Coro degli Arcangeli


Premessa. 

Durante questa carrellata relativa alle 8 Entità che compongono il Coro degli Arcangeli  il lettore troverà una descrizione dell’Arcangelo che lo Governa. In questo caso la Reggenza spetta a MICHELE.

Quindi seguiranno le descrizioni degli altri 8 Geni che appartengono a questo specifico Coro.

Nelle pagine riservate a ogni singolo Angelo troverete varie descrizioni tratte dai libri di Haziel, di Pier Luca Pierini e di Igor Sibaldi. Altro materiale è stato reperito sulla rete.

INOLTRE:

Per ogni Entità Angelica saranno presenti immagini e testi così divisi:

Un ampio spazio è dedicato alla descrizione di ogni Genio secondo Igor Sibaldi (le descrizioni sono tratte da: “Libro degli Angeli” e sono state rivedute dall’autore di un blog); descrizione che, tra tutte le altre di mia conoscenza, io percepisco come  la “più affine”.

Un’altro alle caratteristiche caratteriali del bambino governato dal proprio Genio.

La Claviculae Angelorum

Vengono citati più volte i nomi dei Geni scritti con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

Sono elencate le loro Esortazioni.

Il dono da loro dispensato.

Le date di reggenza. (secondo Haziel e secondo Pier Luca Pierini)

Una breve descrizione dell’energia dell’entità contraria.

La meditazione associata all’Angelo e la relativa immagine composta da lettere dell’alfabeto ebraico.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza.

La composizione del Coro degli Arcangeli.

57 Nemamiyah

58  Yeyale’el

59 Harahe’el

60 Metsara’el

61 Umabe’el

62 Yahehe’el

63 ‘Anawe’el

64 Mehiy’el

 Gerarchia Angelica Arcangeli.

 Gli Arcangeli, sono nella nostra tradizione Cristiana, gli angeli più familiari, in modo specifico l’Arcangelo Michele, a lui sono stati attribuiti molti miracoli e in suo onore sono consacrati molti luoghi. Gli Arcangeli appartengono al secondo coro della terza gerarchia celeste. Dirigono direttamente l’attività degli Angeli e qualche volta sono inviati da Dio con incarichi di grande importanza, per agire direttamente presso gli uomini e sono gli unici menzionati nei testi sacri. Gli Arcangeli custodiscono gli archetipi dello specifico elemento creato, collocato all’interno di una specie. Sovrintendono direttamente all’attività degli Angeli posti a custodia di ogni singolo elemento. Il termine Arcangelo è composto e deriva dal greco ”essere a capo” e  “messaggero”. La parola “Arcangelo” è usata solamente due volte nelle scritture (ma diverse volte nel Septuaginta) che è la versione della Bibbia in lingua Greca. Il santo ordine degli Arcangeli, per la sua posizione centrale nella gerarchia, partecipa affinché gli ordini dei santissimi Principati arrivino agli Angeli, in quanto riceve gerarchicamente le illuminazioni del Principio divino attraverso le potenze primarie e le annuncia benevolmente agli Angeli, e tramite gli Angeli le manifesta a noi, in proporzione alle sante attitudini di coloro che vengono divinamente illuminati.

Nella Bibbia sia nell’AT che nel NT, nella lettera di Giuda servitore di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, (versetto 9): ”l’arcangelo Michele, quando contendeva con il diavolo disputando per il corpo di Mosè, non osò pronunciare contro di lui un giudizio ingiurioso, ma disse: «Ti sgridi il Signore!».”

Nell’Apocalisse (versetto 7): ”Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8 ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo”. E ancora l’arcangelo Gabriele che è incaricato da Dio di spiegare le visioni a Daniele versetto (8, 16 e 9, 21).

Gli Arcangeli Michael, Gabriel e Raphael, sono a capo delle Gerarchie creative, sono desiderio-mente, Essi agiscono facendo risuonare “la Voce di Dio” che trova poi manifestazione per mezzo delle Intelligenze minori.

I rimanenti Arcangeli: Anael, Samael, Uriel e Sachiel vengono chiamati “i Reggenti della Terra”, in quanto governano i quattro elementi: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.

Quindi per la nostra tradizione e quella ebraica, gli Arcangeli sono i messaggeri Divini, i protettori degli elementi e contro le forze maligne.

Nelle altre tradizioni esoteriche la loro funzione è molto più che semplici messaggeri e protettori sono: energia d’amore, il corpo astrale (o desiderio), il fuoco solare, Kama- desiderio. Il loro domino è sul piano astrale del nostro pianeta. Gli Arcangeli divennero esperti nel costruire un corpo con la sostanza del desiderio in ere molto antiche. Essi sono perciò capaci di istruire e guidare esseri meno evoluti di loro come l’uomo e gli animali, per insegnargli a modellare e utilizzare il loro corpo del desiderio.

Il loro confine si espande fino a Mercurio, agli Arcangeli tuttavia, “piace” espandersi ed effondersi nella spiritualità dell’universo, non potrebbero estendere però la vita oltre un dato limite, se qualcosa non venisse loro in aiuto.

In questa loro espansione vengono in aiuto agli Arcangeli le entità dello spazio spirituale, che sono chiamati Cherubini. È una categoria di entità spirituali particolarmente elevata quella dei Cherubini, poiché hanno il potere di accogliere a braccia aperte gli Arcangeli.

Da questa collaborazione, per così dire, abbiamo acquistato un concetto importante, la prima idea della cooperazione di talune entità spirituali dell’universo col nostro pianeta. E per noi umani l’idea di una collaborazione fra fratelli, in quanto siamo tutti figli di nostra “Madre” la Terra. Vengono chiamati anche spiriti del fuoco o di razza infatti, in un’anima di popolo vive e opera quello che chiamiamo uno spirito del fuoco o un Arcangelo. Esso regola il rapporto del singolo uomo con l’insieme di un popolo o di una razza. Nell’evoluzione umana gli uomini ricevettero gli spiriti di Mercurio, Arcangeli, in epoche passate (Atlantide), che potevano permeare il corpo fisico e il corpo eterico degli uomini. É importante sapere che nell’antica Atlantide esistevano uomini che in realtà erano Arcangeli, che nel loro corpo fisico e nel loro corpo eterico portavano incarnato un Arcangelo.

Se riflettiamo che gli Arcangeli hanno il compito di dirigere interi popoli, capiremo che un tale uomo, che portava in sé un Arcangelo, poteva realmente dare senz’altro a una data popolazione dell’Atlantide le leggi ad essa corrispondenti ch’egli aveva lette nei cieli. Ed oggi l’umanità ha in sé quelle facoltà “sentimenti-emozioni” trasmesse da queste grandi entità chiamati Spiriti di Razza o Arcangeli .

È possibile percepire gli Arcangeli solo nel vento e nel fuoco e ovviamente bisogna cercare con l’occhio chiaroveggente, questa bellissima Gerarchia, potente e protettrice degli esseri umani.

 

Arcangelo MICHELE e Coro del Angeli Arcangeli.

POTENZA DELL’INTELLETTO A CAPO DEL CORO DEGLI ANGELI ARCANGELI.

La sede di Michele, Potenza dell’Intelletto, è l’ottava Sephira, o Turbine MERCURIO-HOD.

 Il suo Nome (Mikael, o Ma-Ha-El) significa “simile a Dio”; o “chi è simile a Dio?”

Questo Arcangelo rappresenta infatti la Trinità di Dio già nella tradizione ebraica; Dio Uno e Trino (Giov.1:1), e anche la prima Persona della Trinità: il Padre. Il nome מיכאל è composto da tre parti.

La prima, מי Mi, “Chi?”, designa la suprema essenza divina (Zohar): indica Dio prima della Creazione, “Colui che è”; il Creatore del firmamento (Is. 40:26; cfr. Ap.3:14). La parte centrale, la lettera כ, (K, kaph), “come”, ha valore di assimilazione e di uguaglianza e insieme di distinzione; designa il Verbo, il Figlio Creatore in virtù dell’Onnipotenza e Amore del Padre. La terza parte אל, “Lui l’Altissimo”, indica Dio Padre.

Anche in sanscrito Maha significa “grande” e El sta per Dio.

L’Arcangelo Michele, o San Michele Arcangelo, è da sempre amatissimo, molto conosciuto e venerato, in quanto entità a capo delle schiere angeliche (Ap.12:7): chiamato anche Firmamento delle Stelle (Is.40:26) (il firmamento è considerato il suo stesso corpo) è l’immane energia che schiera costantemente tutte le Forze angeliche nella lotta contro le Forze del Male. Con la sua spada trafigge il drago e squarcia il buio, sconfiggendo le tenebre; è dunque il protettore dalle insidie delle forze oscure. Nel canone romano arcaico è chiamato “il Santo Angelo”, con un singolare collettivo che ricomprende in sè tutti i santi angeli.

Suoi archetipi sono tutte le figure mitiche che sfidano, e sconfiggono, il drago. Il suo ruolo centrale di capo delle armate Celesti ne fa il vincitore della Bestia e il vincitore per eccellenza di tutte le battaglie.
 Il suo aspetto di guerriero vittorioso gli vale la devozione di tutti gli eserciti, dai tempi più arcaici fino ai giorni nostri. Nella tradizione cristiana, dalla visione con cui apparve a Costantino prima della battaglia contro Massenzio (mostrando la croce fiammeggiante con la scritta “In hoc signo vinces”), a quelle con cui pretese da Lorenzo di Siponto la “Celeste Basilica” nella grotta del Gargano, Michele giunge fino a noi come Principe delle Milizie Celesti, Guerriero e Difensore della Luce, solitamente raffigurato nell’atto di imporre il proprio controllo (K) sulle forze del Male e del Caos. La lettera כ (K, kaph) è appunto il geroglifico del potere, del possesso, dell’afferrare…: cioè del comprendere.

Ma tutti gli Arcangeli hanno nella loro indole un forte elemento K, cosa molto importante da ricordare.

Questo non simboleggia solo la loro potenza ma ci ricorda che è loro compito, tra le Gerarchie celesti, proprio capire (e far capire), cioè accerchiare, (dal latino comprehendere) per poter infine annientare, togliere di mezzo. Così anche noi, inevitabilmente, per poter andare oltre, possiamo superare (togliere di mezzo) solo quanto abbiamo, prima, veramente compreso.

Invocazione di Rudolf Steiner all’Arcangelo Michele.

Michael, prestami la tua spada:

armami perché io possa vincere in me il Drago.

Riempimi della tua forza perché possa prevalere

sulle Forze che vogliono paralizzarmi.

Agisci entro di me perché splenda la luce del mio Io,

così ch’io possa compiere azioni degne di te, Michael.

CORO ANGELICO.

L’Arcangelo Michele presiede al Coro degli angeli Arcangeli, i quali sono i custodi degli archetipi divini e sovrintendono direttamente all’attività degli angeli posti a custodia di ogni singolo archetipo – elemento – creatura. Riguardo all’umanità, dice Haziel che è loro compito stimolare in modo precipuo il nostro senso pratico. Secondo l’antroposofia essi hanno anche il compito più vasto di coordinare armonicamente la vita del singolo con quella di collettività più grandi, favorendo ad esempio la connessione fra le persone con i popoli, le razze e l’umanità intera.

 

Nemamiah, angelo 57, dei nati fra il 1° e il 5 gennaio.

 Nemamiah è il 57esimo Soffio e il primo raggio angelico nel Coro degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele; qui amministra le energie di Urano. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 1° e il 5 di Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il Nome di Nemamiah significa “Dio lodevole”.

Il dono dispensato da Nemamiah è il DISCERNIMENTO.

Questo Angelo, che rappresenta l’aspetto uraniano delle energie di Mercurio, occupa la posizione più elevata del suo Coro. Stando alla Tradizione, ci si può servire di Lui per far prosperare qualunque cosa e per liberare i prigionieri: infatti le energie di Urano, che portano prosperità (e salute), unite a quelle di Mercurio (intelligenza), possono svincolarci dalle tendenze intellettuali che imprigionano nella routine. E’ l’Angelo della grandezza d’animo: se avremo bisogno della capacità di decidere con giustizia in imprese grandiose, quest’Angelo concederà la necessaria lucidità; condurrà a buon fine ogni azione in favore della Verità e del Bene. Dice Haziel che la sua energia costituisce il fattore saliente di una “tappa di silenzio”. La persona che osserva, analizza, cerca di interiorizzare il Pensiero Cosmico, riceverà aiuto da lui; se non per trasformare se stesso, per creare invenzioni nuove volte a realizzare il bene comune. Nemamiah stimola infatti le capacità inventive, dona la prosperità e porta la libertà a coloro che sono ingiustamente imprigionati: ci si potrà quindi rivolgere a lui per risolvere problemi spinosi, per qualsiasi questione legale importante, e anche per assicurarsi adeguati mezzi di sostentamento. Inoltre, quest’angelo protegge tutti coloro che combattono per una causa giusta, specialmente fra i militari. Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell’Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, nun-mem-mem, la Nun (pesce) proviene da: “Anche la colonna di nube che li precedeva si mosse e dal davanti passò indietro” (Esodo, 14, 19).  La prima Mem (acqua) viene da: “venendosi a trovare fra l’accampamento degli Egiziani e quello di Israele” (Esodo, 14, 20); mentre la seconda Mem proviene da: “e l’Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente” (Esodo 14, 21). Il rebus formato dalle lettere in relazione alla loro origine dà l’immagine della forza interiore; questi segni suggeriscono anche che questo angelo ispira a fare progetti e sosterrà i suoi protetti in ogni avversità. Nemamiah è infatti l’angelo della Vittoria (interpret. Muller-Baudat).

Nemamiah secondo Sibaldi.

Nemamiyah nun-mem-mem

«Il mio agire è fruttuoso dove ha grandi ostacoli»

Gli Arcangeli sono solitamente raffigurati, nel cristianesimo, con indosso lucenti corazze da condottieri: e Nemamiyah ha davvero un piglio da generale. Le due mem che compaiono nel suo Nome raffigurano una fortezza da assediare; e nm, in ebraico, è la radice di nimna‘ , che vuol dire «impresa impossibile»: proprio il genere di cose che piacciono a questi arcangelici, e dalle quali faranno benissimo a lasciarsi attrarre. Nelle sfide, nei rischi, in tutte le resistenze che il destino può opporre – e dinanzi alle quali tanti altri girerebbero prudentemente al largo – i Nemamiyah trovano sempre le chiavi del loro successo. Sposeranno felicemente proprio la persona che all’inizio non voleva saperne, o che da ogni punto di vista sarebbe sembrata al di là della loro portata; nel lavoro, avranno le più brillanti soddisfazioni là dove tutto sembrava congiurare contro di loro; dei loro progetti per il futuro, si realizzeranno magnificamente quelli che saranno cominciati nel modo peggiore: e viceversa, ciò che i Nemamiyah si rimprovereranno di più nella vita, sarà certamente di aver rinunciato a qualche battaglia apparentemente durissima. Così è, perché essi conoscono dalla nascita – e hanno il compito di rivelare – un segreto che in realtà ci riguarda tutti: non c’è ostacolo o avversario che non nasconda in sé un qualche lato oscuro di chi si accorge di poterlo affrontare. Le resistenze che i nostri progetti incontrano nella realtà esterna sono concrezioni di una nostra resistenza interiore a realizzarli: superare quelle si può soltanto superando quest’ultima – liberando le forze che in essa agiscono contro di noi e trasformandole in nostre alleate. I Nemamiyah sono per loro natura esperti di quest’arte, ne danno continuamente l’esempio, perché anche noi la impariamo. Dev’essere questa la ragione per cui sono dotati, solitamente, di un così grande vigore sia fisico sia intellettuale, e soprattutto di un’insaziabile curiosità: sono sempre alla ricerca, non c’è campo che non possa interessarli, e in cui non sperino di trovare nuove sfide – e un nuovo pubblico, anche, che possa apprezzare il loro coraggio e capirne il senso. Va da sé che nella maggior parte dei casi sono nevrotici, perfezionisti, sempre insoddisfatti, soggetti a repentini sbalzi d’umore; ma anche questo fa parte del gioco: serve a caricarli, come pugili prima dell’incontro. E quanto al fatto di risultare spesso antipatici, non se ne curano quasi, presi come sono dal loro perenne superlavoro. Di esempi illustri se ne contano in quantità: Cicerone, che a intensissime lotte politiche alternò un’inesauribile attività di scrittore, spaziando nei più vari campi allora noti; Lorenzo de’ Medici, che, mentre trionfava su continue congiure e costruiva il suo impero finanziario, trovò il tempo di raccogliere intorno a sé e di mettere all’opera le migliori menti dell’epoca, per vedere come riuscivano a fare quello che, verosimilmente, se fosse stato al posto loro avrebbe tanto voluto fare lui stesso; e Isaac Newton, scopritore tra l’altro della legge dell’uguaglianza di azione e reazione, che davvero si direbbe una trasposizione scientifica di quel segreto dei Nemamiyah a cui accennavo prima. Poi Isaac Asimov, biochimico, fisico, storico della scienza, studioso di Sacre Scritture e soprattutto prolifico narratore di fantascienza: celeberrimo il suo ciclo di romanzi sulle vicende di un impero galattico – la Fondazione – che coprono un arco di decine di migliaia di anni. E poi l’enciclopedico Jakob Grimm; e l’altrettanto enciclopedico Umberto Eco, che guarda caso esordì proprio con impossibilia letterari, come la paradossale Fenomenologia di Mike Bongiorno. E tanti altri celeberrimi Nemamiyah hanno costruito la loro carriera su sfide, duelli e imprese impossibili: come Sergio Leone, Michael Schumacher, e Mel Gibson, che proprio come regista (che è come dire generale) ha cominciato a dare il meglio di sé, guidato da una sempre più vasta ambizione. I Nemamiyah seguano questi esempi, senza porsi limiti di modestia. Professioni consigliate: tutte, senza eccezione, purché una volta abbracciata una se ne trovino subito anche qualcun’altra – o perlomeno estendano il più possibile il loro campo d’azione, così da trasformare, poniamo, il loro negozio in un supermercato, il loro studio medico in un poliambulatorio, le loro lezioni in classe in un laboratorio sperimentale multidisciplinare, e via dicendo. Faranno sicuramente parlare di sé con ammirazione, poiché non solo sono grandi organizzatori, ma hanno anche sufficiente lucidità e senso pratico per potersi promuovere egregiamente. Un ultimo consiglio. Tra le resistenze che l’uomo scopre in sé stesso, una delle più forti è la paura dell’Aldilà, di forme di conoscenza, cioè, diverse da quelle della coscienza razionale: e i Nemamiyah – benché raramente lo sospettino – sono per loro natura portati a superare con successo anche questa barriera. Possono diventare cioè buoni veggenti, sviluppare telepatia e precognizione, e soprattutto trarre, dalle loro facoltà superiori, ispirazioni ancor più audaci del solito per risolvere i loro problemi di strategia. La loro lucidità non si appanna affatto, quando cominciano a collaborare con qualche Spirito guida: sanno allearlo alla propria razionalità, come pochi altri. E se all’inizio il pensiero di potersi avventurare in quegli strani territori li imbarazza o li spaventa, tanto meglio: vorrà dire che anche là si nasconde qualche nuovo aspetto oscuro delle loro energie, che porterà loro fortuna quando avranno imparato a illuminarlo.

Il bambino Nemamiyah.

Non preoccupatevi se vi sembrano incostanti: è solo a voi che sembrano tali; per loro invece è solo un’esplorazione preliminare di quell’orizzonte a trecentosessanta gradi di cui, da grandi, dovranno impadronirsi. Si interessano, devono interessarsi di tutto, ed è dunque comprensibile che appaiano spesso distratti; ma è solo perché stanno riflettendo a quattro, cinque cose contemporaneamente. La loro curiosità è inoltre d’una specie decisamente attiva: per conoscere meglio, hanno bisogno di smontare il meccanismo, di sezionare, di rompere anche; e viceversa, appena hanno capito qualcosa, vorranno costruire, creare, fare. Facilmente la loro stanza somiglierà a un suk o alla bottega di un rigattiere; e potrà avvenire che forzino il coperchio del computer, o facciano esperimenti di combustione in bagno, se prima non avrete provveduto a indirizzarli verso qualche maniera più sistematica di esplorare le cose. Provate con qualcosa che altri genitori giudicherebbero troppo ambizioso: un telescopio, per esempio, o una macchina fotografica. Se non li faranno a pezzi, astronomia e fotografia diverranno le loro prime passioni. Al contempo, avviateli a qualche sport aggressivo, che possa impegnare anche la loro irruenza fisica. Amano le difficoltà, la fatica; ameranno ben presto l’impossibile: fate in modo che ci arrivino ben preparati.

Claviculae Angelorum:

Lungimiranza e inesauribile desiderio di conoscenza e di conquiste. Fortuna nel superare gli ostacoli. La liberazione dei prigionieri. Lucidità. Sapienza esoterica.

 Qualità di Nemamiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Nemamiah sono inventiva, logica e ordine, coraggio e sacrificio, carattere forte, senso del dovere e dell’onore, onestà, generosità discreta. La persona da lui protetta e assistita sarà attiva e coraggiosa, dotata di grandi capacità di sopportare le fatiche del lavoro e le avversità della vita. Dona temperamento decisionale e successo nelle carriere militari o legate alla giustizia. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Rax e rappresenta le battaglie inique. Ispira mancanza di coordinamento, indecisione, confusione, codardia, prepotenza; induce i vittoriosi a infierire inutilmente, chi si trova in posizione di forza a colpire i più deboli. Causa tradimenti e conflitti per cause sbagliate o che non lo meritano.

Meditazione associata al Nome: ascoltare la propria anima.

La meditazione su questo Nome si chiama “ascoltare la propria anima”. Ognuno di noi ha una missione, un obiettivo spirituale che deve realizzare in questa vita; dal quale, però, le interferenze del mondo materiale sviano continuamente. Se ascoltiamo molto attentamente, il nostro vero sé ci indirizzerà verso il nostro scopo. Secondo la Kabbalah, la vibrazione delle lettere di questo Nome consente di discernere fra le reali aspirazioni della nostra anima e le direttive sbagliate che giungono dal nostro ego, che ci trascinano verso obiettivi materialistici. La prima cosa da intuire è che prima della Creazione tutte le anime già esistevano, ed erano una sola. Qualunque siano i nostri interessi, è necessario comprendere che il nostro bene personale non può prescindere dal bene comune, e il nostro vero Bene è la trasformazione personale nell’ascolto del proprio vero sé.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per il potere di questo Nome, i sussurri della mia anima e il consiglio divino della Luce mi mandano un messaggio forte e chiaro. So cosa devo fare, e sono disposto e pronto a farlo.

Esortazione angelica.

Nemamiah esorta i suoi protetti ad allinearsi con la sua essenza angelica, abbandonando cause materialistiche o, peggio, ingiuste, che portano solo benessere materiale o frutto di iniquità. Invita a combattere ogni tendenza e tentazione a essere faziosi, sleali, crudeli con chi non si può difendere; a utilizzare i suoi doni preziosi per il bene proprio e dell’umanità.

Giorni e orari di Nemamiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Nemamiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 5 marzo, 17 maggio, 1 agosto, 13 ottobre, 24 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 18.40 alle 19.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Secondo la Tradizione va rivolto a Nemamiah questo versetto dai Salmi: qui timent Dominum speraverunt in Domino, adiutor eorum et protector eorum est (chi teme il Signore spererà in lui, che lo ascolta e lo protegge. Sal.113, 19

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica che nasce dalle domande poste da questi arcani. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), la radice (Nun-Mem-Mem) di questo angelo risponde alla configurazione: “la Temperanza – la Morte – la Morte”. Chiede la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): che cosa mi protegge? Quale rapporto devo mantenere con me stesso? Che cosa devo curare? Chiede, per ben due voltela Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? L’opportunità sottintesa da questa combinazione è che abbiamo l’occasione, nel percorso evolutivo di questa vita, di profonde trasformazioni; in questo caso sorrette da grande capacità di affrontare gli ostacoli e forza interiore: facoltà che saranno ampiamente potenziate dal saper chiedere l’aiuto delle Energie angeliche.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 1° e il 5 gennaio. L’angelo Nemamiah appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. Il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael, mentre questa decade in particolare (1-10 gennaio) cade sotto l’Arcangelo Haniel. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Nemamiah, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Yeyalel, angelo 58, dei nati fra il 6 e il 10 gennaio.

 Yeyalel, o Yeyale’el, è il 58esimo Soffio; è il secondo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 6 e il 10 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il Nome di Yeyalel significa “Dio che esaudisce le generazioni”.

Il dono dispensato da Yeyalel è INTELLIGENZA, con la FORZA INTELLETTUALE.

Secondo la Tradizione, infatti, quest’Angelo concede un’intelligenza penetrante e incisiva come un coltello, ma anche capace di spezzare il dominio della mente, per consentire integrazione e sintonia fra mente, cuore, anima.

I protetti da Yeyalel hanno il talento di comprendere chiaramente i fatti e la Verità, che tenderanno a difendere sempre e senza incertezze. Dice Haziel che, tramite questo Angelo, l’intelligenza pratica raggiunge il proprio punto più elevato. I nati in questi giorni, sintonizzandosi con la propria energia angelica, potranno conferire alla propria esistenza la più solida struttura; tale compito sarà facilitato se la professione scelta sarà di tipo intellettuale. Per la sua appartenenza al Coro degli Angeli Arcangeli (che NON vanno confusi con gli Arcangeli propriamente detti) Yeyalel governa le energie di Mercurio, inoltre (per la sua posizione nel Cosmo), quelle di Saturno. L’aiuto che fornisce si basa sulle verità scientifiche: questo Angelo esclude tutto ciò che si allontana da questo principio. I suoi protetti riusciranno nelle scienze e nelle professioni in cui l’intelletto procede lentamente, con pazienza. Avranno idee chiare e stabili, sulle quali si fonderà il successo concesso dall’angelo. Secondo Haziel la tendenza esteriorizzatrice sarà posta in particolare evidenza e sarà facoltà tipica dei protetti da Yeyalel il saper mettere a fuoco il modo più confacente per trarre profitto da una data situazione. Questo Angelo promuove l’emergere di nuove teorie concernenti l’edilizia, l’habitat utilitaristico, e il senso pratico del soggetto si esprimerà pienamente attraverso il processo di costruzione. Ma la stessa energia angelica presiede anche al processo di dissoluzione materiale: perciò l’ambito migliore per i suoi protetti è nell’organizzazione di attività provvisorie; dalle costruzioni prefabbricate e le impalcature, alle mostre e agli eventi. Invocato, Yeyalel consola l’animo rattristato dalle tribolazioni della vita, ma guarisce anche le malattie: concede dunque salute e guarigione (soprattutto per gli occhi), successo nell’amore fortemente ricambiato, e nell’industria, in particolare metallurgica: infatti domina anche il ferro e tutte le professioni collegate alla metallurgia in genere, proteggendo dai fabbri agli operai siderurgici ai fabbricanti e commercianti di qualsiasi oggetto in metallo. Riguardo alla salute, anche secondo il testo medievale “Enchiridion” di Papa Leone III, il suo aiuto risulta particolarmente efficace nel caso di malattie agli occhi: ma la protezione della vista va intesa in tutti i sensi, materiale e anche morale.

Yeyalel secondo Sibaldi. 

Yeyale’el yod-yod-lamed

«È la mia vista superiore a condurmi in alto»

 «A me gli occhi!» La lettera yod è infatti il geroglifico dell’attenzione, della mano che indica e dello sguardo che le obbedisce, e gli Yeyale’el sono maestri nel dirigere e nell’attrarre gli sguardi del prossimo. Sono anche dotati di una massiccia Energia Yod, che deve assolutamente prorompere da loro in forma terapeutica o in forma d’arte teatrale. Nel primo caso, saranno perciò spinti all’oculistica, alla neurologia, o alla psicologia, magari, che permette anch’essa di vedere meglio le cose. Nel secondo, basterà che salgano su un palcoscenico per accorgersi che nulla può dar loro più gioia del captare ed entusiasmare l’attenzione dei molti: e ben lo dimostrano molti Yeyale’el ipnotizzatori del pubblico, da Elvis Presley a Modugno, da Celentano a David Bowie e a Paolo Conte. Oppure sono loro stessi a vedere al di là del possibile, forti della loro doppia yod: come Bernadette Soubirous, che contemplò più volte Maria Vergine in persona, o l’astrofisico Stephen Hawking, studioso dei black holes che segnano i confini del nostro universo. Seguono poi, nel vasto repertorio di potenzialità degli Yeyale’el, le varie professioni legate al mostrare, al rivelare, allo smascherare: critici d’arte e galleristi, tecnici delle luci, vetrinisti, pubblicitari, acconciatori, truccatori, costumisti, chirurghi estetici, confessori, illustratori (fu uno Yeyale’el il più celebre della categoria: Gustave Doré), commissari di polizia, giudici istruttori, detective, specialisti nelle intercettazioni, o viceversa prestigiatori, falsari e ogni genere di ingannatori che semplicemente hanno deciso di adoperare il potere del loro Arcangelo per far sembrare reale ciò che non è – e che inevitabilmente crollano non appena, nei loro raggiri, il voler nascondere qualcosa prevalga su quel tanto di creatività che occorre per far passare per vere le bugie. Esemplare, a tale riguardo, fu il caso di Richard Nixon, che riuscì, sì, nell’intento di farsi credere quel leader di spicco che non era, ma cadde per non essere riuscito a tener segreto il suo abuso di spionaggio interno. In generale, a scanso di guai, vanno consigliate agli Yeyale’el una franchezza estrema verso gli altri, e una costante ricerca di limpidezza interiore, anche a costo di puntare su semplificazioni che a chiunque altro potrebbero apparire eccessive: rimarranno meravigliati nel constatare come la più elementare voglia di vederci chiaro basti a risolvere a loro vantaggio anche i problemi più complicati – come se d’un tratto si destassero in loro e anche attorno a loro potenti forze amiche. Se ne accorgono presto, in genere, e queste forze li appassionano, stimolando il loro coraggio e spingendoli a un’iperattività che sanno gestire benissimo. È raro che si esauriscano, anche quando si lasciano prendere talmente da qualche impresa da non essere più capaci di riposarsi. Unica condizione perché il loro vigore continui ad aumentare è l’estroversione: dal contatto con gli altri – con quanta più gente possibile – sembrano attingere slancio, proprio come Anteo dal contatto con la terra; e non perché assorbano energia altrui, ma al contrario: perché ne hanno talmente tanta in sé stessi, che se non potessero condividerla con altri ne sarebbero soffocati, schiacciati. La sorte degli Yeyale’el che commettono l’errore di isolarsi è, infatti, davvero pesante. L’Energia Yod che non utilizzano si volge ben presto contro di loro, dissestandoli nel fisico o – quando sono più fortunati – nell’umore. Si sentono allora facilmente sconfitti dal destino, sventurati, abbandonati; il loro animo diventa terreno di saccheggio per le micidiali quattro R di cui già altre volte abbiamo parlato: il Rimorso, il Rancore, la Rabbia, il Rimpianto, che negli Yeyale’el possono crescere fino all’ossessività. Anche le due yod del Nome dell’Angelo non li perdonano di averle lasciate inattive: la loro mente comincia a ingannare sé stessa e a ingigantire paure e incubi con cui dà forma a un mondo illusorio che per i poveri Yeyale’el solitari diventa più reale di qualsiasi altra cosa. Elvis Presley dovette sperimentare qualcosa del genere, nei suoi ultimi, disastrosi anni. È inutile, a quel punto, cercare di far breccia in quel loro guscio angoscioso: sono e rimangono sempre loro i maestri sia della verità sia dell’apparenza, e ogni tentativo di dissuaderli, di aiutarli a vedere meglio, non potrà che risultare dilettantesco dinanzi alla loro sconfinata abilità naturale in questo campo. L’unico rimedio potrebbe consistere nell’aiutarli a tornare in mezzo alla gente e nel lasciare che ritrovino il gusto di comunicare, di far credere agli altri invece che soltanto a se stessi. Ma, ripeto, ci vorrebbe perlomeno un altro Yeyale’el per poterli persuadere…

Il bambino Yeyale’el.

Su un punto non transigete mai, con i piccoli Yeyale’el: niente bugie! Favole e allegre fandonie sì, quante ne vogliono, e anche maschere (le amano moltissimo), giochi di recitazione e sogni a occhi aperti: ma dove si tratti di cose concrete, la sincerità, sia con loro sia con tutti gli altri membri della famiglia, deve imporsi come un valore sacro. La differenza tra vero e falso, tra realtà e illusione, è e sarà infatti il principale argomento della loro esistenza: da grandi, gli Yeyale’el diverranno comunque degli attori, e la bellezza e il tormento dell’apparire e del far sembrare peseranno, bene o male, su gran parte della loro giornata. Aiutateli dunque a costruirsi e a serbare un’isola interiore di autenticità, una quinta dietro cui riprendere fiato. Non è facile, certo: sapete bene che noi tutti cataloghiamo la sincerità tra i lussi che una persona normale non si può permettere; ma voi sforzatevi, per il loro bene.

Claviculae Angelorum:

 Guarire le malattie. Saper vedere e aiutare a vedere. Sfatare gli inganni. Protezione contro la rassegnazione.

Qualità di Yeyalel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Yeyalel sono carattere docile e gentile, lealtà, franchezza e amore per la sincerità e la verità, padronanza dei sentimenti, difesa delle giuste cause, rigore, integrità. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Gole e rappresenta la stagnazione e la tristezza. Ispira menzogna, inganno, intransigenza, durezza di carattere, violenza, vendetta, assassinio, incostanza. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti.

Meditazione associata al Nome di Yeyalel: lasciare andare.

La prima cosa da fare è intuire che, purtroppo, è nella nostra profonda natura aggrapparci al dolore e alla sofferenza, tanto che se ci si prospetta la felicità o una speranza la prima cosa che ci viene in mente è: troppo bello per essere vero! Ma è proprio questo tipo di coscienza che impedisce alla gioia di concretizzarsi nella nostra vita: non possiamo realizzare un domani appagante stando aggrappati a un passato infelice e cinico: e non c’è altro da capire. La meditazione associata al Nome di Yeyalel si chiama infatti “lasciare andare”; concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

lascio andare TUTTO. Punto.  

Esortazione angelica.

 Yelalel esorta a non abbandonarsi all’immobilità e alla tristezza, a superare il passato e a ricercare la lucidità mentale che sia capace di trascendere le apparenze; a mantenersi sempre leali, cercare di essere indulgenti e astenersi da ogni tentazione di violenza.

Giorni e orari di Yeyalel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Yeyalel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 6 marzo, 18 maggio, 2 agosto, 14 ottobre, 25 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.00 alle 19.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita; è questo l’orario in cui le sue energie si schiudono e il migliore per invocarlo. Secondo la Tradizione va rivolto a Yeyalel questo versetto dai Salmi: Et anima mea turbata est valde, sed tu, Domine, usque quo…? (L’anima mia è tutta sconvolta, ma tu, Signore, fino a quando…? Sal. 6,4)

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque se invertiamo la posizione delle lettere della radice del Nome (da Yod-Yod-Lamed a Lamed-Yod-Yod) la radice di questo angelo risponde alla configurazione: “l’Appeso-la Ruota-la Ruota”. Anche da questo si può trarre una riflessione, che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede l’Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi): quale nuovo punto di vista devo assumere? Cosa devo sacrificare? Cosa devo donare di me stesso? Cosa devo fermare? Cosa devo ascoltare? Verso quale punto devo rivolgere la ricerca interiore? Chiede la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo), per ben due volte: cosa deve cambiare, quale ciclo si sta concludendo? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti?  Noi ci incarniamo, incessantemente, con il solo scopo di trasformare noi stessi fino a raggiungere il pieno risveglio; ogni vita ci dà l’occasione di profonde trasformazioni che tanto più saranno efficaci e consapevoli quanto più sapremo chiedere l’aiuto delle Energie angeliche.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 5 e il 10 gennaio. L’angelo Nemamiah appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. Il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael, mentre questa decade in particolare (1-10 gennaio) cade sotto l’Arcangelo Haniel. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Yeyael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Harahel, angelo 59, dei nati fra l’11 e il 15 gennaio.

Harahel, o Harael, o Harahe’el, è il 59esimo Soffio; è il terzo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra l’11 e il 15 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il nome di Harahel significa “Dio onnisciente”.

 

Il dono dispensato da Harahe’el è la RICCHEZZA INTELLETTUALE.

Si tratta della vitalità mentale che dà la determinazione a conoscere l’essenza delle cose, della vita e degli esseri, per acquisire conoscenza e coscienza, senza porsi limiti (he-resh-heth).

E’ un’energia angelica molto attiva, ritenuta fra tutte la più produttiva. La fecondità che dispensa proviene dalla congiunzione delle energie di Mercurio e di Giove, che egli governa nel proprio Coro. Harahel dona ai suoi protetti le potenzialità di un’intelligenza onnipotente e facilità nella diffusione intellettuale; talento nella matematica e nell’amministrazione; buon carattere, onestà e saggezza. Protezione dal fuoco e dalle esplosioni. Buona ripresa dalle malattie e longevità. L’individuo da lui protetto che gli si affida, perciò, apprenderà facilmente e potrà ottenere successo nelle attività intellettuali e materiali. Avrà attitudine sempre positiva e diffonderà il bene, la bellezza e la verità. Tramite l’invocazione è possibile ottenere apertura mentale e coraggio, fecondità nei soggetti sterili (e conseguenti nascite di bambini), rispetto filiale, successo nelle attività borsistiche e bancarie e in ciò che attiene all’oro e ai preziosi. Il successo dipende naturalmente dalle capacità individuali di ognuno, ma la preghiera all’Angelo dà la possibilità di concretizzare le capacità, i talenti, i desideri e i progetti.

Harahel secondo Sibaldi.

Harahe’el he-resh-heth

«Io porto l’invisibile nel mondo concreto»

 I protetti dell’Arcangelo Harahe’el appartengono alla categoria degli animi generosi, ampi: di coloro, cioè, la cui crescita spirituale ha già quasi superato la dimensione dell’ «io», e che trovano quindi insufficiente tutto ciò di cui la stragrande maggioranza delle altre persone si accontenta o va addirittura orgogliosa. Agli altri basta guadagnare per sé stessi e per i loro cari? Agli Harahe’el sembrerebbe una prospettiva soffocante. Gli altri sono contenti di abitare nel loro presente, e credono sia già una gran cosa capire la propria civiltà? Gli Harahe’el hanno invece bisogno di spaziare, di conoscere e far conoscere l’altrove, il futuro, il passato, l’ignoto. Si sentono al tempo stesso esploratori e tramite, media, porte attraverso le quali ciò che è stato dimenticato o ciò che ancora non è stato scoperto possa giungere nella loro epoca attuale, e ampliarla. Può trattarsi, nei casi più eroici, di ideali, di grandi sogni ancora irrealizzati – «I have a dream…» tuonava lo Harahe’el Martin Luther King nel più celebre dei suoi discorsi. Oppure, più semplicemente, di idee nuove: quando è questo che li interessa, una qualche loro antenna li guida con sicurezza verso ciò che è più all’avanguardia in qualche altra nazione, e se ne impadroniscono, lo divulgano, lo trapiantano là dove abitano, preoccupandosi che metta radici e dia frutto. O ancora quando si interessano più degli individui che dei Paesi, quella stessa antenna permette loro di cogliere in voi qualità e possibilità che, talvolta, voi stessi ignoravate o sospettavate appena: e sanno incoraggiarle, educarle, promuoverle, rivelandosi ottimi agenti e talent scout. Allo stesso modo potrebbero essere archeologi e antiquari di successo: audaci, ispirati Geiger di tesori sepolti o rimasti per secoli in cantina; o detective degli archivi, in cerca di manoscritti preziosi; o magari cacciatori di fantasmi, o di indizi di extraterrestri di passaggio – e anche in questi casi non avrebbero difficoltà a rendere le loro scoperte pubbliche e clamorose, trasformandole in congrue fonti di reddito: poiché tutti gli Harahe’el hanno il dono, e la vocazione, di produrre e moltiplicare ricchezze. D’altronde l’oro non è forse il simbolo di ciò che aumenta le possibilità della vita? È anch’esso, a suo modo, una materializzazione dell altrove, un condensato di potenzialità: appunto così lo intendono gli Harahe’el, e perciò lo amano e, solitamente, ne sono amati. Jack London, quanto a questo, è uno dei loro più vigorosi rappresentanti, con la sua mitologizzazione della Gold Rush nell’estremo Nord, in cui gli ultimi pionieri americani, seguendo le tracce dei giacimenti, andavano in realtà in cerca dell’assoluto. Vi è poi anche la variante più estrema: gli Harahe’el che si spingono ancora più in là ed espandono il loro «io» fino a capolavori di generosità: come il dottor Albert Schweitzer in Africa; o addirittura fino all’Altrove con la maiuscola, come la più famosa tra gli Harahe’el, Giovanna d’Arco, che parlava direttamente con il suo Arcangelo – e anche lei con la ferma intenzione di dover donare agli altri sapienze celesti, di servire da veicolo tra i mondi. Certo, un po’fanatici lo sono spesso; anche agli Harahe’el con i piedi ben piantati a terra hanno una loro caratteristica grinta e un’intransigenza da antichi riformatori. Ma è comprensibile: i limiti del qui e ora, lo status quo, hanno una forza di gravità che impone, a chi la voglia superare, una propulsione tale da dar luogo facilmente a slanci eccessivi. Gli Harahe’el, per seguire davvero i loro impulsi verso il futuro o verso il passato lontano, devono imparare a essere particolarmente duri contro il passato prossimo: contro le forze, le barriere dello ieri, sia nostro, sia soprattutto dei nostri famigliari, che impiglia sempre le nostre vite più di quanto siamo disposti ad accorgerci. È addirittura difficile da individuare, lo ieri: molto di ciò che chiamiamo «presente» è, infatti, solamente sopravvivenza di questioni non risolte di trenta, quarant’ anni fa: debiti e crediti esistenziali da sanare, rimorsi, rimpianti, promesse da mantenere, nostre, dei genitori, dei nonni… E fin da piccoli gli Harahe’el lo intuiscono, e sentono tutto ciò come una pena e una sfida: il loro compito è vincerla – a denti stretti e muso duro – e non c’è dunque da stupirsi se nel farlo non brillano per senso dell’umorismo, o appaiono bruschi, spietati e arroganti. Che farci. Devono mettercela tutta: il rischio che corrono è di restare incastrati in quei solai e cantine dell’anima – nel qual caso, tra sé e sé centellineranno per tutta la vita una sensazione di profondo fallimento, che li renderà amarissimi e cinici, e nei rapporti con gli altri farà di loro proprio l’opposto di quel che l’Arcangelo avrebbe preteso: conservatori acerrimi, freni personificati, pompieri di tutto ciò che è nuovo e promettente, raggelatori degli animi, come se volessero negare anche ad altri ciò che non è stato possibile a loro. Così, in Italia, fu spesso lo Harahe’el Andreotti. Non hanno mezze misure nemmeno nella vita privata: in amore – e nel sesso – cercano l’assoluto, sostenuti in ciò anche dalla loro prepotente energia fisica, e possono scavalcare coraggiosamente alti ostacoli per raggiungerlo, se l’hanno intravisto, lasciandosi indietro anche legami e fedeltà. Nei periodi, invece, in cui non intravedono occasioni nei dintorni, e desistono troppo a lungo dalla ricerca, tanto più difficilmente scampano alla tentazione di avvolgersi in mummie di pregiudizi, timori e senilità precoce, preparandosi così a fornire ai loro eredi un carico di passato prossimo non meno pesante di quello che loro stessi avevano ricevuto da papà e mamma. Devono amare, insomma, desiderare. «I have a dream.» E allora hanno e danno gloria.

Il bambino Harahe’el.

Infinita cautela! Bisogna che lo sappiate: c’è qualcosa, nel destino degli Harahe’el, che congiura a danno dei loro rapporti con i genitori. State in guardia, soprattutto perché nei problemi che potrebbero derivarne non toccherà mai a loro, ma a voi, la parte del torto. Si tratta, evidentemente, di una specie di prova che la Provvidenza ha preparato per loro, perché, nello sforzo di superarla, emergano più potentemente le loro belle qualità: impegnatevi come meglio potete a non impersonare direttamente il ruolo di ostacolo – a fare in modo cioè che i conflitti dei piccoli e dei giovani Harahe’el si svolgano non tanto con voi, quanto piuttosto con i limiti della vostra generazione. Mettetevi insomma dalla loro parte, stabilite alleanze con loro, contro i vostri stessi coetanei (deludentissimi, d’altronde, se visti a un minimo di distanza), cambiate le idee che dovete cambiare, imparate! E aiutate poi i piccoli e giovani Harahe’el ad affrontare l’altro loro compito fondamentale: quello di scoprire un po’ più indietro nel passato, e in profondità nell’animo umano, ricchezze che la stragrande maggioranza trascura o ha dimenticato. Condividerete belle avventure, vi riscoprirete figli anche voi, e non è escluso che scopriate insieme qualche isola del tesoro che sulle carte non era segnata.

Claviculae Angelorum:

 Scoprire e diffondere idee nuove. Scoprire tesori antichi. Pagare antichi debiti. Protezione contro i dissidi famigliari. Fortuna negli affari.

Qualità di Harahel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Harahel sono intelligenza, senso della gerarchia e rispetto dei superiori, bontà, lucidità di fronte al denaro, piacere di istruire gli altri. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Halan e rappresenta l’azione sterile. E’ nemico della cultura e causa avvenimenti distruttivi o funesti per la ricchezza. Provoca attività inutili e vane, rigidità, incendi, fallimenti o dilapidazione dei patrimoni. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti, salvando dalla sterilità mentale, dall’aberrazione intellettuale, da rovina e perdite.

Meditazione associata al Nome: cordone ombelicale.

L’intuizione su cui meditare è che ogni gesto cattivo, o che crea danno, determina in noi un immediato “ritirarsi” della Luce interiore. Possiamo ottenere qualunque vantaggio materiale, ma se l’azione che ce l’ha fatto ottenere è ingiusta verso il mondo, che noi ce ne rendiamo conto o no, ne ricaveremo un malessere interiore che si manifesta come “oscurità”. La stessa cosa avviene se ci lasciamo andare alla sfiducia, al pessimismo, al vittimismo che rende inclini alla depressione. La vibrazione di questo Nome restituisce la connessione con la fonte della luce. La meditazione che vi è associata si chiama “cordone ombelicale”.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

creo un cordone ombelicale con l’energia divina, garantendo la costante presenza di un barlume di Luce nella mia vita, che sempre mi soccorrerà nei momenti di oscurità.

Esortazione angelica.

Harahel esorta a realizzare senza smarrirsi l’esperienza della ricchezza, come elemento prezioso nell’ingranaggio cosmico purché non sia volta a fini troppo personalistici e egoisti. Invita a invocare la sua energia per ottenere il successo materiale; a rispettare i beni conseguiti, a non dilapidare i patrimoni materiali e culturali, a non disperdere se stessi in passatempi inutili.

Giorni e orari di Harahel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Harahel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 7 marzo, 19 maggio, 3 agosto, 15 ottobre, 26 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.20 alle 19.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente ad Harahel è: “A solis ortu usque ad occasum, laudabile nomen Domini” (Dal sorgere del sole al tramonto è da lodare il nome del Signore).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (het-reish-ket) di questo angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), risponde alla configurazione: “il Papa – il Giudizio – la Giustizia”. Anche da questo si può trarre una riflessione, che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Papa (mediatore, ponte, ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? Cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? quali sono i miei desideri irrefrenabili? Cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia? Chiede la Giustizia (equilibrio, perfezione): cosa devo riequilibrare o armonizzare? Da quali cose inutili mi devo liberare? Qual è la mia idea di perfezione? Come mi comporto rispetto alla maternità?

Noi ci incarniamo, incessantemente, con il solo scopo di trasformare noi stessi fino a raggiungere il pieno risveglio; ogni vita ci dà l’occasione di profonde trasformazioni che tanto più saranno efficaci e consapevoli quanto più sapremo chiedere l’aiuto delle Energie angeliche. Questa configurazione esorta alla massima consapevolezza di sé, volta a far piazza pulita dei falsi problemi per la migliore realizzazione di sé e del proprio ruolo nel mondo.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l’11 e il 15 gennaio. L’angelo Harahel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele, che governa anche questa decade in particolare (11-20 gennaio), mentre, complessivamente, il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Harael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Mitzrael, angelo 60, dei nati fra 16 e il 20 gennaio.

Mitzrael, o Metsara’el, è il 60esimo Soffio; è il quarto raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie di Marte. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 16 e il 20 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il nome di Mitzrael significa “Dio che soccorre”, o “Dio che libera gli oppressi”.

Il dono dispensato da Mitzrael è il CONSOLIDAMENTO, o la RIPARAZIONE.

E’ la capacità di concretizzare i progetti, e anche di elargire energie riparatrici e ricostruttrici. Secondo Haziel quest’angelo accelera in modo straordinario l’estrinsecazione degli intendimenti umani: esercita cioè un influsso che rende le persone decisamente dirette allo scopo, capaci di realizzazioni pratiche immediate ed efficaci. Dice Haziel che i protetti da Mitzrael, divenendo ricettivi alla sua energia, sapranno anche stabilire ottime relazioni con gli altri e conseguire vittorie fulminee, che sapranno dimenticare subito per nuove iniziative. Infatti il carattere liberatorio di Mitzrael non consente di legarsi a un solo progetto (..) la persona tenderà a staccarsi e arretrare alquanto dalle sue stesse realizzazioni. Nella pratica stabilirà una perfetta intesa con la terza fase dell’elaborazione di un prodotto (denominata dai Cabalisti fase Vav): cioè quella della realizzazione. Il nato in questi giorni è dunque un “uomo della fine”: intendendo con ciò che egli riceverà il massimo aiuto dalle forze angeliche proprio nella parte conclusiva dei progetti. Il suo aiuto sarà dunque decisivo proprio nei momenti in cui i progetti saranno pronti per esteriorizzarsi. Questa persona è portatrice di avvenire; già vede i risultati di tutto ciò che sta per iniziare. E’ portatore di idee nuove, utopiche, forse precoci, ma che più tardi si manifesteranno puntualmente.

Mitzrael secondo Sibaldi.

Metsara’el mem-tsade-resh

«Al confine dei territori noti, io proseguo per vie tortuose»

 Metsar, in ebraico, è «istmo», e la mente e la vita dei Metsara’el somigliano proprio a un’estrema propaggine di terra, che, sinuosa come una tsade, congiunge due continenti e separa due mari. I due continenti sono, per ogni protetto di questo Arcangelo, l’infanzia e l’età adulta; e i due mari sono il sogno e la follia. Il suo compito è scoprire quell’istmo, e farlo scoprire: è bellissimo, infatti, meravigliosamente panoramico; ma è anche tortuoso, ha scogliere a precipizio, e voragini, e quei due mari psichici sono tutt’altro che calmi.

Avviene perciò che parecchi Metsara’el non riescano nell’impresa: e scivolino giù in acqua da una parte o dall’altra, oppure ritornino indietro, nella loro infanzia, in vere e proprie regressioni dalle quali anche gli aspetti più quotidiani della vita sociale appaiono come irraggiungibili terre straniere. A ciò si aggiunge anche la massiccia Energia Yod dei protetti di questo Arcangelo, e dunque l’alternativa netta che si pone loro, tra il curare le malattie del prossimo o l’ammalarsi – di disturbi psichici in particolar modo.

Va da sé che la scelta giusta sia il curare altri, ma è indispensabile che i Metsara’el la preparino e la consolidino con tutta una serie di qualità non facili da sviluppare: grande determinazione, equilibrio, creatività, oltre che naturalmente altruismo.

La loro principale dote terapeutica consiste infatti in un alto grado di ipersensibilità, che li rende impareggiabili nelle diagnosi e nell’intuizione in genere, ma implica sempre il rischio di degenerare in vulnerabilità. Devono perciò imparare a proteggersi.

Indubbiamente un Metsara’el sta bene solo quando si preoccupa più del prossimo che di sé stesso, ma deve puntare la sua attenzione sul benessere degli altri, su ciò che di bello c’è o può esservi in loro, e non lasciarsi condizionare dalle loro morbosità, dalle loro opinioni o dalle tante brutture con cui avrà a che fare esplorando animi e vite. È dura, per chi come lui sa percepire con eguale precisione le vie di scampo che sempre si aprono in una psiche malata, e l’intensità delle sofferenze che la malattia produce: ma se si lascia attrarre più da queste che da quelle, vi cadrà dentro e faticherà enormemente a uscirne. Così pure, nel mondo circostante può avvertire con straordinaria intensità gli aspetti luminosi e quelli orrendi: ma se privilegia i secondi ne subirà la fascinazione, e se ne lascerà travolgere, in forma di fobie e di manie di persecuzione. Si trovano così, tra i Metsara’el, Edgar Allan Poe e Al Capone, travolti entrambi, ciascuno a suo modo, dal raccapriccio e dal male; e Federico Fellini, che alle ferite della bruttezza riuscì a opporre per tutta la vita – a volte con sforzo immenso – geniale dolcezza, ironia e amore dell’umanità.

Che, d’altra parte, i Metsara’el siano per natura candidati alla genialità è cosa evidente, e lo sanno benissimo anch’essi: si accorgono spesso di cogliere, come al di là dei loro pensieri, realtà spirituali più alte, armonie segrete, che a volte sembrano nostalgie, altre volte ispirazioni ansiose di prendere forma. Sentono, allora, di essere davvero sull’istmo tra quelle dimensioni superiori e la realtà in cui vivono – ma possono spaventarsene, e fuggire, e magari smarrirsi sulla via del ritorno.

Il Metsara’el Vittorio Alfieri usava legarsi alla sedia, davanti allo scrittoio, per resistere allo sgomento quand’era ispirato; il Metsara’el Benjamin Franklin, appassionato di elettricità, passò alla storia anche per aver inventato, guarda caso, il parafulmine: un istmo metallico, cioè, tra le energie del cielo e la terra. Nei Metsara’el che invece non sanno canalizzare l’intensità delle loro percezioni, gli impulsi delle dimensioni superiori diventano fatalmente ossessioni, compulsioni; la capacità di concentrazione si dissolve e, invece di poter fare molto per gli altri, vengono a trovarsi essi stessi nella condizione di non riuscire in nulla, neppure nelle minime cose, senza che qualcuno li assista. La maggior fortuna, per loro, è che qualcuno li esorti fin da adolescenti a prendersi estremamente sul serio: un genitore, un mentore, un fidanzato paziente, che sappia amare e comprendere le debolezze e i talenti della loro componente infantile, e convincerli che, nonostante le apparenze, il mondo ha estremo bisogno di loro.

Quel loro bambino interiore va incoraggiato, con tutta la sua curiosità, la sua sete di bellezza e bontà per sé e per tutti.

Certo, è escluso che un Metsara’el possa risultarne un buon funzionario, o un impiegato capace di coordinarsi con i colleghi, o un lucido commercialista o un avvocato, attento alle minuzie e indifferente ai frequenti momenti di noia della sua professione. Ma ovunque occorra creare, esprimere, inventare, ripristinare, guarire, riparare o salvare, i Metsara’el che siano riusciti ad aver fiducia in se stessi e negli altri possono portare contributi memorabili.

Il bambino Metsara’el.

Si raccomanda estrema cautela, con i piccoli Metsara’el: la loro mente è sensibilissima e vulnerabile, agitata sia da incubi tetri, sia da sogni di straordinaria bellezza. Bisogna che questi ultimi prevalgano e li aiutino a dominare le zone oscure. Mostrate perciò comprensione, sempre, per le loro debolezze; rimproverateli il meno possibile; fate in modo che la vostra autorità appaia loro come una protezione, e mai come una minaccia; soprattutto, nel parlare con loro siate immancabilmente chiari, semplici e logici. Ogni volta che in casa si verifica uno screzio, trovate il modo di tranquillizzarli, spiegando loro le ragioni per cui a volte i grandi non possono proprio fare a meno di litigare; e date grande rilievo al momento della rappacificazione. Per qualsiasi cosa vogliate da loro, fate leva sulla loro bontà (parola magica, questa, per i piccoli Metsara’el), e anche se a volte non ci credete, ripetete che la bontà e la dolcezza sono la forza più potente che esista al mondo, e che chi non lo sa è molto infelice. È il modo migliore per cominciare a corazzarli un po’: solo i sentimenti luminosi li aiutano e li potranno aiutare in futuro, spingendoli ad agire nel mondo, invece di subire soltanto.

Claviculae Angelorum:

Guarire le malattie. Protezione contro le ossessioni e i disturbi mentali in genere. La ricerca dell’armonia spirituale. Liberazione da persecutori. Obbedienza agli individui superiori o ai propri ideali. Desiderio inesauribile di conoscenza. Saper amare e coltivare la bellezza. Talento artistico.

 Qualità di Mitzrael e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Mitzrael sono finezza di spirito, ingegnosità, gusto del bene e del bello, salute fisica e intellettuale, rigore morale, padronanza delle emozioni. I difetti che contrasta sono assurdità, insubordinazione, ostinazione, prepotenza, paranoia, stupidità. Infatti l’Angelo dell’Abisso che contrasta Mitzrael si chiama Camal e rappresenta le idee di persecuzione. Causa rivolta, insubordinazioni, pensieri paranoidi, influisce negativamente su tutte le qualità del corpo e dello spirito, instilla distrazione e scarsità di attenzione per gli altri. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti.

 Meditazione associata al Nome: libertà.

L’intuizione su cui meditare è che nel nostro inconscio qualcosa ci lega alle schiavitù di cui crediamo di volerci liberare. La paura della libertà che serpeggia nel popolo ebraico nell’episodio della fuga dall’Egitto rappresenta la tendenza dell’ego a rifuggire la crescita interiore, per rifugiarsi eternamente in qualche schiavitù morale, cioè al livello dell’essere più basso a cui eravamo abituati. La vibrazione di questo Nome restituisce vigore agli impulsi interiori di liberazione. La meditazione che vi è associata si chiama “libertà”. Concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

percepisco l’equilibrio e l’armonia che sovrintendono alla Creazione, e la riconosco anche negli stenti e nelle prove che l’esistenza ci impone. Richiamo la forza per superare tutte queste prove, per spezzare le catene dell’ego e ottenere il coraggio di percorrere i cambiamenti.

Esortazione angelica.

Mitzrael esorta a costruire, portando a compimento nella materia le ispirazioni interiori. Poiché per costruire solidamente occorre essere solidi ed equilibrati, esorta a sviluppare queste qualità e a far ricorso alle sue energie per ottenere aiuto.

 Giorni e orari di Mitzrael.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Mitzrael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 8 marzo, 20 maggio, 4 agosto, 16 ottobre, 27 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.40 alle 20.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente a Mitzrael è: “Iustus Dominus in omnibus viis suis, et sanctus in omnibus operibus suis. (Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (mem-tsade-resh) di questo angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), risponde alla configurazione: “la Morte – la Luna – il Giudizio”. Chiede la morte: cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? Cosa si sta trasformando in me? Cos’è la mia ira? Chiede la Luna (potenza femminile ricettiva): qual è la mia capacità di ricezione? Come va il mio intuito? Come vedo mia madre? Qual è il mio ideale impossibile? Cosa sto covando? Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irrefrenabili? Cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 16 e il 20 gennaio. L’angelo Mitzrael appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele, che governa anche questa decade in particolare (11-20 gennaio), mentre, complessivamente, il segno del Capricorno è governato dall’Arcangelo Binael. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Mitzrael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

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