli uomini”.

Il dono dispensato da Eyael è TRANSUSTANZIAZIONE e TRASFORMAZIONE.

Questo angelo domina ogni processo di trasformazione: i cambiamenti, le mutazioni, le metamorfosi, negli eventi, nelle personalità, nella Natura. Dona amore per la solitudine; saggezza e ispirazione superiore; inoltre particolari talenti artistici, specie legati alla pittura e alla musica, e anche attitudine a cucinare, cioè alla trasformazione del cibo. Ispira lo studio delle alte scienze e della storia universale. Riguardo alla nostra evoluzione, sapersi trasformare significa in primo luogo scoprire ciò che in noi più ci inquieta o ci turba, comprenderlo e accettarlo. Con l’accettazione c’è l’inizio della trasformazione; per l’impulso di Eyael ogni nostra debolezza può essere trasformata nel nostro miglior punto di forza; la nostra energia si espande e la nostra azione trasforma positivamente il mondo. Secondo Haziel questo Angelo ha il compito di esteriorizzare in termini completi i sentimenti, attraverso il cui filtro l’individuo farà passare ogni cosa; la sua vita sentimentale ne risulterà molto stimolata, e l’azione dell’angelo si potrà manifestare anche attraverso un gran numero di vicende amorose. Queste saranno in genere di breve durata, ma poiché i protetti di Eyael recano in sé il Messaggio Divino, gli episodi che tramite loro condurranno a un mutamento saranno legati a circostanze da leggere in chiave nettamente favorevole. Attraverso i propri amori, dunque, i protetti da questo angelo cambiano il mondo facendo cessare situazioni stagnanti, stimolando energie nuove e promuovendo l’amore per cause positive. Secondo la Tradizione Eyael dona lunga vita sia agli esseri umani sia ai monumenti, che conserva nel miglior stato possibile affinché la saggezza venga tramandata di generazione in generazione; il suo campo d’influenza si estende inoltre a tutti gli studi esoterici, filosofici e di carattere spirituale.

Eyael secondo Sibaldi.

’Ay‘a’el aleph-yod-ayin

«Io vedo al di là delle apparenze»

 Hanno assoluta necessità di una vetta, e di starci sopra da soli: il loro sguardo deve poter spaziare libero su tutto l’orizzonte, a tu per tu con il cielo. Da lassù i guai, i pensieri, i progetti di tutti (anche i loro stessi) appaiono talmente piccoli da sorriderne; e solo le altre vette, lontane, sembrano meritare attenzione. George Washington scolpito sul picco del Monte Rushmore: ecco un ’Ay‘a’el perfettamente realizzato, immortalato nell’espressione e nel luogo a lui più congeniali. O anche Copernico, che medita sul sistema solare voltando le spalle alla terra che non lo capisce; o Chopin che, lontano dalla Polonia, cesella metafisici valzer, vertiginosamente inadatti a chi voglia ballare: anche questi furono ’Ay‘a’el fedelissimi alla consegna. Ma altrettanto profonda, in tutti gli ’Ay‘a’el, è l’esigenza di scendere e comunicare, agli altri mortali, almeno un po’ di ciò che si impara là in cima. Senza grande entusiasmo, è vero, e soprattutto senza aspettarsi gran che dalla valle, ma un loro senso del dovere sociale non li lascerebbe in pace se tentassero di fare soltanto i solitari. E tutta la loro sorte dipende dall’equilibrio che riescono a stabilire tra queste direzioni dell’animo. Non è facile, e molti non reggono. A valle si sentono invischiati, soffocati, incompresi: in parte lo sono davvero; in parte architettano loro stessi, senza accorgersene, situazioni che li deludano e che giustifichino il loro ritorno sulle amate vette, via dalla gente che non merita. Dispongono, a tale scopo, di un loro repertorio di tecniche infallibili: possono per esempio eccedere nell’idealismo, e misurare tutti quanti (anche i famigliari) con un metro troppo severo; oppure esagerano nella generosità, per poi potersi sentire mal ripagati; o anche, nei casi più drammatici, riescono a boicottare le loro stesse realizzazioni, a mandare in rovina un’opera notevole o una carriera – appunto perché li faceva sentire troppo imprigionati nel mondo consueto. La loro congenita incapacità di ascoltare le critiche li asseconda perfettamente, in tale specie di perversioni. Fu per questa via che l’imbronciato, sdegnosissimo ’Ay‘a’el Arthur Schopenhauer arrivò a teorizzare la ragionevolezza del suicidio come metodo per sottrarsi alle illusioni e alle inerzie del mondo. E nel brusco finale di carriera dell’’Ay‘a’el Bettino Craxi ebbe una parte notevole, io credo, anche un irresistibile impulso alla fuga, da ’Ay‘a’el esasperato. Anche la sua scelta della Tunisia come luogo d’esilio è, quanto a questo, significativa: non è necessario che una vetta sia proprio in montagna, a volte basta che sia semplicemente a distanza, e che guardando verso l’orizzonte si veda lontano – come là in Tunisia, tra i deserti e il mare. Frequenti, purtroppo, tra gli ’Ay‘a’el di minore respiro sono anche altre «vette» più facilmente raggiungibili: alcol, droga. Peter Fonda era nato il 23 febbraio: e i motociclisti del suo film Easy Rider erano molto ayaelici, i loro chopper erano modelli tecnologici di vette semoventi, con lo scintillio, come di nevi, dei tubi cromati, e tutt’intorno le sconfinate highways; è triste, ma in perfetta coerenza con il suo Angelo, il fatto che poi Peter non abbia più fatto nulla: come se più di tanto non fosse necessario, per uno che ama stare da solo. Oltre ai narcotici e agli eccitanti, gli ’Ay‘a’el possono scegliere come forma di isolamento dal mondo anche la depressione: Johnny Cash, per esempio, uno dei massimi cantanti country statunitensi, riuscì a collezionare tutte e tre le varietà di guai; fu una reazione, si disse, ai traumi dell’adolescenza e a un amore infelice: ma è altrettanto probabile che fosse semplicemente fretta e approssimazione nel trovare sollievo ai bisogni che il suo Angelo gli aveva assegnato. Un po’ di equilibrio, ripeto, un po’ di pazienza: è tutto lì il segreto perché la vita sorrida a questi eremiti a metà. Un buon punto di equilibrio può essere, per loro, una qualsiasi forma di podio: il palcoscenico d’un teatro, un ufficio da dirigente, o una cattedra – universitaria possibilmente, poiché gli ordini di scuole inferiori impegnano troppo; e meglio di tutto in filosofia: l’’Ay‘a’el Benedetto Croce vi si trovò comodissimo, per decenni. Anche un pulpito può fare al caso, tanto più che raramente gli ’Ay‘a’el sono tagliati per il matrimonio e la paternità; o una passione costante per qualche mistica illustre e raffinata; o anche soltanto un’automobile un po’ più ricercata, che li faccia sentire speciali nel traffico urbano o nell’irrimediabile banalità di un’autostrada. In mancanza d’altro, anche un senso imperterrito della propria dignità può bastare – purché, certo, sia garantito un weekend contemplativo, dovunque sia ma lontano e in silenzio.

Il bambino ’Ay‘a’el.

Questi principini raffinatissimi non vanno forzati ai giochi di squadra. Lo sport, per loro, è soprattutto scoperta dei misteriosi poteri del corpo: il record li diverte più della competizione, l’atletica può appassionarli assai più del calcio. Ma in genere preferiranno trascorrere il loro tempo libero leggendo, disegnando o costruendo pazientemente qualcosa. Non occorre preoccuparsi se mostrano un eccessivo amore per la solitudine: con la loro sensibilità raffinata, hanno accesso a dimensioni che la maggior parte dei loro coetanei e la quasi totalità degli adulti non può nemmeno immaginare. È invece importante e urgente insegnare loro la tolleranza per i difetti altrui, perché non si abituino a soffrirne troppo. La scoperta del dolce motto evangelico «Nessuno è perfetto» si rivelerà presto una delle più importanti della loro vita.

Claviculae Angelorum:

Protezione contro la rassegnazione. Lungimiranza, desiderio inesauribile di conoscenza. Saggezza. Grande energia interiore. L’ amore per la contemplazione. L’ amore delle vette. Saper comunicare le proprie conoscenze al prossimo attraverso il proprio lavoro.

Qualità di Eyael e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Eyael sono la capacità di trovare il buono in ogni cosa, generosità di sentimenti, consolazione, gusto per l’elevazione e l’evoluzione spirituale; saggezza, erudizione, illuminazione divina, comprensione dell’aspetto sconosciuto dell’Opera di Dio, cambiamenti, longevità. L’Angelo dell’Abisso che contrasta Eyael si chiama Gagalim e rappresenta l’oscurità e tutti gli inganni che discendono dalla mancanza di luce. Causa pregiudizi, imbrogli, visione ingannevole, diffusione di convinzioni errate e di sistemi erronei sia nel campo spirituale sia scientifico.

Meditazione associata al Nome: Grandi aspettative.

La meditazione associata a Eyael si chiama “grandi aspettative”. Secondo la Kabbalah, infatti, la sua vibrazione fornisce lo strumento meditativo più efficace a coloro che si aspetterebbero di più dagli amici, da familiari o dalla vita stessa, ma vedono risultati che non ritengono all’altezza delle loro aspettative, oppure se ne sentono delusi, in quanto non abbastanza corrisposti. L’intuizione profonda cui dobbiamo attingere è che è necessario bandire le aspettative come ragioni delle nostre azioni: la nostra vita deve essere retta a prescindere dal guadagno che possiamo trarre dalle nostre buone azioni, compresi i guadagni spirituali. Ogni nostra azione deve essere volta al Bene, sempre, a prescindere dal frutto ed è proprio così, non aspettandoci assolutamente niente, che avremo il miglior esito delle nostre azioni nella nostra stessa vita; non importa come e quando; l’importante è non cadere nello scoramento a causa del perdurare delle nostre aspettative.

Meditazione.

ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

in virtù di questo Nome ora controllo il potere del tempo nella mia vita. Non chiederò di più per domani ma apprezzo ciò che già ho, nell’oggi. Bandisco ogni falsa aspettativa e cerco di far emergere il valore di ciò che ho e di ciò che sono, proprio adesso.

Esortazione angelica.

Eyael esorta a sviluppare una volontà decisa e a non temere la solitudine: anzi, ad affidarsi ad essa per trovare quell’appagamento spirituale che più di ogni altra cosa può soddisfare la natura umana. Rinunciando apparentemente a qualcosa (e fra le varie cose alle proprie paure) si farà lo spazio necessario per ottenere qualcosa di più vero e prezioso.

Giorni e orari di Eyael.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Eyael è sempre in ascolto per te; ma in parcolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 15 marzo, 28 maggio, 11 agosto, 23 ottobre, 3 gennaio; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 22.00 alle 22.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Eyael è il 4° versetto del Salmo 36: Delectare in Domino, et dabit tibi petitiones cordis tui (deliziati nel Signore, ed Egli esaudirà i desideri che hai nel cuore)

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (aleph-yod-ayin) di questo Nome (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “la Torre o Casa di Dio – la Ruota – il Mago” da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Torre o Casa di Dio (l’apertura, l’emergere di ciò che stava chiuso): con chi o con che cosa devo rompere? Da quale prigione mi sto liberando? Quali energie si sbloccano dentro di me? Quale gioia mi attende? Chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, Cosa devo cambiare? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi blocca? Chiede il Mago (l’inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? Che cosa sto scegliendo? Come posso canalizzare la mia energia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 20 e il 24 febbraio. L’angelo Eyael appartiene al Coro degli Angeli Angeli  il quale governa anche questa decade in particolare (20-29 febbraio), mentre il segno dei Pesci nel suo complesso cade invece sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Eyael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Habuhiah, angelo 68, dei nati fra il 25 e il 29 febbraio.

Habuhiah, o Habuwyah, è il 68esimo Soffio, quarto raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Marte. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 25 e il 29 febbraio. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Habuhiah significa “Dio che dona con liberalità”.

Il dono dispensato da Habuhiah è GUARIGIONE.

Questo angelo dispensa le energie di Marte, oltre a quelle della Luna proprie del suo Coro: favorisce dunque l’armoniosa fusione delle energie maschili e femminili. Con il Suo intervento, possiamo realizzare opere perfette. Le immagini che Egli depone nell’interiorità dei suoi protetti spingono a lavorare ottenendo successo dal proprio lavoro: l’abbondanza di risultati (economici, sentimentali, spirituali) si otterrà nel tipo di attività che la persona avrà scelto e, dove sarà lei, tutto diventerà vantaggioso e fruttuoso (a maggior ragione se si tratta di campi in cui è importante la fecondità, come l’agricoltura o l’allevamento di animali). Dice Haziel che quando Habuhiah esercita il proprio influsso su una persona, questa ha una missione da compiere. Il soggetto in effetti viene mobilitato dal suo Ego (o dio interiore) affinché il suo Disegno affondi saldamente le sue radici nel quadro esistenziale in cui deve svilupparsi. Questo è un Angelo che rende intrepidi, che spinge ad amare le avventure. La sua eccezionale potenza fa esplodere i conflitti latenti: per la sua azione tutto viene portato in piena Luce e trova immediata soluzione. Gli ascessi scoppiano, le malattie si dissolvono, tutto si ripara, tutti recuperano la Salute e ritrovano la gioia di vivere. L’individuo non sarà del tutto cosciente di questa dinamica, anzi agirà secondo una logica razionale il cui significato gli sfugge pressoché per intero, ma portando ovunque intorno a sé riparazione e rinascita. L’influenza angelica si estende dalla salute delle persone (che aiuta a guarire e a tenere al riparo dalle malattie), alla manutenzione delle cose, alla fecondità nell’agricoltura e fra gli animali. Fra uomo e donna Habuhiah è fonte di grande armonia: la sua natura femminile infonde coraggio e potere nelle donne; le persone Habuhiah di sesso maschile, a loro volta, sono capaci di infondere forza alle donne in virtù della loro grande capacità di attaccamento, comprensività, fedeltà che fanno di loro dei potenti sostenitori e alleati delle donne stesse.

Habuhiah secondo Sibaldi.

 Habuwyah heth-beth-waw

«Un’attività interiore che non deve lasciarsi fermare»

Vita facile: purché rispettino un’unica, semplicissima condizione, gli Habuwyah si possono tranquillamente assicurare uno dei primi posti tra i favoriti della sorte. Basti dire che pochi sanno guadagnare e spendere meglio di loro. Nessuno è più bravo nel gioire di un proprio successo, e nel lasciarselo in brevissimo tempo alle spalle per cercarne di nuovi e più grandi. E poi l’impeto, e l’intuito, per non dire l’ispirazione, e – soprattutto – la curiosità e il coraggio di sostenere idee nuove sono, negli Habuwyah, massicci talenti innati che richiedono soltanto di essere messi in atto per fruttare abbondantemente e a lungo. Per di più, questi beniamini del cielo cadono sempre in piedi, e non c’è sconfitta che li scoraggi; si ha addirittura l’impressione che nel loro vocabolario questa parola non esista affatto: quando qualcosa non va per il verso giusto, la intendono limpidamente e disinvoltamente come un suggerimento di invisibili potenze amiche, per migliorare la strategia. Divengono così vere forze della natura, indifferenti, superiori all’approvazione altrui. Nemmeno gli affetti possono rallentarli o distrarli: nella casa, vedono soprattutto un luogo dove concentrarsi e recuperare energie; un amico è – deve essere – per loro soprattutto un buon interlocutore, meglio se affascinato dai loro ragionamenti. Se famigliari e aspiranti amici si adattano a tali esigenze, bene; se no, agli Habuwyah non potrebbe importare di meno: il loro tempo è troppo importante perché lo perdano a rimpiangere qualche affetto perduto, e le loro fortune appaiono loro anche più significative se possono dedicarsi totalmente a costruirsele. L’unica condizione indispensabile, dalla quale dipende tutta questa splendida compattezza e attività, è che adoperino generosamente la loro specialissima Energia Yod, di cui sono dotati più di chiunque altro. Nella maggior parte dei casi, ciò significa che un Habuwyah potrà aspettarsi magnifiche realizzazioni in qualsiasi attività direttamente o indirettamente connessa con la medicina, o comunque sia con la riparazione di danni e guasti. Chirurghi o meccanici, farmacisti o restauratori, biochimici, veterinari o specialisti nella ristrutturazione di aziende: non importa chi o che cosa curino, ma è essenziale che per diverse ore al giorno e per almeno cinque giorni alla settimana si accorgano della profonda compassione che i dispiaceri altrui suscitano nel loro animo, e non resistano all’impulso di trasformarli in altrettante sfide da vincere a ogni costo. In casi meno frequenti, e anch’essi regolarmente coronati da successo, gli Habuwyah sono guidati dal destino a carriere teatrali o cinematografiche, come Goldoni o Caruso, Rossini ed Elizabeth Taylor. Oppure a carriere politiche, nelle quali invece di un palcoscenico si offra loro un podio; invece di copioni, discorsi da pronunciare con passione; e invece di danni a singoli individui o a cose, malattie di intere nazioni da diagnosticare e curare. Così avvenne per lo Habuwyah Yitshak Rabin. Ma attenzione! Occorre sempre ripeterlo a chi dispone di Energia Yod – e agli Habuwyah soprattutto, i quali non dispongono, né necessitano di alcuna altra dote –: se non curano, non riparano, non recitano o non si assumono la responsabilità del bene dei loro concittadini, le conseguenze possono essere disastrose. L’Energia Yod è notoriamente inquieta e terribile. Chi la possiede e la reprime, irradia malessere o si ammala con grande facilità, o nel migliore dei casi ha la sensazione di vivere molto al di sotto delle proprie possibilità, come se si limitasse egli stesso da ogni parte per esserci ed esprimersi il meno possibile, come se temesse (e del tutto a ragione) che dalle sue azioni o dai suoi desideri possa derivare qualche guaio. Ma, fortunatamente, nei protetti di questo Angelo ciò avviene di rado: un Habuwyah che non abbia subito traumi gravissimi tende a trovare sempre, nel suo lavoro, il modo per rimediare a qualcosa che non va. Se, per esempio, è uno scrittore, come Hugo o Steinbeck, sarà attratto da mali sociali e gioirà nel denunciarli, sconfinando volentieri nell’attività pubblica. Se è un filosofo, come Rudolf Steiner, si prenderà cura delle convinzioni e degli orientamenti culturali della sua epoca proprio come un epidemiologo si occuperebbe di un Paese in cui imperversi una malattia: riterrebbe suo dovere curare, riattivare, rieducare, prescrivere diete e regole di vita sana, e avrebbe inoltre la tendenza – per la quale Steiner, appunto, andava celebre – a sviluppare le proprie teorie parlandone da un palco, in pubbliche conferenze, in modo che anche la funzione teatrale della sua Energia Yod trovi applicazione. Mentre gli Habuwyah che per mancanza di fiducia in sé stessi non sono riusciti a consacrarsi alla propria vocazione e a farne un lavoro, dovranno assolutamente contare sul tempo libero per rimediare: e dedicarsi al volontariato, alla beneficenza o a un appassionato amore per le piante o per gli animali. Oppure potranno sposare un medico, un attore, un politico: e perlomeno contribuiranno, con la propria Energia Yod, al successo del coniuge.

Il bambino Habuwyah.

Potranno sembrarvi un po’ snob, ma non c’è niente da fare: gli Habuwyah hanno, fin da bambini, idee chiarissime sulle proprie doti e sul proprio futuro, e considerano una perdita di tempo tutto ciò che con quelle loro doti non ha direttamente a che fare. L’unico problema è che, fino ai sette, otto anni non dispongono ancora dei concetti e delle informazioni necessarie per definire quelle loro idee: non sanno cioè che quella loro curiosità per le cause degli avvenimenti, quell’attrazione che provano per tutto ciò che vive, quell’attenzione con cui ascoltano chiunque racconti un proprio problema, sono i primi e indubitabili sintomi della loro enorme Energia Terapeutica. Sanno soltanto che quando qualche cosa non richiede aggiustamenti, riparazioni, soluzioni, è per loro assolutamente priva di interesse. Si annoieranno perciò sia a scuola, dove gli insegnanti offrono loro soltanto verità indiscutibili e soluzioni preconfezionate, sia nello sport, in cui tutto consiste nel rispettare regole fisse, da tutti approvate, e sia in chiesa, dove si insegnano dogmi. Fate in modo che non si annoino almeno a casa: siate voi stessi curiosi e problematici, e non vi mancherà mai occasione di dialogo con questi piccoli Ippocrati.

Claviculae Angelorum:

Guarire le malattie. Raccolti abbondanti. Audacia nel cogliere e nel diffondere le idee nuove

Qualità di Habuhiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Habuhiah sono dolcezza, profondità; protezione dalle malattie e capacità di portare salute e guarigione; successo in tutto ciò che attiene all’ambiente e al mondo agricolo (campi, foreste, eccetera). Ricchezza interiore. Spirito socievole e gentile; generosità e saggezza. Abbondanza di raccolti (materiali e spirituali); amore per tutto quello che è connesso alla natura. L’Angelo dell’Abisso che contrasta Habuhiah si chiama Cléraka e rappresenta le attività vane e il rimpianto. Provoca l’indecisione e la confusione nei sentimenti; carestia, fallimenti, sterilità e gravidanze interrotte, favorisce il diffondersi degli insetti e delle malattie nocive alle piante.

Meditazione associata al Nome: stabilire un contatto con le anime trapassate.

La meditazione associata ad Habuhiah si chiama “stabilire un contatto con le anime dei miei cari”. Secondo la Kabbalah infatti questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace a stabilire un contatto con le anime delle persone che abbiamo amato e che non sono più con noi.  L’intuizione profonda cui dobbiamo attingere è che lasciando questa vita l’anima non si dissolve ma ascende a livelli superiori di esistenza i quali sono di maggiore realtà dell’esistenza materiale stessa: come se, nella condizione che noi chiamiamo “dei vivi”, fossimo in realtà in parte morti, in quanto profondamente dormienti, mentre dopo la “morte” siamo vivi pienamente. Ma tale ascensione può essere bloccata o ostacolata dal retaggio di azioni commesse durante l’incarnazione appena vissuta. Questo Nome aiuta l’ascensione dei nostri cari e, grazie all’aiuto che forniamo loro, essi possono aiutarci a loro volta nel cammino che stiamo facendo.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

evoco la memoria dei miei cari che ho perduto. Li vedo circondati dalla luce di questo Nome. Medito per elevare le loro anime a livelli sempre più elevati nei mondi spirituali. Mi apro a ricevere la loro guida e il loro sostegno.

Esortazione angelica.

Habuhiah esorta ad amare se stessi, coltivando la propria gioia e la propria salute per poter essere di aiuto al mondo.

Giorni e orari di Habuhiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Habuhiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 16 marzo, 29 maggio, 12 agosto, 24 ottobre, 4 gennaio; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 22.20 alle 22.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Habuhiah è il 1° versetto del Salmo 105: Confitemini Domino, quoniam bonus, quoniam in saeculum misericordia eius (celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (hé-beth-waw) di questo Nome (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “l’Innamorato – la Papessa – il Papa”, da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede l’innamorato (l’androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): quali scelte devo operare? In quali relazioni mi trovo coinvolto? Qual è il mio stato emozionale? Chiede la Papessa: (gestazione, accumulo) che cosa nascondo? Cosa sto accumulando? Cosa devo studiare? In quali rapporti sono con mia madre? Chiede il Papa: (l’ideale, il ponte, il mediatore) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? Ho un ideale?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 25 e il 29 febbraio. L’angelo Habuhiah appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, il quale governa anche questa decade in particolare (20-29 febbraio), mentre il segno dei Pesci nel suo complesso cade invece sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Habuhiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Rochel, angelo 69, dei nati fra il 1° e il 5 marzo.

Rochel, o Ra’aha’el, è il 69esimo Soffio, quinto raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie del Sole. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 1° e il 5 marzo. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Rochel significa “Dio che vede tutto”.

Il dono dispensato da Rochel è il RISTABILIMENTO, la RESTITUZIONE.

 Questo bellissimo Custode è l’Angelo solare nel Coro lunare degli Angeli Angeli: attraverso Lui, questi due astri vivono una “storia d’amore” e, quando questo angelo esercita il proprio profondo influsso intorno a qualcuno, egli vedrà un’autentica fioritura di amori disinteressati, cioè di persone che gli offriranno il loro aiuto e sostegno per puro affetto. La Tradizione afferma che Rochel è portatore di un’immensa chiarezza che permette di ritrovare ciò che un tempo fu perduto: dal punto di vista filosofico, ciò che l’uomo ha perduto è l’altro Sé stesso, la parte smembrata da lui al momento della separazione dei sessi, secondo la concezione che all’origine gli Umani furono androgini, in completezza di Uomo – Donna. Invocato quest’Angelo può riequilibrare le tendenze maschili e femminili: lenisce la nostalgia dell’essersi perduti, dona la strada per ritornare a se stessi e scoprire, nell’unità con il proprio Sé superiore, l’appagamento e la Gioia d’amore che potremo così restituire al Mondo. La chiarezza di visione data da questo angelo dona anche un equilibrio che può fare dei suoi protetti degli abili risolutori di conflitti, il che nella professione potrà produrre ottime figure legate alla giustizia; valenti avvocati, diplomatici o politici. Dice Haziel che, secondo la Tradizione esoterica, l’Angelo Rochel si chiamerebbe in realtà Rahael (reish – aleph – he – aleph – lamed); cioè come l’angelo potestà Rehael (reish – he – ayin – aleph – lamed), in quanto i due Nomi (pur differenti per una lettera) danno luogo alla stessa pronuncia orale. Egli accetta dunque il Nome Rochel, ma per differenziarsi nettamente dalla Potestà sua omonima. Riguardo al suo influsso sui suoi protetti Rochel è l’Angelo della fedeltà: la persona si distinguerà per un comportamento integerrimo, di esemplare dirittura, sempre teso allo sforzo di trovare pieno accordo con la sua Coscienza, eppure a volte cadendo in gravi contraddizioni.

Haziel avverte infatti che “è essenziale obbedire alla parte più elevata che alberga in noi, e non alle molteplici personalità abismatiche che turbinano nella nostra psiche, giacché è nostro compito la realizzazione del Piano previsto dal nostro Sé Superiore, perché solo da essa dipende la propria piena affermazione nella Vita“.

Rochel secondo Sibaldi.

Ra’aha’el resh-aleph-he

«Io mi dirigo verso le potenzialità dello spirito»

Ra’aha, in ebraico moderno, significa «vedere»; in geroglifico è letteralmente «volgersi verso ciò che non appare», e per i protetti dell’Angelo Ra’aha’el è questa l’accezione che conta di più: al pari dei veggenti, essi sanno cogliere in noi – nei volti, nelle situazioni, nelle storie – ciò che allo sguardo degli altri sfugge. Sono inoltre animati da un congenito desiderio di essere utili alla crescita personale del loro prossimo, e questo li spinge a dirigere la loro speciale percezione soprattutto verso le doti e le aspirazioni che abbiamo perduto, e addirittura dimenticato, e ad aiutarci a riconoscerle e a ritrovarle. La vita di solito li istruisce abbondantemente al riguardo, attraverso esperienze sgradevoli: proprio a causa della loro sollecitudine per gli altri, i Ra’aha’el tendono infatti a mettere se stessi in secondo piano, e a trascurare le proprie brillanti qualità per adeguarsi alle esigenze di famigliari e amici; è quasi inevitabile, perciò, che qualcuno se ne approfitti, e li strumentalizzi, li vampirizzi: e quando in seguito se ne rendono conto, devono compiere notevoli sforzi per ritrovare la propria via e la fiducia in se stessi. È allora che imparano come si fa, ed è un apprendistato migliore di qualsiasi facoltà di psicologia. Appena cominciano a riscuotersi, inoltre, si ha un radicale cambiamento nella loro esistenza: crollano legami di dipendenza che fino a poco prima sembravano averli imprigionati per sempre, spariscono problemi psicosomatici che esprimevano l’infelicità del loro io troppo sottomesso; e al posto del vecchio eccesso di generosità prende forma un severo senso di giustizia, il bisogno di smascherare colpevoli e di difendere le vittime. Ciò determina, spesso, anche un loro nuovo orientamento professionale, o un improvviso balzo da ruoli subordinati a posti di responsabilità. Da allora in avanti i Ra’aha’el diventano temibili e provvidenziali rabdomanti di oppressioni perpetrate o subite, raddrizzatori di torti e di destini deviati. Non c’è campo dell’assistenza o della medicina in cui, allora, non possano avere successo; non c’è settore di ricerca – storica, scientifica, sociologica – che non sembri fatto apposta per loro. In politica hanno tutto ciò che occorre per divenire celebri come distruttori di status quo oppressivi o di ideologie invecchiate: Ra’aha’el sono, per esempio, Michail Gorbaciov e Achille Occhetto. Se hanno vocazione per l’arte diventano riscopritori di miti antichi, come Botticelli e Tiepolo per i miti classici, o Ron Howard per i miti celtici e germanici; oppure visionari che ingigantiscono qualunque essere su cui si fermi la loro attenzione. Ra’aha’el era Michelangelo, che trasformava ogni muscolo o tendine in un avvenimento travolgente, come volendo portare all’estremo quella vocazione rahaeliana a farti accorgere di chi sei, di cos’hai, di quanto potresti splendere. Ra’aha’el era Pasolini, che fin da giovane amò difendere e far scoprire chi vive in margine, e ciò che il progresso schiaccia e dimentica, non soltanto nella campagna friulana o nelle borgate, ma nell’anima e nella mente di ogni suo lettore. Ed è degno di nota anche il fatto che il Ra’aha’el Lucio Dalla sia giunto tutt’a un tratto al successo proprio con una canzone in cui narrava del suo padre perduto, e che il titolo, 4 marzo 1943, fosse proprio la sua data di nascita, quasi un esplicito omaggio al suo Angelo, protettore di chi vuol ritrovare. Sia il coraggio di vedere, sia anche il senso di giustizia hanno d’altra parte alcuni costi che i Ra’aha’el devono essere preparati ad affrontare. Sia l’uno che l’altro, una volta destatisi, esigono di venire utilizzati spesso, e ciò sviluppa nei loro possessori un’ipersensibilità che all’inizio può risultare faticosa: è dura scorgere negli altri tante cose belle ma perdute, e con esse anche le cause e le colpe della loro perdita. Se ne prova continuamente dolore e indignazione; e occorrono non soltanto forza d’animo, ma anche saggezza, sapienza, accortezza e pazienza soprattutto, quando si tratta di spiegare agli altri ciò che si è visto in loro. La fermezza, anche, è indispensabile ai Ra’aha’el, per proteggersi dai molti che (è pressoché inevitabile) si attaccheranno a loro come a un salvagente durante un naufragio, e non vorrebbero lasciarli più andare: sono altri vampiri, analoghi a quelli che li avevano danneggiati in gioventù, e tollerarli è esclusivamente controproduttivo. In compenso, quell’ipersensibilità concede anche magnifici, michelangioleschi piaceri quotidiani. Cogliendo ciò che è bello e trascurato nelle persone e nelle cose si possono scoprire, in ogni angolo della realtà, meraviglie che altri guardano senza vederle: e un raggio di sole sulle tende o una foglia che dondola al vento possono schiudere ai Ra’aha’el qualcosa di simile a ciò che i maestri Zen chiamano satori – un’immensa, impersonale felicità della contemplazione. Lo stesso può valere per un gesto, uno sguardo, un tono di voce che d’un tratto rivelano, ai Ra’aha’el più che a chiunque altro, la grandezza che in tanti individui attende, come una Bella Addormentata, qualcuno che la svegli e la riveli a sè stessa.

Il bambino Ra’aha’el.

Spesso l’infanzia dei Ra’aha’el è triste: qualcosa d’importante manca, qualcosa di bello viene tolto, qualche loro dote essenziale viene umiliata, repressa. Quando invece tutto va bene, nel loro animo sorge presto la compassione per i meno fortunati, e lo sgomento dinanzi alle crudeltà del mondo. Voi, in ogni caso, siate d’aiuto: contribuite al principale talento raeliano, che è quello della ricerca di ciò che è andato perduto. Possibilmente, aiutateli a pensare in grande: a vedere cioè ogni dispiacere loro o altrui come un impulso non soltanto a un riscatto individuale, ma a battaglie in favore di molti altri umiliati e oppressi. Il rischio, per i Ra’aha’el, è che fin da piccoli si rinchiudano in sé stessi o scelgano linee di minor resistenza (non osare, non sperare, non credere) dinanzi al dolore del mondo, a cui loro sono talmente sensibili. Insegnategli che il male si può sempre contrastare, e che nulla di buono si perde mai del tutto. E se voi stessi non sapete che è così, imparatelo e convincetevene prima: il piccolo Ra’aha’el, poi, vi dimostrerà che è vero.

Claviculae Angelorum:

Ritrovare ciò che è andato perduto o che è stato rubato. Scoprire perché si sia perduto o chi l’abbia rubato. Il favore dei giudici. Il superamento degli errori, il perdono dei peccati. Saper mettere a frutto i propri colpi di fortuna.

Qualità di Rochel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Rochel sono chiarezza di visione, onestà, grande delicatezza, amore e rispetto paterno, rispettabilità, grande nobiltà di cuore, vigilanza, purezza, senso della giustizia, equilibrio, assoluta e profonda correttezza verso gli altri. L’Angelo dell’Abisso contrario a Rochel si chiama Trisaga e rappresenta il “ladro derubato”. Causa perdite, ingiustizia, procedure legali che si concludono a danno degli innocenti, danni notevoli per spese legali, furti, rovina economica, deviazione, abuso di beni; errori di valutazione, inganni.

Meditazione associata al Nome: ritrovare la strada di casa.

La meditazione associata ad Rochel si chiama “perso e trovato”. Secondo la Kabbalah, infatti, questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace a chi deve ritrovare la strada per tornare a casa per tutti coloro che attraversano la vita con la sensazione che quello in cui si trovano “non sia il loro posto”, oppure per quei momenti della vita in cui ci si sente smarriti.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

con questo Nome come bussola il mio sentiero verso la mia casa spirituale è illuminato. Io ritrovo l’orientamento. Ad ogni passo, in ogni momento che passa, mi sento confortato, ritrovo fiducia e un più saldo senso della direzione”.

Esortazione angelica.

 Rochel esorta a restituire al mondo ciò che ci è stato donato, senza timore di perdere mai; tutto quello che cercheremo di restituire ci sarà nuovamente donato in abbondanza.

Giorni e orari di Rochel.

 Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Rochel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 5 gennaio, 17 marzo, 30 maggio, 13 agosto, 25 ottobre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 22.40 alle 23.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Rochel è il 5° versetto del Salmo 15: Dominus pars haereditatis meae, et calicis mei: tu es, qui detines sortem meam (Signore, mia parte di eredità e mio calice: è nelle tue mani la mia vita).

 SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (resh-aleph-hé) di questo Nome (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “Il Papa – il Mago – il Giudizio” da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: Chiede il Papa: (l’ideale, il ponte, il mediatore) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? Ho un ideale? Chiede il Mago (l’inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? Che cosa sto scegliendo? Come posso canalizzare la mia energia? Chiede Il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irresistibili? Che cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 1° e il 5 marzo. L’angelo Rochel appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele. Questa decade in particolare (1°-10 marzo) è governata dall’Arcangelo Kamael, mentre il segno dei Pesci nel suo complesso cade invece sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Rochel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Jabamiah, angelo 70, dei nati fra il 6 e il 10 marzo.

Jabamiah, o Yabamiah, o Yabamiyah, è il 70esimo Soffio, sesto raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Venere. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 6 e il 10 marzo.

I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Jabamiah significa “Verbo che produce ogni cosa”.

 

Il dono dispensato da Jabamiah è la TRASMUTAZIONE, o l’ALCHIMIA.

Jabamiah domina tutti i fenomeni di rigenerazione della natura e la procreazione; in ambito spirituale favorisce lo studio della filosofia e la diffusione di idee filosofiche proficue. Collaborando al potere dell’Arcangelo Gabriele, offre la sua energia a tutti coloro che intendono intraprendere un processo di rigenerazione, sostenendo il riavvicinamento a Dio e il ritorno alla Gioia. Questo angelo, che nel proprio Coro lunare rappresenta l’aspetto venusiano, è il più potente fra i Custodi, in quanto le energie di Venere sostengono tutte quelle della Colonna di Destra dell’Albero delle Sephirot, cioè dei turbini degli Arcangeli e degli Angeli. Da lì Jabamiah le proietta sulla realtà materiale dei suoi protetti. Secondo il Testo Tradizionale favorisce la riuscita di qualunque cosa concernente gli umani, gli animali, le piante e i minerali: è scritto, addirittura, che egli “può tutto, persino risuscitare i morti”.

Del resto si tratta di un’energia particolarmente legata proprio ai defunti: come Angelo della Giustizia è proprio quella incaricata di guidare i primi passi dell’anima che giunge nell’Aldilà. Dice Haziel che Jabamiah sparge fra gli uomini il seme dell’unione (il che rende particolarmente proficue le unioni fra uomo-donna o fra partner sul lavoro), e restituisce alla persona il prezzo del suo lavoro; stimola vivacemente i buoni rapporti con il prossimo, che diventa di conseguenza apportatore di opportunità singolarmente favorevoli. In particolare, per Jabamiah “una donna fruirà di introiti tramite i propri sforzi, i meriti trascorsi e la preghiera. Un uomo lavorando al servizio di una donna“.

Ma tutte le esperienze porteranno la persona a guadagnare anche sul piano materiale. Se questo non avviene, invocando l’Angelo è possibile sollecitare un credito, che a partire da quel momento verrà accordato.

Jabamiah secondo Sibaldi.

Yabamiyah yod-beth-mem

«Io considero le cose nel loro insieme»

È un altro Angelo dei Re, come Haziy’el, dei Cherubini, e Phuwiy’el, dei Principati. Dei tre, Yabamiyah è il più fantasioso e il più creativo, ma non è detto che questi doni non possano causare, ai suoi protetti, qualche problema. La creatività infatti è benefica in coloro che avvertano un forte bisogno di esplorare ciò che la loro ragione non comprende ancora, e che la loro coscienza non può ammettere di conoscere già: è inoltre un talento che si alimenta dell’approvazione altrui; il creativo, quale che sia il suo campo, è avido di attenzione, di pareri, di applausi. Ma chi è nato negli Angeli dei Re è ben oltre tutto ciò. Quale che sia il livello delle sue conoscenze, lo Yabamiyah dispone di una sapienza che rischiara già ogni grado del suo orizzonte: si rende conto di vedere (d’improvviso, e a colpo sicuro) altrettanto bene in sé stesso e negli altri, anche in ciò che gli altri credono di nascondere, o magari in ciò che non osano sperare. E questo gli dà una supremazia, regale davvero, che rende del tutto indifferente ai suoi occhi il fatto di venir approvato o meno; è lui, semmai, a dover decidere che cosa negli altri sia meritevole di approvazione o di biasimo: e gli Yabamiyah – proprio come gli Haziy’el e i Phuwiy’el – sono infatti nati apposta per criticare il mondo che li circonda, e non per farsene criticare. La creatività può dunque rischiare seriamente di distrarli dal loro vero compito. Se la applicano all’arte, permetterà loro di produrre opere valide solo quando è sostenuta da una profondissima cultura: come fu per gli Yabamiyah Alessandro Manzoni o Maurice Ravel – e anche allora apparirà sempre velata da una patina un po’ didattica, del genere «ti spiego io come si fa» – ma negli altri casi i risultati saranno vacui, sforzati o manierati, alimentati più dalla vanità e dall’orgoglio che non da autentici contenuti. Se invece provano ad applicare la creatività anche nelle loro scelte di vita, ne risultano quasi immancabilmente confusione e incertezza. Tipico degli Angeli dei Re è, dicevo, l’orizzonte perfettamente sgombro, senza né illusioni, né zone d’ombra, e dunque senza passioni, ambizioni, sfide. Ciò accresce enormemente la loro lucidità e il loro realismo, ma impedisce appunto alla creatività di trovare una direzione netta, in cui concentrarsi e agire. Il rischio, allora, è che tutto possa diventare, per loro, occasione di sperimentazione creativa: e che tutte le professioni e tutti i passatempi li attraggano – contemporaneamente! – tanto quanto i colori attraggono un pittore, o i progetti un architetto; e l’inevitabile conseguenza è che, trovando tutto tanto invitante, gli Yabamiyah si ritrovino per lungo tempo a non fare proprio nulla, paralizzati in ogni direzione dall’azione di forze uguali e contrarie. Forse, talvolta, li potrà stimolare per un po’ lo spirito d’emulazione: ma in quei casi è peggio ancora, poiché si tratterà, per loro, di un’emulazione di pessima specie, nutrita non dal gusto della gara, ma dall’irritazione e dall’invidia, quasi, del vedere altri appassionarsi a qualcosa di preciso, e dalla voglia di guastargli la festa dimostrando di essere migliori di loro. È opportuno, perciò, che gli Yabamiyah orientino le loro tendenze creative in un senso molto più vantaggioso, sia per loro stessi sia per gli altri. Il loro amore per la bellezza può placarsi in una dedizione alle opere o ai talenti altrui: gli Yabamiyah portati per la letteratura possono cioè diventare ottimi traduttori; quelli portati per la pittura geniali galleristi, critici o storici dell’arte; quelli portati per la musica perfetti organizzatori di concerti; quelli portati per il teatro o per il cinema magistrali registi, che da dietro le quinte guidino gli attori a dare il meglio di sé. Queste posizioni più riparate soddisfano anche il profondo bisogno di privacy, che è tipico degli Yabamiyah: all’impatto personale con il pubblico essi preferiscono di gran lunga il raccoglimento, con immense dosi di tempo libero tutto per loro, con pochi, pochissimi amici ammessi a fare sporadica compagnia. Se invece l’amore per il bello non li ha ancora presi o momentaneamente non li prende più, e la loro creatività assume più avventurosamente le forme d’un desiderio di ciò che è nuovo, il modo migliore per trarne vantaggio sarà scegliere una professione legata ai viaggi: ai viaggi altrui in particolare. Si contano tra gli Yabamiyah grandi esploratori, antichi e moderni, da Vespucci a Gagarin, nati per aprire agli uomini nuove rotte; vi si contano ancor di più felici albergatori, direttori di compagnie e di agenzie turistiche, e gestori di ristoranti in luoghi pittoreschi – tutti registi anch’essi, a modo loro. Mentre per quanto riguarda l’amore per chi è bello, la questione è e rimane piuttosto delicata. Gli Yabamiyah non solo sono notoriamente indecisi (talvolta anche la loro vera identità sessuale rimane a lungo un problema da asino di Buridano), ma anche quando sembrano aver preso finalmente una decisione, hanno sempre l’aria di chi ogni giorno ci voglia ripensare. I loro compagni non notano in loro i segni distintivi della passionalità, o perlomeno non hanno mai l’impressione che l’amore – anche soltanto di quando in quando – possa contare per loro più di qualche altra cosa. Ed è vero: per gli Yabamiyah non c’è nulla che conti più di qualcos’altro, e il tutto – l’orizzonte, appunto – è per loro sempre più importante di ogni sua singola parte. Ciò può determinare nella loro vita sentimentale lunghi periodi di solitudine, o di incertezza e confusione, ed è difficile dire che cosa sia più insoddisfacente. Molto meglio che si facciano forza e tentino, nonostante tutto, di impegnarsi costruttivamente in una relazione sola; troppo grande è infatti per loro il rischio di disgregazione della personalità: di assumere cioè (per eccesso di creatività, di nuovo) tanti volti diversi quanti sono i loro legami, e di non sapere proprio più chi e dove sono davvero.

Il bambino Yabamiyah.

Qui ci vuole un genitore che prenda i suoi doveri molto sul serio. Ai piccoli Yabamiyah occorre un modello di certe virtù, alle quali altrimenti tenderebbero a dar troppo poco peso nella vita: costanza, concretezza, ordine, passione per un qualche ideale e soprattutto integrità. Ma attenzione: un modello, e non un sergente. Non sperate di plasmare il loro carattere dando loro degli ordini: non fareste che annoiarli. Piuttosto, date loro l’impressione che vi divertiate molto a essere così ligi alla vostra immagine di persona che si rispetti. Se, per esempio, notate che hanno l’abitudine di promettere e non mantenere, stringetevi nelle spalle e fate loro capire chiaramente che non sanno cosa si perdono, a far così. Intuiranno, vi ammireranno e ci penseranno su, non senza profitto. Da evitare accuratamente è invece qualsiasi incoraggiamento alla competitività, sia con i fratelli, sia con i coetanei, sia anche nel parlare d’altro – di sport, per esempio, o del vicinato. Bandite dal vostro linguaggio tutte le voci del verbo «Essere migliore di…» È e sarà questo, sempre, il punto debole degli Yabamiyah; mostrate che nulla può interessarvi di meno di quisquilie del genere: che secondo voi ogni individuo è unico e si misura solo con sé stesso. Risparmierete loro, e ai loro amici e congiunti, una notevole mole di sofferenze.

Claviculae Angelorum:

Avere tutto. Saper coltivare l’amore per la bellezza.

Qualità di Jabamiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Jabamiah sono trascendenza, lungimiranza, capacità di purificazione, agire corretto, miglioramento costante. L’Angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Grasémin e rappresenta le elucubrazioni mortifere. Ispira ateismo, materialismo, la tendenza a lasciar correre in senso negativo, sfiducia, cattiva alimentazione, disordini alimentari, bulimia.

Meditazione associata al Nome: intuire il disegno nascosto.

La meditazione associata a Jabamiah si chiama “riconoscere il disegno che si cela dietro al Caos”. Secondo la Kabbalah, infatti, questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per ottenere la visione profonda da cui si apprende che esiste una ragione per qualunque cosa accade: il caso non esiste; il caos è un’illusione.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

se mi assale il panico e sentimenti di dubbi o di fallimento, so che il potere di queste lettere rivela l’ordine che si cela dietro l’apparenza del Caos. Per questo Nome io vengo illuminata sul progetto del Creatore così come pertiene al mio scopo in questo mondo e ai problemi che devo affrontare.

Esortazione angelica.

Jabamiah esorta ad osservare e ascoltare i propri avversari e coloro che disapproviamo, sapendo che proprio loro ci possono rivelare se ci vediamo bene, fornendoci una sorta di specchio di ciò che dobbiamo espellere nella nostra stessa natura: perché le loro debolezze sono anche le nostre.

Giorni e orari di Jabamiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Jabamiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 6 gennaio, 18 marzo, 31 maggio, 14 agosto, 26 ottobre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 23.00 alle 23.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Jabamiah è il 1° versetto della Genesi: “In principo creavit Deus caelum et terram”. (Gen. 1,1 – In principio Dio creò il cielo e la terra).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (yud beth mem) di questo Nome (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “La Ruota – la Papessa – la Morte. Da qui discende una riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi blocca? Chiede la Papessa: (gestazione, accumulo) che cosa nascondo? Cosa sto accumulando? Cosa devo studiare? In quali rapporti sono con mia madre? Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 6 e il 10 marzo. L’angelo Jabamiah appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele. Questa decade in particolare (1°-10 marzo) è governata dall’Arcangelo Kamael, mentre il segno dei Pesci nel suo complesso cade sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron.

Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Jabamiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Haiaiel, angelo 71, dei nati fra l’11 e il 15 marzo.

Haiaiel, o Haiayel, o Hayiya’el, è il 71esimo Soffio, settimo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Mercurio. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra l’11 e il 15 marzo. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Haiaiel significa “Dio signore dell’universo”.

 

 Il dono dispensato da Haiaiel è la MOTIVAZIONE, con le Armi per le battaglie spirituali.

I suoi protetti sono combattenti idealisti che utilizzano le armi spirituali per azionare il soffio divino e modulare con esso l’avvenire. Secondo la Kabbalah il Nome “Hayai” dona preveggenza e perfino profezia, intesi come strumenti per comprendere e trasformare il male. Haiaiel concede ai suoi protetti una lucidità penetrante che consente loro di distinguere subito, senza sbagliare, il Bene dal Male, il Vero dal Falso. Saranno così persone libere e intelligenti, attive, impegnate, che impostano la vita verso traguardi di liberazione da condizionamenti e schiavitù. Fra le principali funzioni di Heiaiel c’è anche la fratellanza. Dice Haziel che egli ha il compito di “tramutare gli amici in fratelli: Amico è colui che pensa come noi, Fratello è una persona che aspira ad agire in analogia alle nostre azioni. (…) Quest’ Angelo, infatti, plasma nel cuore delle Donne e degli Uomini la matrice, il modello stesso della Fraternità, anche se in prosieguo di tempo questa idea/forza verrà tradita o finirà per affievolirsi. L’Angelo infatti ottimizza l’energia da Lui elargita, ma spetta sempre alla Volontà Umana trarne profitto oppure ignorarla. Si badi: se l’Uomo prende (comprende) la giusta dose di energia necessaria al suo successo, ma la sperpera in attività oziose o perverse, l’energia angelica, benché celeste, scivola verso l’Abisso. In tal caso, spetterà agli Angeli di Quaggiù (ovvero dell’Abisso), fargli assorbire (in senso inverso, cioè dal Basso verso l’Alto) l’energia originariamente offerta“; in questo senso anche l’opera delle Tenebre collabora al ritorno alla luce, pur stabilendo metodi dolorosi, perché la comprensione delle cause-effetto che li determina serve a sua volta a far ritrovare la strada. Quest’angelo domina anche tutto quello che ha a che fare con gli eserciti e le professioni militari, e dunque anche con il ferro (perciò la siderurgia); anche se non lavorerà in questi ambiti, la persona sotto la sua influenza sarà capace di rigorosa disciplina e “militerà al servizio delle proprie idee potendo contare su numeroso seguito. La sua missione consisterà nel liberare il Pensiero degno di essere conosciuto“.  La protezione di Heiaiel, infine, vanifica complotti e macchinazioni: invocandolo, chi è vittima di ostilità e inganni non dubiti che otterrà protezione contro le cattive intenzioni e il dissolversi delle loro conseguenze. Allo stesso modo, i nati sotto questa influenza che si lasceranno dominare dall’energia avversa potranno cedere a metodi scorretti basati sull’inganno.

Haiaiel secondo Sibaldi.

Hayiya’el he-yod-yod

«La mia anima brama di manifestarsi»

Vi è, in ogni protetto di Hayiya’el, un’affinità profonda con i cavalieri medievali; con Lancillotto, con i templari: cuori corazzati, stracolmi di energie spirituali e presi dall’ansia di farle irrompere e trionfare nel mondo di tutti, in quel complicato «bosco», come scriveva l’Hayiya’el Torquato Tasso: […] dove cotanti son fantasmi ingannevoli e bugiardi. Vincerai (questo so) mostri e giganti, pur ch’altro folle error non ti ritardi. Gerusalemme liberata XVIII, 10 La doppia yod, nel Nome dell’Angelo, sarebbe appunto il geroglifico dei «fantasmi ingannevoli e bugiardi», dell’eccessiva attenzione che la gente tributa di solito a ciò che esiste già da troppo tempo, e che rischia di soffocare le esigenze e le nuove scoperte degli spiriti eroici. Gli Hayiya’el non soltanto vedono più in là, ma vorrebbero quell’attenzione per sé stessi: sono nati, infatti, per sbaragliare lo status quo, per aprire gli occhi alla gente, liberandola dalle opinioni vecchie o false, per quanto gigantesche possano apparire a chi le vuole sfidare. Era Hayiya’el Percival Lowell, l’astronomo americano che contro tutti i suoi colleghi sostenne l’esistenza di un nono pianeta nel sistema solare, e solo diversi anni dopo la sua morte la scienza gli diede ragione. Era Hayiya’el Albert Einstein, che con la scoperta della relatività scosse tutte le certezze della fisica dei suoi tempi, e fu celebre, poi, anche per i suoi modi ribelli e il suo rigore morale (si rifiutò di collaborare al progetto di una bomba atomica). Non meno cavalleresco nel battersi contro ciò che agli occhi dell’anima è male, e a cui la maggioranza non sa ancora o non sa più opporsi, fu l’Hayiya’el Cesare Beccaria, che nel Settecento aveva proclamato la necessità morale di abolire la pena di morte; o anche Gabriele d’Annunzio, quando nel 1918 volò sopra Vienna e la bombardò di volantini per esprimere il suo sdegno contro gli attacchi aerei alla popolazione civile; o quando nel 1938, alla stazione di Verona, attese Mussolini che tornava da Monaco e lo rimproverò pubblicamente per la sua decisione di allearsi con Hitler. Ottima cosa sarà dunque, per un Hayiya’el dei giorni nostri, scegliersi una professione che possa munirsi di contenuti ideali, e che implichi coraggio: dal tutore dell’ordine all’educatore, dal giornalista al leader politico. Gli piacerà, e vincerà di sicuro – come l’Hayiya’el Vittorio Emanuele II vinceva le sue guerre con la bandiera dell’Indipendenza, dell’Unità e di simili valori che a qualcun altro potrebbero magari apparire retorici, ma che ai protetti di questo Angelo portano sempre fortuna. Quando invece questi paladini nati non trovano (o non osano trovare) grandi ingiustizie contro le quali dover vincere, il loro piglio può diventare ostentazione o irritabilità inconcludente. L’irritabilità scatta in tutte quelle situazioni in cui le convenienze impongano loro di dar ragione a chi, a loro parere, non ce l’ha: aspre, per esempio, sono le sofferenze interiori di un Hayiya’el che lavori nel commercio, e debba per forza assecondare i clienti, o che in ufficio sia costretto, per ragioni di carriera o anche soltanto di buona convivenza, ad adattarsi ai superiori. Dentro di sé è straziato dallo sdegno, e quanto più prova a nasconderlo, tanto più sicuramente diverrà intrattabile a casa e, a lungo andare, depresso, e nel peggiore dei casi (quando proprio sentirà di non aver più scampo) anche cinico, gelido, autodistruttivo o addirittura crudele e ingiusto lui stesso, per disperazione. La tendenza all’ostentazione – negli atteggiamenti, nel vestire, in genere nello stile di vita – è un po’ più gradevole: il buon gusto, o eventualmente il gusto strano, o lo snobismo, possono diventare per gli Hayiya’el una maniera di evidenziare la differenza tra sé e la massa, e di sfidare ancor sempre le abitudini e l’inerzia di quest’ultima. E si avverte chiaramente, guardandoli, la componente aggressiva della loro disinvoltura: la provocazione più o meno sottile, l’intimidazione, quasi, che ne trapela. In D’Annunzio questi tratti erano brillanti, ironici; in Giovanni Agnelli (erede di una dinastia, predeterminato nelle sue scelte: condizione molto amara per un Hayiya’el!) era più arida, sprezzante e venata, sempre, di fiele. L’Hayiya’el Jerry Lewis, dal canto suo, la prese sul ridere: ebbe cioè l’idea di portare all’estremo questa tendenza a mettersi in posa, e di parodiarla e stravolgerla fino a rendere il suo personaggio allegramente mostruoso: creò così un nuovo tipo di clown, imitatissimo, e fece storia. Fu anche quello, del resto, un modo per dar forma al problema più profondo degli Hayiya’el, alla prima ragione di tutte le loro tensioni: la sproporzione che avvertono, in sé stessi, tra la vastità dello spirito e i limiti della materia, del corpo, della condizione umana. Solitamente, in coloro che cercano cause per le quali lottare e malvagi da sconfiggere, si nasconde un segreto, ereditario senso di colpa, perennemente in cerca di riabilitazione: lo slancio degli Hayiya’el non ha invece nulla di personale; attraverso di loro si manifesta una specie di urgenza dell’evoluzione, infastidita dal fatto che tanto il corpo umano quanto il corpo sociale non si siano ancora messi al passo con ciò che l’anima già vede e ha in sé. Di sé stessi, in realtà, importa a loro molto meno di quel che sembra: si sentono strumenti e si trattano come tali; se curano molto il proprio aspetto, lo fanno come un padrone affezionato che lustri il proprio cavallo; e anche quando guardano nella propria coscienza, è sempre e soltanto per controllarne i riflessi, e non certo per esplorare i meandri delle problematiche psicologiche. Ciò che per noi è l’«io», per loro (quando sono davvero se stessi) costituisce soltanto il luogo dove alloggiare gli elaboratori di dati per le prossime nobili imprese da compiere.

Il bambino Hayiya’el.

 Tanto vale adattarsi alle precocissime durezze del carattere degli Hayiya’el: al loro battagliero senso di giustizia, alla loro grinta da condottieri, alla loro passione per tutto ciò che è duello, eroismo, coraggio. Non riuscirete comunque a convincerli che le cose della vita si possono prendere con più comodo. Piuttosto, sarebbe utile complicare un po’ la loro visione del mondo, aiutarli a renderla, come si dice, più dialettica: facendo per esempio notare che, da un certo punto di vista, anche chi sembra un «cattivo» può avere certe sue ragioni, e che non tutti coloro che si fanno passare per vittime lo sono davvero. Ne risulteranno – nel tempo libero tra le gare, le lotte, le liti anche, che gli Hayiya’el amano tanto – interessanti discussioni in cui voi farete la parte dei vecchi saggi e loro quella dei testardi, impazienti paladini. Senza accorgersene, con il tempo assimileranno almeno un po’ del vostro relativismo, e servirà loro da fruttuoso stimolo di crescita interiore.

Claviculae Angelorum:

 Sfidare e sconfiggere i malvagi. La vittoria delle cause giuste. Proteggere gli altri. Coraggio e valore.

Qualità di Haiaiel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Haiaiel sono intelligenza, coraggio, generosità, elevatezza morale, disciplina, spirito attivo ed energico; originalità, molteplicità e profondità di pensiero. Egli dona protezione totale dei beni e delle persone fisiche, possibilità di brillanti carriere nell’ambito militare o dell’industria siderurgica. Concede favore nella trasmissione delle idee attraverso i mezzi di comunicazione. L’Angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Elaton e rappresenta il fallimento professionale. Ispira il tradimento e diffonde la discordia, sia tra gli individui sia tra i popoli, le liti fra fratelli; causa criminalità, oppressione, sofferenze emotive legate a questi eventi.

Esortazione angelica

Haiaiel esorta a mettere in atto i propri impulsi creativi, con piena fiducia che l’energia angelica sosterrà con favore tutti i progetti che lo meritano.

Meditazione associata al Nome: ricreare il futuro in ogni istante.

La meditazione associata a Haiaiel si chiama “profezia e universi paralleli”, e suggerisce con ciò che la ‘profezia’ non è vedere un futuro rigidamente prestabilito: la rigida predestinazione infatti non esiste, perché agendo sul presente noi possiamo ri-creare il futuro in ogni istante. Secondo la Kabbalah, questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per agire sul proprio mondo e verso l’esterno innescando circoli virtuosi.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per il potere di questo Nome ricevo il dono della profezia: con l’elevazione della mia coscienza ottengo il potere di entrare in un nuovo universo di trasformazione e di luce.

 Giorni e orari di Haiaiel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Haiaiel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 7 gennaio, 19 marzo, 1 giugno, 15 agosto, 27 ottobre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 23.20 alle 23.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Haiaiel è il 30° versetto del Salmo 108: Confitebor Domino nimis in ore meo: et in medio multorum laudabo eum (grandemente ringrazierò il Signore con la mia bocca, in mezzo a molti lo loderò).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (he-yod-yod) di questo Nome (invertendo la lettura delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “la Ruota – la Ruota – il Papa” da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Papa: che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? Ho un ideale? Chiede due volte la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi blocca?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l’11 e il 15 marzo. L’angelo Haiaiel appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele. Questa decade in particolare (11-20 marzo) e il segno dei Pesci nel suo complesso cadono entrambi sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Haiaiel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Mumiah, angelo 72, dei nati fra il 16 e il 20 marzo.

Mumiah, o Mumiyah, o Muwmiyah, è il 72esimo e ultimo Soffio, ottavo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa proprio le energie della Luna. Il suo elemento è l’Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 16 e il 20 marzo.

I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all’Opera Divina.

Il nome di Mumiah significa “Dio fine di tutte le cose” o “l’Omega,

Dio che designa la fine di tutte le cose”.

Il dono dispensato da Mumiah è la RINASCITA.

Questo Angelo è il principale collaboratore dell’Arcangelo Gabriele e, per eccellenza, il governatore delle energie della Luna – le forze inconsce che formano le immagini della nostra interiorità; egli è “l’Angelo più vicino agli Umani, colui che tramuta tutti i nostri sogni in realtà”. In effetti Mumiah concede ai suoi protetti la grazia e il potere di portare a termine tutto ciò che hanno iniziato; con il suo aiuto, qualunque esperienza (spirituale, economica, sentimentale, professionale, intellettuale) andrà a buon fine, a causa del potere di cristallizzazione (pietrificazione) che le energie lunari producono ovunque si manifestino. I suoi protetti che gli si affidano potranno esprimere i loro valori con convinzione; tutte le loro attività raggiungeranno lo scopo. Potranno diventare celebri (nel loro entourage o anche in ambienti più vasti) per l’abilità o l’intensità con la quale esprimeranno idee, convinzioni, sentimenti, pensieri… La loro azione non si manifesta nel segreto: l’aiuto di questo Angelo è efficace, ma mai moderato, proprio a causa della sua potenza; e raggiungerà la massima espressione nelle azioni legate alla comunicazione. Ancora, dice Haziel, egli è anche un agente di “programmazione” della nostra vita quotidiana: ma, come sappiamo, registrare un Programma in esterni è cosa ben diversa dalla registrazione in studio: da parte sua Mumiah registra in studio, e nelle migliori condizioni; si tratta ovviamente di uno studio situato dentro di noi. Quali Programmi registrerà? Quelli che noi stessi proporremo, i Programmi di attività (…) proposti dalla nostra stessa Volontà, a patto che questi siano coerenti (tale essendo la sola, l’unica condizione). In altre parole, se i nostri propositi saranno in assonanza con il compito evolutivo assegnatoci, tali programmi daranno loro attuazione proiettando sullo schermo della vita reale le rispettive situazioni concrete, con tanto di personaggi in carne e ossa, successi e conseguimenti morali e materiali.

Mumiah secondo Sibaldi.

Muwmiyah mem-waw-mem

«Io avvolgo da ogni parte ogni mio interrogativo»

 Muwmiyah, in ebraico, significa «mummia»: cioè un involucro magico intorno all’estrema forma di un uomo. Ed è questo, infatti, lo schema della particolarissima intelligenza che l’ultimo dei Settantadue Angeli dona ai suoi protetti. Ciò che appare rinchiuso e immobilizzato, sono le funzioni della mente razionale: il pensiero, la consapevolezza, il calcolo. Ciò che invece le avvolge da ogni parte, sono i poteri delle funzioni irrazionali, dell’intuizione, dell’ispirazione e di tutti gli altri slanci dello spirito che corrono troppo veloci perché la coscienza riesca a seguirne i processi. Ogni Muwmiyah adopererebbe soltanto questi ultimi, se dipendesse da lui: la lentezza dei ragionamenti logici somiglia, ai suoi occhi, a una paralisi mortale; la necessità che le altre persone hanno tanto spesso, di spiegare, giustificare e documentare le proprie ipotesi e opinioni, è per lui una tortura. All’intelletto dei Muwmiyah piace balzare avanti e, subito dopo, più avanti ancora, accumulando in brevissimo tempo tanti lampi di scoperte, e in talmente tante direzioni, che anche se volessero non riuscirebbero, fermandosi, a riepilogarli tutti. Potrebbero perciò diventare magnifici scienziati e filosofi, se la nostra scienza e filosofia attuali non fossero quanto di più lontano esista dalla straordinaria velocità mumiana; e fin da bambini sarebbero considerati dei genî, se le nostre scuole sapessero incoraggiare la multiformità del loro ingegno. Invece, a questi superdotati tocca spesso la sorte degli incompresi, degli incomprensibili anzi, e, per la loro incapacità di adattarsi ai limitatissimi ritmi di apprendimento e di ragionamento dei loro contemporanei, rischiano di finire ai margini – e lì di perdersi invano negli splendidi panorami interiori di cui loro soltanto conoscono le mappe. Devono assolutamente impegnarsi perché questo non accada. Il loro compito è spalancare i confini della conoscenza; le loro energie naturali sono enormi; e hanno persino una considerevole dose di fortuna su cui potrebbero contare: occorre soltanto che trovino le adeguate connessioni tra la loro predominante parte irrazionale e le esigenze della razionalità. È una ricerca che si annuncia lunga e paziente, certo: e a tal fine è bene che scelgano una professione che li costringa alla pazienza, per quanto all’inizio ciò possa risultare tormentoso. Tengano duro. Tra l’altro, la più intensa tra le loro energie è la Yod: si troveranno dunque a loro agio in tutto ciò che riguardi la medicina e il palcoscenico, e dopo qualche anno di studi approfonditi potranno dar prova dei loro talenti quasi magici, come terapeuti geniali o come capolavori viventi. Rudolf Nureiev era un Muwmiyah, e più ancora Sergej Diaghilev, l’inventore dei Ballets Russes, che scoprì e lanciò Ni=inskij, Stravinskij, Picasso, rivoluzionando tutt’ a un tratto la danza, la scenografia, la musica del Novecento. Inoltre in Diaghilev (la cui preparazione era stata assai paziente: aveva solide basi di critico e storico dell’arte e della musica, ed era collezionista e imprenditore famoso) si espresse appieno quel tratto distintivo dei Muwmiyah, che consiste nel trasformare la loro onnivora curiosità in un’inesauribile fonte di idee: come se la loro intuizione fosse capace di disperdersi, sì, tra mille correnti, ma per trarne, da un lato, un’immagine a trecentosessanta gradi di ciò che alla gente potrà, nell’immediato futuro, piacere più d’ogni altra cosa e, dall’altro, un’esatta cartografia di tutti i luoghi in cui si trovano quei potenziali successi. Non per nulla tra i Muwmiyah si annoverano anche Ovidio (si dice infatti che sia nato il 20 marzo), che nelle sue Metamorfosi ispezionò come un cercatore d’oro tutte le correnti della mitologia; e David Livingstone, che a metà dell’Ottocento risaliva con successo i corsi dello Zambesi e del Niassa – e laggiù, da bravo Muwmiyah, si perse; e, per la caratteristica fortuna mumiana, venne recuperato sano e salvo dopo alcuni anni. I Muwmiyah possono avere grande successo anche nell’esplorare le scienze e la tecnologia, come fu per Rudolf Diesel, l’inventore dell’omonimo, rivoluzionario motore; o magari creando essi stessi territori di esplorazione, come Stéphane Mallarmé, che proprio con l’oscurità dei suoi versi appassionò la Francia colta della fin de siècle: «Ogni cosa sacra e che voglia rimanere tale si avvolge di mistero», scriveva in L’art pour tous, come se avesse appena esaminato il ritratto del suo Angelo. E ancora: «Le religioni si trincerano al riparo di arcani rivelati al solo predestinato: e anche l’arte ha i suoi». Sulle labbra di chiunque altro, sarebbe stata una dichiarazione di fallimento della comunicazione: lui ne ottenne, miracolosamente, l’esatto contrario, convincendo il pubblico che la bellezza consistesse appunto in ciò che alla mente ordinaria non può non sfuggire. Da qui a divenire un maestro di verità rivelate, un profeta, un medium eccelso, il passo è breve: e anche queste sarebbero carriere perfette per i Muwmiyah – purché, ripeto, si prendano prima il tempo di costruire un minimo di interfaccia tra i loro orizzonti sconfinati e le limitate visuali del loro prossimo. Quanto alla possibilità, invece, di una via di mezzo, di un parttime che limiti al tempo libero l’uso di quelle loro facoltà più ampie, non è proprio il caso di pensarci: le esistenze ordinarie sono luoghi troppo stretti da abitare per individui simili. Vedrebbero troppo chiaramente i lati in ombra della gente normale che vive e lavora accanto a loro: gli incubi, gli orrori anche, nascosti nei silenzi e nelle sfumature delle conversazioni quotidiane – come seppe fare il Muwmiyah Henrik Ibsen nei suoi drammi. E facilmente comincerebbero a sentirsene soffocati, e a odiare quel loro prossimo, come fece il Muwmiyah Adolf Eichmann che, a capo delle SS, sterminava ebrei, gente normale per lui insopportabile.

Il bambino Muwmiyah.

Difendeteli, contro maestre d’asilo e di scuola, contro sacerdoti perplessi e nonni conformisti, contro istruttori di ginnastica e medici di famiglia. Fate capire ai piccoli Muwmiyah che voi conoscete e amate i loro talenti, per ora segreti: la velocità della loro intuizione, la straordinaria ampiezza del loro colpo d’occhio, la loro forza di penetrazione nelle menti e nei cuori altrui. Spiegategli che se per ora nessun adulto li capisce, è appunto perché sono troppo veloci, ampi e profondi; esortateli ad aver pazienza, a mostrare comprensione per i limiti di coloro che avrebbero il compito di educarli, e che non hanno saputo educare abbastanza se stessi. Aggiungete, magari, che oltre al peso dell’età, sulla mente adulta agiscono la cattiva dieta, lo stress, le frustrazioni e molte paure, e che sarebbe una bellissima cosa se in futuro qualcuno (sottolineate «qualcuno») avesse le idee giuste per migliorare radicalmente la situazione. Toccherete così il tasto più sensibile e produttivo dei piccoli Muwmiyah: l’amore per il prossimo, la voglia di usare la loro Energia Yod per fare del bene. Con ciò sarete già a buon punto. Poi, nel loro tempo libero, potreste proporre di tanto in tanto qualche giochino logico – puzzle, dama, scarabeo, gli scacchi anche, giusto per allenare un po’ la loro razionalità; e magari, suggerire di essere più ordinati nei quaderni e in genere con le loro cose: non servirà a molto, ma almeno avrete provato.

Claviculae Angelorum:

Successo in tutto ciò che è misterioso e irrazionale. Rivelazioni. Lungimiranza, curiosità. Protezione contro l’incostanza. Guarire i malati. Compassione.

 Qualità di Mumiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Mumiah sono capacità di mediare e comunicare, di andare fino in fondo ad ogni cosa con lungimiranza, perseveranza, coraggio; attitudine a guarire gli altri, alla cura e alla protezione dei poveri e dei miseri. Egli dona intensità sensoriale, longevità serena e salute, fortuna e ottimi conseguimenti in ogni sfera, in particolare se legata alla comunicazione, allo spettacolo o alla cura; domina le scienze della fisica, della chimica e della medicina, concedendo successo clamoroso nelle professioni correlate. La Tradizione dice inoltre che Mumiah “protegge nelle operazioni misteriose”: assiste cioè tutti coloro che si dedicano con buoni intenti allo studio delle arti esoteriche. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Bahal e rappresenta la confusione fra il Male e il Bene. Porta la disperazione nei cuori degli uomini, ispirando tendenze suicide, negatività, pessimismo, “senso di insensatezza”, totale abbandono; causa rinunce e suicidi.

Esortazione angelica.

Mumiah esorta a ricordare che una vita si forma per gradi nei settori in cui agisce la volontà, nel Bene come nel Male; la chiave del futuro è nel presente e ricorrere all’energia angelica conduce al successo.

Giorni e orari di Mumiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Mumiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 8 gennaio, 20 marzo, 2 giugno, 16 agosto, 28 ottobre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 23.40 alle 24.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Mumiah è: Convertere, anima mea, in requiem tuam, quia Dominus benefecit tibi (Sal.116,7 – Ritorna, anima mia, alla tua pace, poiché ti ha beneficato il Signore).

 Meditazione associata al Nome: ricreare il futuro in ogni istante.

 La meditazione associata a Mumiah si chiama “purificazione spirituale”. Secondo la Kabbalah, infatti, la vibrazione di queste lettere consente di intuire la differenza fra il nostro vero Sé e l’ego che condiziona la nostra vita, aprendo la strada per il processo interiore che può condurre a una rinascita. A questo proposito Rabbi Berg dice che fra le strategie più potenti messe in atto dall’ego c’è il cinismo (…), una scappatoia fra le tante che consente di sottrarsi al duro lavoro della trasformazione spirituale. Ci sono due modi di purificarsi: il dolore o la trasformazione spirituale proattiva. La via del dolore ferisce il corpo (la salute, il denaro, le relazioni); la via della trasformazione ferisce solo l’ego. Ma la malattia, la perdita economica, le preoccupazioni che danno i figli: tutto va considerato occasione di trasformazione spirituale.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

meditando su queste lettere posso toccare i tasti ‘indietro e cancella’ nella memoria dei miei errori spirituali. La mia vita attuale è purificata dalle colpe trascorse. Per questo Nome anche l’ambiente materiale in cui mi muovo è liberato da ogni cattiva energia e impurità spirituale.

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (mem-waw-mem) di questo Nome risponde alla configurazione: “La Morte – l’Innamorato – la Morte”. Da qui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? Chiede l’innamorato (l’androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni mi trovo coinvolto? Che scelte devo operare? Chiede ancora la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 16 e il 20 marzo. L’angelo Mumiah appartiene al Coro degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele. Questa decade in particolare (11-20 marzo) e il segno dei Pesci nel suo complesso cadono entrambi sotto il potente influsso dell’Arcangelo Metatron.

Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Mumiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

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