Coro degli Arcangeli


Premessa. 

Durante questa carrellata relativa alle 8 Entità che compongono il Coro degli Arcangeli  il lettore troverà una descrizione dell’Arcangelo che lo Governa. In questo caso la Reggenza spetta a MICHELE.

Quindi seguiranno le descrizioni degli altri 8 Geni che appartengono a questo specifico Coro.

Nelle pagine riservate a ogni singolo Angelo troverete varie descrizioni tratte dai libri di Haziel, di Pier Luca Pierini e di Igor Sibaldi. Altro materiale è stato reperito sulla rete.

INOLTRE:

Per ogni Entità Angelica saranno presenti immagini e testi così divisi:

Un ampio spazio è dedicato alla descrizione di ogni Genio secondo Igor Sibaldi (le descrizioni sono tratte da: “Libro degli Angeli” e sono state rivedute dall’autore di un blog); descrizione che, tra tutte le altre di mia conoscenza, io percepisco come  la “più affine”.

Un’altro alle caratteristiche caratteriali del bambino governato dal proprio Genio.

La Claviculae Angelorum

Vengono citati più volte i nomi dei Geni scritti con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

Sono elencate le loro Esortazioni.

Il dono da loro dispensato.

Le date di reggenza. (secondo Haziel e secondo Pier Luca Pierini)

Una breve descrizione dell’energia dell’entità contraria.

La meditazione associata all’Angelo e la relativa immagine composta da lettere dell’alfabeto ebraico.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza.

La composizione del Coro degli Arcangeli.

57 Nemamiyah

58  Yeyale’el

59 Harahe’el

60 Metsara’el

61 Umabe’el

62 Yahehe’el

63 ‘Anawe’el

64 Mehiy’el

 Gerarchia Angelica Arcangeli.

 Gli Arcangeli, sono nella nostra tradizione Cristiana, gli angeli più familiari, in modo specifico l’Arcangelo Michele, a lui sono stati attribuiti molti miracoli e in suo onore sono consacrati molti luoghi. Gli Arcangeli appartengono al secondo coro della terza gerarchia celeste. Dirigono direttamente l’attività degli Angeli e qualche volta sono inviati da Dio con incarichi di grande importanza, per agire direttamente presso gli uomini e sono gli unici menzionati nei testi sacri. Gli Arcangeli custodiscono gli archetipi dello specifico elemento creato, collocato all’interno di una specie. Sovrintendono direttamente all’attività degli Angeli posti a custodia di ogni singolo elemento. Il termine Arcangelo è composto e deriva dal greco ”essere a capo” e  “messaggero”. La parola “Arcangelo” è usata solamente due volte nelle scritture (ma diverse volte nel Septuaginta) che è la versione della Bibbia in lingua Greca. Il santo ordine degli Arcangeli, per la sua posizione centrale nella gerarchia, partecipa affinché gli ordini dei santissimi Principati arrivino agli Angeli, in quanto riceve gerarchicamente le illuminazioni del Principio divino attraverso le potenze primarie e le annuncia benevolmente agli Angeli, e tramite gli Angeli le manifesta a noi, in proporzione alle sante attitudini di coloro che vengono divinamente illuminati.

Nella Bibbia sia nell’AT che nel NT, nella lettera di Giuda servitore di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, (versetto 9): ”l’arcangelo Michele, quando contendeva con il diavolo disputando per il corpo di Mosè, non osò pronunciare contro di lui un giudizio ingiurioso, ma disse: «Ti sgridi il Signore!».”

Nell’Apocalisse (versetto 7): ”Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8 ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo”. E ancora l’arcangelo Gabriele che è incaricato da Dio di spiegare le visioni a Daniele versetto (8, 16 e 9, 21).

Gli Arcangeli Michael, Gabriel e Raphael, sono a capo delle Gerarchie creative, sono desiderio-mente, Essi agiscono facendo risuonare “la Voce di Dio” che trova poi manifestazione per mezzo delle Intelligenze minori.

I rimanenti Arcangeli: Anael, Samael, Uriel e Sachiel vengono chiamati “i Reggenti della Terra”, in quanto governano i quattro elementi: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.

Quindi per la nostra tradizione e quella ebraica, gli Arcangeli sono i messaggeri Divini, i protettori degli elementi e contro le forze maligne.

Nelle altre tradizioni esoteriche la loro funzione è molto più che semplici messaggeri e protettori sono: energia d’amore, il corpo astrale (o desiderio), il fuoco solare, Kama- desiderio. Il loro domino è sul piano astrale del nostro pianeta. Gli Arcangeli divennero esperti nel costruire un corpo con la sostanza del desiderio in ere molto antiche. Essi sono perciò capaci di istruire e guidare esseri meno evoluti di loro come l’uomo e gli animali, per insegnargli a modellare e utilizzare il loro corpo del desiderio.

Il loro confine si espande fino a Mercurio, agli Arcangeli tuttavia, “piace” espandersi ed effondersi nella spiritualità dell’universo, non potrebbero estendere però la vita oltre un dato limite, se qualcosa non venisse loro in aiuto.

In questa loro espansione vengono in aiuto agli Arcangeli le entità dello spazio spirituale, che sono chiamati Cherubini. È una categoria di entità spirituali particolarmente elevata quella dei Cherubini, poiché hanno il potere di accogliere a braccia aperte gli Arcangeli.

Da questa collaborazione, per così dire, abbiamo acquistato un concetto importante, la prima idea della cooperazione di talune entità spirituali dell’universo col nostro pianeta. E per noi umani l’idea di una collaborazione fra fratelli, in quanto siamo tutti figli di nostra “Madre” la Terra. Vengono chiamati anche spiriti del fuoco o di razza infatti, in un’anima di popolo vive e opera quello che chiamiamo uno spirito del fuoco o un Arcangelo. Esso regola il rapporto del singolo uomo con l’insieme di un popolo o di una razza. Nell’evoluzione umana gli uomini ricevettero gli spiriti di Mercurio, Arcangeli, in epoche passate (Atlantide), che potevano permeare il corpo fisico e il corpo eterico degli uomini. É importante sapere che nell’antica Atlantide esistevano uomini che in realtà erano Arcangeli, che nel loro corpo fisico e nel loro corpo eterico portavano incarnato un Arcangelo.

Se riflettiamo che gli Arcangeli hanno il compito di dirigere interi popoli, capiremo che un tale uomo, che portava in sé un Arcangelo, poteva realmente dare senz’altro a una data popolazione dell’Atlantide le leggi ad essa corrispondenti ch’egli aveva lette nei cieli. Ed oggi l’umanità ha in sé quelle facoltà “sentimenti-emozioni” trasmesse da queste grandi entità chiamati Spiriti di Razza o Arcangeli .

È possibile percepire gli Arcangeli solo nel vento e nel fuoco e ovviamente bisogna cercare con l’occhio chiaroveggente, questa bellissima Gerarchia, potente e protettrice degli esseri umani.

 

Arcangelo MICHELE e Coro del Angeli Arcangeli.

POTENZA DELL’INTELLETTO A CAPO DEL CORO DEGLI ANGELI ARCANGELI.

La sede di Michele, Potenza dell’Intelletto, è l’ottava Sephira, o Turbine MERCURIO-HOD.

 Il suo Nome (Mikael, o Ma-Ha-El) significa “simile a Dio”; o “chi è simile a Dio?”

Questo Arcangelo rappresenta infatti la Trinità di Dio già nella tradizione ebraica; Dio Uno e Trino (Giov.1:1), e anche la prima Persona della Trinità: il Padre. Il nome מיכאל è composto da tre parti.

La prima, מי Mi, “Chi?”, designa la suprema essenza divina (Zohar): indica Dio prima della Creazione, “Colui che è”; il Creatore del firmamento (Is. 40:26; cfr. Ap.3:14). La parte centrale, la lettera כ, (K, kaph), “come”, ha valore di assimilazione e di uguaglianza e insieme di distinzione; designa il Verbo, il Figlio Creatore in virtù dell’Onnipotenza e Amore del Padre. La terza parte אל, “Lui l’Altissimo”, indica Dio Padre.

Anche in sanscrito Maha significa “grande” e El sta per Dio.

L’Arcangelo Michele, o San Michele Arcangelo, è da sempre amatissimo, molto conosciuto e venerato, in quanto entità a capo delle schiere angeliche (Ap.12:7): chiamato anche Firmamento delle Stelle (Is.40:26) (il firmamento è considerato il suo stesso corpo) è l’immane energia che schiera costantemente tutte le Forze angeliche nella lotta contro le Forze del Male. Con la sua spada trafigge il drago e squarcia il buio, sconfiggendo le tenebre; è dunque il protettore dalle insidie delle forze oscure. Nel canone romano arcaico è chiamato “il Santo Angelo”, con un singolare collettivo che ricomprende in sè tutti i santi angeli.

Suoi archetipi sono tutte le figure mitiche che sfidano, e sconfiggono, il drago. Il suo ruolo centrale di capo delle armate Celesti ne fa il vincitore della Bestia e il vincitore per eccellenza di tutte le battaglie.
 Il suo aspetto di guerriero vittorioso gli vale la devozione di tutti gli eserciti, dai tempi più arcaici fino ai giorni nostri. Nella tradizione cristiana, dalla visione con cui apparve a Costantino prima della battaglia contro Massenzio (mostrando la croce fiammeggiante con la scritta “In hoc signo vinces”), a quelle con cui pretese da Lorenzo di Siponto la “Celeste Basilica” nella grotta del Gargano, Michele giunge fino a noi come Principe delle Milizie Celesti, Guerriero e Difensore della Luce, solitamente raffigurato nell’atto di imporre il proprio controllo (K) sulle forze del Male e del Caos. La lettera כ (K, kaph) è appunto il geroglifico del potere, del possesso, dell’afferrare…: cioè del comprendere.

Ma tutti gli Arcangeli hanno nella loro indole un forte elemento K, cosa molto importante da ricordare.

Questo non simboleggia solo la loro potenza ma ci ricorda che è loro compito, tra le Gerarchie celesti, proprio capire (e far capire), cioè accerchiare, (dal latino comprehendere) per poter infine annientare, togliere di mezzo. Così anche noi, inevitabilmente, per poter andare oltre, possiamo superare (togliere di mezzo) solo quanto abbiamo, prima, veramente compreso.

Invocazione di Rudolf Steiner all’Arcangelo Michele.

Michael, prestami la tua spada:

armami perché io possa vincere in me il Drago.

Riempimi della tua forza perché possa prevalere

sulle Forze che vogliono paralizzarmi.

Agisci entro di me perché splenda la luce del mio Io,

così ch’io possa compiere azioni degne di te, Michael.

CORO ANGELICO.

L’Arcangelo Michele presiede al Coro degli angeli Arcangeli, i quali sono i custodi degli archetipi divini e sovrintendono direttamente all’attività degli angeli posti a custodia di ogni singolo archetipo – elemento – creatura. Riguardo all’umanità, dice Haziel che è loro compito stimolare in modo precipuo il nostro senso pratico. Secondo l’antroposofia essi hanno anche il compito più vasto di coordinare armonicamente la vita del singolo con quella di collettività più grandi, favorendo ad esempio la connessione fra le persone con i popoli, le razze e l’umanità intera.

 

Nemamiah, angelo 57, dei nati fra il 1° e il 5 gennaio.

 Nemamiah è il 57esimo Soffio e il primo raggio angelico nel Coro degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele; qui amministra le energie di Urano. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 1° e il 5 di Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il Nome di Nemamiah significa “Dio lodevole”.

Il dono dispensato da Nemamiah è il DISCERNIMENTO.

Questo Angelo, che rappresenta l’aspetto uraniano delle energie di Mercurio, occupa la posizione più elevata del suo Coro. Stando alla Tradizione, ci si può servire di Lui per far prosperare qualunque cosa e per liberare i prigionieri: infatti le energie di Urano, che portano prosperità (e salute), unite a quelle di Mercurio (intelligenza), possono svincolarci dalle tendenze intellettuali che imprigionano nella routine. E’ l’Angelo della grandezza d’animo: se avremo bisogno della capacità di decidere con giustizia in imprese grandiose, quest’Angelo concederà la necessaria lucidità; condurrà a buon fine ogni azione in favore della Verità e del Bene. Dice Haziel che la sua energia costituisce il fattore saliente di una “tappa di silenzio”. La persona che osserva, analizza, cerca di interiorizzare il Pensiero Cosmico, riceverà aiuto da lui; se non per trasformare se stesso, per creare invenzioni nuove volte a realizzare il bene comune. Nemamiah stimola infatti le capacità inventive, dona la prosperità e porta la libertà a coloro che sono ingiustamente imprigionati: ci si potrà quindi rivolgere a lui per risolvere problemi spinosi, per qualsiasi questione legale importante, e anche per assicurarsi adeguati mezzi di sostentamento. Inoltre, quest’angelo protegge tutti coloro che combattono per una causa giusta, specialmente fra i militari. Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell’Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, nun-mem-mem, la Nun (pesce) proviene da: “Anche la colonna di nube che li precedeva si mosse e dal davanti passò indietro” (Esodo, 14, 19).  La prima Mem (acqua) viene da: “venendosi a trovare fra l’accampamento degli Egiziani e quello di Israele” (Esodo, 14, 20); mentre la seconda Mem proviene da: “e l’Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente” (Esodo 14, 21). Il rebus formato dalle lettere in relazione alla loro origine dà l’immagine della forza interiore; questi segni suggeriscono anche che questo angelo ispira a fare progetti e sosterrà i suoi protetti in ogni avversità. Nemamiah è infatti l’angelo della Vittoria (interpret. Muller-Baudat).

Nemamiah secondo Sibaldi.

Nemamiyah nun-mem-mem

«Il mio agire è fruttuoso dove ha grandi ostacoli»

Gli Arcangeli sono solitamente raffigurati, nel cristianesimo, con indosso lucenti corazze da condottieri: e Nemamiyah ha davvero un piglio da generale. Le due mem che compaiono nel suo Nome raffigurano una fortezza da assediare; e nm, in ebraico, è la radice di nimna‘ , che vuol dire «impresa impossibile»: proprio il genere di cose che piacciono a questi arcangelici, e dalle quali faranno benissimo a lasciarsi attrarre. Nelle sfide, nei rischi, in tutte le resistenze che il destino può opporre – e dinanzi alle quali tanti altri girerebbero prudentemente al largo – i Nemamiyah trovano sempre le chiavi del loro successo. Sposeranno felicemente proprio la persona che all’inizio non voleva saperne, o che da ogni punto di vista sarebbe sembrata al di là della loro portata; nel lavoro, avranno le più brillanti soddisfazioni là dove tutto sembrava congiurare contro di loro; dei loro progetti per il futuro, si realizzeranno magnificamente quelli che saranno cominciati nel modo peggiore: e viceversa, ciò che i Nemamiyah si rimprovereranno di più nella vita, sarà certamente di aver rinunciato a qualche battaglia apparentemente durissima. Così è, perché essi conoscono dalla nascita – e hanno il compito di rivelare – un segreto che in realtà ci riguarda tutti: non c’è ostacolo o avversario che non nasconda in sé un qualche lato oscuro di chi si accorge di poterlo affrontare. Le resistenze che i nostri progetti incontrano nella realtà esterna sono concrezioni di una nostra resistenza interiore a realizzarli: superare quelle si può soltanto superando quest’ultima – liberando le forze che in essa agiscono contro di noi e trasformandole in nostre alleate. I Nemamiyah sono per loro natura esperti di quest’arte, ne danno continuamente l’esempio, perché anche noi la impariamo. Dev’essere questa la ragione per cui sono dotati, solitamente, di un così grande vigore sia fisico sia intellettuale, e soprattutto di un’insaziabile curiosità: sono sempre alla ricerca, non c’è campo che non possa interessarli, e in cui non sperino di trovare nuove sfide – e un nuovo pubblico, anche, che possa apprezzare il loro coraggio e capirne il senso. Va da sé che nella maggior parte dei casi sono nevrotici, perfezionisti, sempre insoddisfatti, soggetti a repentini sbalzi d’umore; ma anche questo fa parte del gioco: serve a caricarli, come pugili prima dell’incontro. E quanto al fatto di risultare spesso antipatici, non se ne curano quasi, presi come sono dal loro perenne superlavoro. Di esempi illustri se ne contano in quantità: Cicerone, che a intensissime lotte politiche alternò un’inesauribile attività di scrittore, spaziando nei più vari campi allora noti; Lorenzo de’ Medici, che, mentre trionfava su continue congiure e costruiva il suo impero finanziario, trovò il tempo di raccogliere intorno a sé e di mettere all’opera le migliori menti dell’epoca, per vedere come riuscivano a fare quello che, verosimilmente, se fosse stato al posto loro avrebbe tanto voluto fare lui stesso; e Isaac Newton, scopritore tra l’altro della legge dell’uguaglianza di azione e reazione, che davvero si direbbe una trasposizione scientifica di quel segreto dei Nemamiyah a cui accennavo prima. Poi Isaac Asimov, biochimico, fisico, storico della scienza, studioso di Sacre Scritture e soprattutto prolifico narratore di fantascienza: celeberrimo il suo ciclo di romanzi sulle vicende di un impero galattico – la Fondazione – che coprono un arco di decine di migliaia di anni. E poi l’enciclopedico Jakob Grimm; e l’altrettanto enciclopedico Umberto Eco, che guarda caso esordì proprio con impossibilia letterari, come la paradossale Fenomenologia di Mike Bongiorno. E tanti altri celeberrimi Nemamiyah hanno costruito la loro carriera su sfide, duelli e imprese impossibili: come Sergio Leone, Michael Schumacher, e Mel Gibson, che proprio come regista (che è come dire generale) ha cominciato a dare il meglio di sé, guidato da una sempre più vasta ambizione. I Nemamiyah seguano questi esempi, senza porsi limiti di modestia. Professioni consigliate: tutte, senza eccezione, purché una volta abbracciata una se ne trovino subito anche qualcun’altra – o perlomeno estendano il più possibile il loro campo d’azione, così da trasformare, poniamo, il loro negozio in un supermercato, il loro studio medico in un poliambulatorio, le loro lezioni in classe in un laboratorio sperimentale multidisciplinare, e via dicendo. Faranno sicuramente parlare di sé con ammirazione, poiché non solo sono grandi organizzatori, ma hanno anche sufficiente lucidità e senso pratico per potersi promuovere egregiamente. Un ultimo consiglio. Tra le resistenze che l’uomo scopre in sé stesso, una delle più forti è la paura dell’Aldilà, di forme di conoscenza, cioè, diverse da quelle della coscienza razionale: e i Nemamiyah – benché raramente lo sospettino – sono per loro natura portati a superare con successo anche questa barriera. Possono diventare cioè buoni veggenti, sviluppare telepatia e precognizione, e soprattutto trarre, dalle loro facoltà superiori, ispirazioni ancor più audaci del solito per risolvere i loro problemi di strategia. La loro lucidità non si appanna affatto, quando cominciano a collaborare con qualche Spirito guida: sanno allearlo alla propria razionalità, come pochi altri. E se all’inizio il pensiero di potersi avventurare in quegli strani territori li imbarazza o li spaventa, tanto meglio: vorrà dire che anche là si nasconde qualche nuovo aspetto oscuro delle loro energie, che porterà loro fortuna quando avranno imparato a illuminarlo.

Il bambino Nemamiyah.

Non preoccupatevi se vi sembrano incostanti: è solo a voi che sembrano tali; per loro invece è solo un’esplorazione preliminare di quell’orizzonte a trecentosessanta gradi di cui, da grandi, dovranno impadronirsi. Si interessano, devono interessarsi di tutto, ed è dunque comprensibile che appaiano spesso distratti; ma è solo perché stanno riflettendo a quattro, cinque cose contemporaneamente. La loro curiosità è inoltre d’una specie decisamente attiva: per conoscere meglio, hanno bisogno di smontare il meccanismo, di sezionare, di rompere anche; e viceversa, appena hanno capito qualcosa, vorranno costruire, creare, fare. Facilmente la loro stanza somiglierà a un suk o alla bottega di un rigattiere; e potrà avvenire che forzino il coperchio del computer, o facciano esperimenti di combustione in bagno, se prima non avrete provveduto a indirizzarli verso qualche maniera più sistematica di esplorare le cose. Provate con qualcosa che altri genitori giudicherebbero troppo ambizioso: un telescopio, per esempio, o una macchina fotografica. Se non li faranno a pezzi, astronomia e fotografia diverranno le loro prime passioni. Al contempo, avviateli a qualche sport aggressivo, che possa impegnare anche la loro irruenza fisica. Amano le difficoltà, la fatica; ameranno ben presto l’impossibile: fate in modo che ci arrivino ben preparati.

Claviculae Angelorum:

Lungimiranza e inesauribile desiderio di conoscenza e di conquiste. Fortuna nel superare gli ostacoli. La liberazione dei prigionieri. Lucidità. Sapienza esoterica.

 Qualità di Nemamiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Nemamiah sono inventiva, logica e ordine, coraggio e sacrificio, carattere forte, senso del dovere e dell’onore, onestà, generosità discreta. La persona da lui protetta e assistita sarà attiva e coraggiosa, dotata di grandi capacità di sopportare le fatiche del lavoro e le avversità della vita. Dona temperamento decisionale e successo nelle carriere militari o legate alla giustizia. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Rax e rappresenta le battaglie inique. Ispira mancanza di coordinamento, indecisione, confusione, codardia, prepotenza; induce i vittoriosi a infierire inutilmente, chi si trova in posizione di forza a colpire i più deboli. Causa tradimenti e conflitti per cause sbagliate o che non lo meritano.

Meditazione associata al Nome: ascoltare la propria anima.

La meditazione su questo Nome si chiama “ascoltare la propria anima”. Ognuno di noi ha una missione, un obiettivo spirituale che deve realizzare in questa vita; dal quale, però, le interferenze del mondo materiale sviano continuamente. Se ascoltiamo molto attentamente, il nostro vero sé ci indirizzerà verso il nostro scopo. Secondo la Kabbalah, la vibrazione delle lettere di questo Nome consente di discernere fra le reali aspirazioni della nostra anima e le direttive sbagliate che giungono dal nostro ego, che ci trascinano verso obiettivi materialistici. La prima cosa da intuire è che prima della Creazione tutte le anime già esistevano, ed erano una sola. Qualunque siano i nostri interessi, è necessario comprendere che il nostro bene personale non può prescindere dal bene comune, e il nostro vero Bene è la trasformazione personale nell’ascolto del proprio vero sé.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per il potere di questo Nome, i sussurri della mia anima e il consiglio divino della Luce mi mandano un messaggio forte e chiaro. So cosa devo fare, e sono disposto e pronto a farlo.

Esortazione angelica.

Nemamiah esorta i suoi protetti ad allinearsi con la sua essenza angelica, abbandonando cause materialistiche o, peggio, ingiuste, che portano solo benessere materiale o frutto di iniquità. Invita a combattere ogni tendenza e tentazione a essere faziosi, sleali, crudeli con chi non si può difendere; a utilizzare i suoi doni preziosi per il bene proprio e dell’umanità.

Giorni e orari di Nemamiah.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Nemamiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 5 marzo, 17 maggio, 1 agosto, 13 ottobre, 24 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 18.40 alle 19.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Secondo la Tradizione va rivolto a Nemamiah questo versetto dai Salmi: qui timent Dominum speraverunt in Domino, adiutor eorum et protector eorum est (chi teme il Signore spererà in lui, che lo ascolta e lo protegge. Sal.113, 19

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica che nasce dalle domande poste da questi arcani. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), la radice (Nun-Mem-Mem) di questo angelo risponde alla configurazione: “la Temperanza – la Morte – la Morte”. Chiede la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): che cosa mi protegge? Quale rapporto devo mantenere con me stesso? Che cosa devo curare? Chiede, per ben due voltela Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? L’opportunità sottintesa da questa combinazione è che abbiamo l’occasione, nel percorso evolutivo di questa vita, di profonde trasformazioni; in questo caso sorrette da grande capacità di affrontare gli ostacoli e forza interiore: facoltà che saranno ampiamente potenziate dal saper chiedere l’aiuto delle Energie angeliche.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 1° e il 5 gennaio. L’angelo Nemamiah appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. Il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael, mentre questa decade in particolare (1-10 gennaio) cade sotto l’Arcangelo Haniel. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Nemamiah, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Yeyalel, angelo 58, dei nati fra il 6 e il 10 gennaio.

 Yeyalel, o Yeyale’el, è il 58esimo Soffio; è il secondo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 6 e il 10 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il Nome di Yeyalel significa “Dio che esaudisce le generazioni”.

Il dono dispensato da Yeyalel è INTELLIGENZA, con la FORZA INTELLETTUALE.

Secondo la Tradizione, infatti, quest’Angelo concede un’intelligenza penetrante e incisiva come un coltello, ma anche capace di spezzare il dominio della mente, per consentire integrazione e sintonia fra mente, cuore, anima.

I protetti da Yeyalel hanno il talento di comprendere chiaramente i fatti e la Verità, che tenderanno a difendere sempre e senza incertezze. Dice Haziel che, tramite questo Angelo, l’intelligenza pratica raggiunge il proprio punto più elevato. I nati in questi giorni, sintonizzandosi con la propria energia angelica, potranno conferire alla propria esistenza la più solida struttura; tale compito sarà facilitato se la professione scelta sarà di tipo intellettuale. Per la sua appartenenza al Coro degli Angeli Arcangeli (che NON vanno confusi con gli Arcangeli propriamente detti) Yeyalel governa le energie di Mercurio, inoltre (per la sua posizione nel Cosmo), quelle di Saturno. L’aiuto che fornisce si basa sulle verità scientifiche: questo Angelo esclude tutto ciò che si allontana da questo principio. I suoi protetti riusciranno nelle scienze e nelle professioni in cui l’intelletto procede lentamente, con pazienza. Avranno idee chiare e stabili, sulle quali si fonderà il successo concesso dall’angelo. Secondo Haziel la tendenza esteriorizzatrice sarà posta in particolare evidenza e sarà facoltà tipica dei protetti da Yeyalel il saper mettere a fuoco il modo più confacente per trarre profitto da una data situazione. Questo Angelo promuove l’emergere di nuove teorie concernenti l’edilizia, l’habitat utilitaristico, e il senso pratico del soggetto si esprimerà pienamente attraverso il processo di costruzione. Ma la stessa energia angelica presiede anche al processo di dissoluzione materiale: perciò l’ambito migliore per i suoi protetti è nell’organizzazione di attività provvisorie; dalle costruzioni prefabbricate e le impalcature, alle mostre e agli eventi. Invocato, Yeyalel consola l’animo rattristato dalle tribolazioni della vita, ma guarisce anche le malattie: concede dunque salute e guarigione (soprattutto per gli occhi), successo nell’amore fortemente ricambiato, e nell’industria, in particolare metallurgica: infatti domina anche il ferro e tutte le professioni collegate alla metallurgia in genere, proteggendo dai fabbri agli operai siderurgici ai fabbricanti e commercianti di qualsiasi oggetto in metallo. Riguardo alla salute, anche secondo il testo medievale “Enchiridion” di Papa Leone III, il suo aiuto risulta particolarmente efficace nel caso di malattie agli occhi: ma la protezione della vista va intesa in tutti i sensi, materiale e anche morale.

Yeyalel secondo Sibaldi. 

Yeyale’el yod-yod-lamed

«È la mia vista superiore a condurmi in alto»

 «A me gli occhi!» La lettera yod è infatti il geroglifico dell’attenzione, della mano che indica e dello sguardo che le obbedisce, e gli Yeyale’el sono maestri nel dirigere e nell’attrarre gli sguardi del prossimo. Sono anche dotati di una massiccia Energia Yod, che deve assolutamente prorompere da loro in forma terapeutica o in forma d’arte teatrale. Nel primo caso, saranno perciò spinti all’oculistica, alla neurologia, o alla psicologia, magari, che permette anch’essa di vedere meglio le cose. Nel secondo, basterà che salgano su un palcoscenico per accorgersi che nulla può dar loro più gioia del captare ed entusiasmare l’attenzione dei molti: e ben lo dimostrano molti Yeyale’el ipnotizzatori del pubblico, da Elvis Presley a Modugno, da Celentano a David Bowie e a Paolo Conte. Oppure sono loro stessi a vedere al di là del possibile, forti della loro doppia yod: come Bernadette Soubirous, che contemplò più volte Maria Vergine in persona, o l’astrofisico Stephen Hawking, studioso dei black holes che segnano i confini del nostro universo. Seguono poi, nel vasto repertorio di potenzialità degli Yeyale’el, le varie professioni legate al mostrare, al rivelare, allo smascherare: critici d’arte e galleristi, tecnici delle luci, vetrinisti, pubblicitari, acconciatori, truccatori, costumisti, chirurghi estetici, confessori, illustratori (fu uno Yeyale’el il più celebre della categoria: Gustave Doré), commissari di polizia, giudici istruttori, detective, specialisti nelle intercettazioni, o viceversa prestigiatori, falsari e ogni genere di ingannatori che semplicemente hanno deciso di adoperare il potere del loro Arcangelo per far sembrare reale ciò che non è – e che inevitabilmente crollano non appena, nei loro raggiri, il voler nascondere qualcosa prevalga su quel tanto di creatività che occorre per far passare per vere le bugie. Esemplare, a tale riguardo, fu il caso di Richard Nixon, che riuscì, sì, nell’intento di farsi credere quel leader di spicco che non era, ma cadde per non essere riuscito a tener segreto il suo abuso di spionaggio interno. In generale, a scanso di guai, vanno consigliate agli Yeyale’el una franchezza estrema verso gli altri, e una costante ricerca di limpidezza interiore, anche a costo di puntare su semplificazioni che a chiunque altro potrebbero apparire eccessive: rimarranno meravigliati nel constatare come la più elementare voglia di vederci chiaro basti a risolvere a loro vantaggio anche i problemi più complicati – come se d’un tratto si destassero in loro e anche attorno a loro potenti forze amiche. Se ne accorgono presto, in genere, e queste forze li appassionano, stimolando il loro coraggio e spingendoli a un’iperattività che sanno gestire benissimo. È raro che si esauriscano, anche quando si lasciano prendere talmente da qualche impresa da non essere più capaci di riposarsi. Unica condizione perché il loro vigore continui ad aumentare è l’estroversione: dal contatto con gli altri – con quanta più gente possibile – sembrano attingere slancio, proprio come Anteo dal contatto con la terra; e non perché assorbano energia altrui, ma al contrario: perché ne hanno talmente tanta in sé stessi, che se non potessero condividerla con altri ne sarebbero soffocati, schiacciati. La sorte degli Yeyale’el che commettono l’errore di isolarsi è, infatti, davvero pesante. L’Energia Yod che non utilizzano si volge ben presto contro di loro, dissestandoli nel fisico o – quando sono più fortunati – nell’umore. Si sentono allora facilmente sconfitti dal destino, sventurati, abbandonati; il loro animo diventa terreno di saccheggio per le micidiali quattro R di cui già altre volte abbiamo parlato: il Rimorso, il Rancore, la Rabbia, il Rimpianto, che negli Yeyale’el possono crescere fino all’ossessività. Anche le due yod del Nome dell’Angelo non li perdonano di averle lasciate inattive: la loro mente comincia a ingannare sé stessa e a ingigantire paure e incubi con cui dà forma a un mondo illusorio che per i poveri Yeyale’el solitari diventa più reale di qualsiasi altra cosa. Elvis Presley dovette sperimentare qualcosa del genere, nei suoi ultimi, disastrosi anni. È inutile, a quel punto, cercare di far breccia in quel loro guscio angoscioso: sono e rimangono sempre loro i maestri sia della verità sia dell’apparenza, e ogni tentativo di dissuaderli, di aiutarli a vedere meglio, non potrà che risultare dilettantesco dinanzi alla loro sconfinata abilità naturale in questo campo. L’unico rimedio potrebbe consistere nell’aiutarli a tornare in mezzo alla gente e nel lasciare che ritrovino il gusto di comunicare, di far credere agli altri invece che soltanto a se stessi. Ma, ripeto, ci vorrebbe perlomeno un altro Yeyale’el per poterli persuadere…

Il bambino Yeyale’el.

Su un punto non transigete mai, con i piccoli Yeyale’el: niente bugie! Favole e allegre fandonie sì, quante ne vogliono, e anche maschere (le amano moltissimo), giochi di recitazione e sogni a occhi aperti: ma dove si tratti di cose concrete, la sincerità, sia con loro sia con tutti gli altri membri della famiglia, deve imporsi come un valore sacro. La differenza tra vero e falso, tra realtà e illusione, è e sarà infatti il principale argomento della loro esistenza: da grandi, gli Yeyale’el diverranno comunque degli attori, e la bellezza e il tormento dell’apparire e del far sembrare peseranno, bene o male, su gran parte della loro giornata. Aiutateli dunque a costruirsi e a serbare un’isola interiore di autenticità, una quinta dietro cui riprendere fiato. Non è facile, certo: sapete bene che noi tutti cataloghiamo la sincerità tra i lussi che una persona normale non si può permettere; ma voi sforzatevi, per il loro bene.

Claviculae Angelorum:

 Guarire le malattie. Saper vedere e aiutare a vedere. Sfatare gli inganni. Protezione contro la rassegnazione.

Qualità di Yeyalel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Yeyalel sono carattere docile e gentile, lealtà, franchezza e amore per la sincerità e la verità, padronanza dei sentimenti, difesa delle giuste cause, rigore, integrità. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Gole e rappresenta la stagnazione e la tristezza. Ispira menzogna, inganno, intransigenza, durezza di carattere, violenza, vendetta, assassinio, incostanza. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti.

Meditazione associata al Nome di Yeyalel: lasciare andare.

La prima cosa da fare è intuire che, purtroppo, è nella nostra profonda natura aggrapparci al dolore e alla sofferenza, tanto che se ci si prospetta la felicità o una speranza la prima cosa che ci viene in mente è: troppo bello per essere vero! Ma è proprio questo tipo di coscienza che impedisce alla gioia di concretizzarsi nella nostra vita: non possiamo realizzare un domani appagante stando aggrappati a un passato infelice e cinico: e non c’è altro da capire. La meditazione associata al Nome di Yeyalel si chiama infatti “lasciare andare”; concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

lascio andare TUTTO. Punto.  

Esortazione angelica.

 Yelalel esorta a non abbandonarsi all’immobilità e alla tristezza, a superare il passato e a ricercare la lucidità mentale che sia capace di trascendere le apparenze; a mantenersi sempre leali, cercare di essere indulgenti e astenersi da ogni tentazione di violenza.

Giorni e orari di Yeyalel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Yeyalel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 6 marzo, 18 maggio, 2 agosto, 14 ottobre, 25 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.00 alle 19.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita; è questo l’orario in cui le sue energie si schiudono e il migliore per invocarlo. Secondo la Tradizione va rivolto a Yeyalel questo versetto dai Salmi: Et anima mea turbata est valde, sed tu, Domine, usque quo…? (L’anima mia è tutta sconvolta, ma tu, Signore, fino a quando…? Sal. 6,4)

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque se invertiamo la posizione delle lettere della radice del Nome (da Yod-Yod-Lamed a Lamed-Yod-Yod) la radice di questo angelo risponde alla configurazione: “l’Appeso-la Ruota-la Ruota”. Anche da questo si può trarre una riflessione, che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede l’Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi): quale nuovo punto di vista devo assumere? Cosa devo sacrificare? Cosa devo donare di me stesso? Cosa devo fermare? Cosa devo ascoltare? Verso quale punto devo rivolgere la ricerca interiore? Chiede la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo), per ben due volte: cosa deve cambiare, quale ciclo si sta concludendo? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti?  Noi ci incarniamo, incessantemente, con il solo scopo di trasformare noi stessi fino a raggiungere il pieno risveglio; ogni vita ci dà l’occasione di profonde trasformazioni che tanto più saranno efficaci e consapevoli quanto più sapremo chiedere l’aiuto delle Energie angeliche.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 5 e il 10 gennaio. L’angelo Nemamiah appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. Il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael, mentre questa decade in particolare (1-10 gennaio) cade sotto l’Arcangelo Haniel. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Yeyael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Harahel, angelo 59, dei nati fra l’11 e il 15 gennaio.

Harahel, o Harael, o Harahe’el, è il 59esimo Soffio; è il terzo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra l’11 e il 15 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il nome di Harahel significa “Dio onnisciente”.

 

Il dono dispensato da Harahe’el è la RICCHEZZA INTELLETTUALE.

Si tratta della vitalità mentale che dà la determinazione a conoscere l’essenza delle cose, della vita e degli esseri, per acquisire conoscenza e coscienza, senza porsi limiti (he-resh-heth).

E’ un’energia angelica molto attiva, ritenuta fra tutte la più produttiva. La fecondità che dispensa proviene dalla congiunzione delle energie di Mercurio e di Giove, che egli governa nel proprio Coro. Harahel dona ai suoi protetti le potenzialità di un’intelligenza onnipotente e facilità nella diffusione intellettuale; talento nella matematica e nell’amministrazione; buon carattere, onestà e saggezza. Protezione dal fuoco e dalle esplosioni. Buona ripresa dalle malattie e longevità. L’individuo da lui protetto che gli si affida, perciò, apprenderà facilmente e potrà ottenere successo nelle attività intellettuali e materiali. Avrà attitudine sempre positiva e diffonderà il bene, la bellezza e la verità. Tramite l’invocazione è possibile ottenere apertura mentale e coraggio, fecondità nei soggetti sterili (e conseguenti nascite di bambini), rispetto filiale, successo nelle attività borsistiche e bancarie e in ciò che attiene all’oro e ai preziosi. Il successo dipende naturalmente dalle capacità individuali di ognuno, ma la preghiera all’Angelo dà la possibilità di concretizzare le capacità, i talenti, i desideri e i progetti.

Harahel secondo Sibaldi.

Harahe’el he-resh-heth

«Io porto l’invisibile nel mondo concreto»

 I protetti dell’Arcangelo Harahe’el appartengono alla categoria degli animi generosi, ampi: di coloro, cioè, la cui crescita spirituale ha già quasi superato la dimensione dell’ «io», e che trovano quindi insufficiente tutto ciò di cui la stragrande maggioranza delle altre persone si accontenta o va addirittura orgogliosa. Agli altri basta guadagnare per sé stessi e per i loro cari? Agli Harahe’el sembrerebbe una prospettiva soffocante. Gli altri sono contenti di abitare nel loro presente, e credono sia già una gran cosa capire la propria civiltà? Gli Harahe’el hanno invece bisogno di spaziare, di conoscere e far conoscere l’altrove, il futuro, il passato, l’ignoto. Si sentono al tempo stesso esploratori e tramite, media, porte attraverso le quali ciò che è stato dimenticato o ciò che ancora non è stato scoperto possa giungere nella loro epoca attuale, e ampliarla. Può trattarsi, nei casi più eroici, di ideali, di grandi sogni ancora irrealizzati – «I have a dream…» tuonava lo Harahe’el Martin Luther King nel più celebre dei suoi discorsi. Oppure, più semplicemente, di idee nuove: quando è questo che li interessa, una qualche loro antenna li guida con sicurezza verso ciò che è più all’avanguardia in qualche altra nazione, e se ne impadroniscono, lo divulgano, lo trapiantano là dove abitano, preoccupandosi che metta radici e dia frutto. O ancora quando si interessano più degli individui che dei Paesi, quella stessa antenna permette loro di cogliere in voi qualità e possibilità che, talvolta, voi stessi ignoravate o sospettavate appena: e sanno incoraggiarle, educarle, promuoverle, rivelandosi ottimi agenti e talent scout. Allo stesso modo potrebbero essere archeologi e antiquari di successo: audaci, ispirati Geiger di tesori sepolti o rimasti per secoli in cantina; o detective degli archivi, in cerca di manoscritti preziosi; o magari cacciatori di fantasmi, o di indizi di extraterrestri di passaggio – e anche in questi casi non avrebbero difficoltà a rendere le loro scoperte pubbliche e clamorose, trasformandole in congrue fonti di reddito: poiché tutti gli Harahe’el hanno il dono, e la vocazione, di produrre e moltiplicare ricchezze. D’altronde l’oro non è forse il simbolo di ciò che aumenta le possibilità della vita? È anch’esso, a suo modo, una materializzazione dell altrove, un condensato di potenzialità: appunto così lo intendono gli Harahe’el, e perciò lo amano e, solitamente, ne sono amati. Jack London, quanto a questo, è uno dei loro più vigorosi rappresentanti, con la sua mitologizzazione della Gold Rush nell’estremo Nord, in cui gli ultimi pionieri americani, seguendo le tracce dei giacimenti, andavano in realtà in cerca dell’assoluto. Vi è poi anche la variante più estrema: gli Harahe’el che si spingono ancora più in là ed espandono il loro «io» fino a capolavori di generosità: come il dottor Albert Schweitzer in Africa; o addirittura fino all’Altrove con la maiuscola, come la più famosa tra gli Harahe’el, Giovanna d’Arco, che parlava direttamente con il suo Arcangelo – e anche lei con la ferma intenzione di dover donare agli altri sapienze celesti, di servire da veicolo tra i mondi. Certo, un po’fanatici lo sono spesso; anche agli Harahe’el con i piedi ben piantati a terra hanno una loro caratteristica grinta e un’intransigenza da antichi riformatori. Ma è comprensibile: i limiti del qui e ora, lo status quo, hanno una forza di gravità che impone, a chi la voglia superare, una propulsione tale da dar luogo facilmente a slanci eccessivi. Gli Harahe’el, per seguire davvero i loro impulsi verso il futuro o verso il passato lontano, devono imparare a essere particolarmente duri contro il passato prossimo: contro le forze, le barriere dello ieri, sia nostro, sia soprattutto dei nostri famigliari, che impiglia sempre le nostre vite più di quanto siamo disposti ad accorgerci. È addirittura difficile da individuare, lo ieri: molto di ciò che chiamiamo «presente» è, infatti, solamente sopravvivenza di questioni non risolte di trenta, quarant’ anni fa: debiti e crediti esistenziali da sanare, rimorsi, rimpianti, promesse da mantenere, nostre, dei genitori, dei nonni… E fin da piccoli gli Harahe’el lo intuiscono, e sentono tutto ciò come una pena e una sfida: il loro compito è vincerla – a denti stretti e muso duro – e non c’è dunque da stupirsi se nel farlo non brillano per senso dell’umorismo, o appaiono bruschi, spietati e arroganti. Che farci. Devono mettercela tutta: il rischio che corrono è di restare incastrati in quei solai e cantine dell’anima – nel qual caso, tra sé e sé centellineranno per tutta la vita una sensazione di profondo fallimento, che li renderà amarissimi e cinici, e nei rapporti con gli altri farà di loro proprio l’opposto di quel che l’Arcangelo avrebbe preteso: conservatori acerrimi, freni personificati, pompieri di tutto ciò che è nuovo e promettente, raggelatori degli animi, come se volessero negare anche ad altri ciò che non è stato possibile a loro. Così, in Italia, fu spesso lo Harahe’el Andreotti. Non hanno mezze misure nemmeno nella vita privata: in amore – e nel sesso – cercano l’assoluto, sostenuti in ciò anche dalla loro prepotente energia fisica, e possono scavalcare coraggiosamente alti ostacoli per raggiungerlo, se l’hanno intravisto, lasciandosi indietro anche legami e fedeltà. Nei periodi, invece, in cui non intravedono occasioni nei dintorni, e desistono troppo a lungo dalla ricerca, tanto più difficilmente scampano alla tentazione di avvolgersi in mummie di pregiudizi, timori e senilità precoce, preparandosi così a fornire ai loro eredi un carico di passato prossimo non meno pesante di quello che loro stessi avevano ricevuto da papà e mamma. Devono amare, insomma, desiderare. «I have a dream.» E allora hanno e danno gloria.

Il bambino Harahe’el.

Infinita cautela! Bisogna che lo sappiate: c’è qualcosa, nel destino degli Harahe’el, che congiura a danno dei loro rapporti con i genitori. State in guardia, soprattutto perché nei problemi che potrebbero derivarne non toccherà mai a loro, ma a voi, la parte del torto. Si tratta, evidentemente, di una specie di prova che la Provvidenza ha preparato per loro, perché, nello sforzo di superarla, emergano più potentemente le loro belle qualità: impegnatevi come meglio potete a non impersonare direttamente il ruolo di ostacolo – a fare in modo cioè che i conflitti dei piccoli e dei giovani Harahe’el si svolgano non tanto con voi, quanto piuttosto con i limiti della vostra generazione. Mettetevi insomma dalla loro parte, stabilite alleanze con loro, contro i vostri stessi coetanei (deludentissimi, d’altronde, se visti a un minimo di distanza), cambiate le idee che dovete cambiare, imparate! E aiutate poi i piccoli e giovani Harahe’el ad affrontare l’altro loro compito fondamentale: quello di scoprire un po’ più indietro nel passato, e in profondità nell’animo umano, ricchezze che la stragrande maggioranza trascura o ha dimenticato. Condividerete belle avventure, vi riscoprirete figli anche voi, e non è escluso che scopriate insieme qualche isola del tesoro che sulle carte non era segnata.

Claviculae Angelorum:

 Scoprire e diffondere idee nuove. Scoprire tesori antichi. Pagare antichi debiti. Protezione contro i dissidi famigliari. Fortuna negli affari.

Qualità di Harahel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Harahel sono intelligenza, senso della gerarchia e rispetto dei superiori, bontà, lucidità di fronte al denaro, piacere di istruire gli altri. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Halan e rappresenta l’azione sterile. E’ nemico della cultura e causa avvenimenti distruttivi o funesti per la ricchezza. Provoca attività inutili e vane, rigidità, incendi, fallimenti o dilapidazione dei patrimoni. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti, salvando dalla sterilità mentale, dall’aberrazione intellettuale, da rovina e perdite.

Meditazione associata al Nome: cordone ombelicale.

L’intuizione su cui meditare è che ogni gesto cattivo, o che crea danno, determina in noi un immediato “ritirarsi” della Luce interiore. Possiamo ottenere qualunque vantaggio materiale, ma se l’azione che ce l’ha fatto ottenere è ingiusta verso il mondo, che noi ce ne rendiamo conto o no, ne ricaveremo un malessere interiore che si manifesta come “oscurità”. La stessa cosa avviene se ci lasciamo andare alla sfiducia, al pessimismo, al vittimismo che rende inclini alla depressione. La vibrazione di questo Nome restituisce la connessione con la fonte della luce. La meditazione che vi è associata si chiama “cordone ombelicale”.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

creo un cordone ombelicale con l’energia divina, garantendo la costante presenza di un barlume di Luce nella mia vita, che sempre mi soccorrerà nei momenti di oscurità.

Esortazione angelica.

Harahel esorta a realizzare senza smarrirsi l’esperienza della ricchezza, come elemento prezioso nell’ingranaggio cosmico purché non sia volta a fini troppo personalistici e egoisti. Invita a invocare la sua energia per ottenere il successo materiale; a rispettare i beni conseguiti, a non dilapidare i patrimoni materiali e culturali, a non disperdere se stessi in passatempi inutili.

Giorni e orari di Harahel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Harahel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 7 marzo, 19 maggio, 3 agosto, 15 ottobre, 26 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.20 alle 19.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente ad Harahel è: “A solis ortu usque ad occasum, laudabile nomen Domini” (Dal sorgere del sole al tramonto è da lodare il nome del Signore).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (het-reish-ket) di questo angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), risponde alla configurazione: “il Papa – il Giudizio – la Giustizia”. Anche da questo si può trarre una riflessione, che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Papa (mediatore, ponte, ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? Cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? quali sono i miei desideri irrefrenabili? Cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia? Chiede la Giustizia (equilibrio, perfezione): cosa devo riequilibrare o armonizzare? Da quali cose inutili mi devo liberare? Qual è la mia idea di perfezione? Come mi comporto rispetto alla maternità?

Noi ci incarniamo, incessantemente, con il solo scopo di trasformare noi stessi fino a raggiungere il pieno risveglio; ogni vita ci dà l’occasione di profonde trasformazioni che tanto più saranno efficaci e consapevoli quanto più sapremo chiedere l’aiuto delle Energie angeliche. Questa configurazione esorta alla massima consapevolezza di sé, volta a far piazza pulita dei falsi problemi per la migliore realizzazione di sé e del proprio ruolo nel mondo.

CORO DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l’11 e il 15 gennaio. L’angelo Harahel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele, che governa anche questa decade in particolare (11-20 gennaio), mentre, complessivamente, il segno del Capricorno è governato complessivamente dall’Arcangelo Binael. Con amorevolezza ti rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Harael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Mitzrael, angelo 60, dei nati fra 16 e il 20 gennaio.

Mitzrael, o Metsara’el, è il 60esimo Soffio; è il quarto raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie di Marte. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° del Capricorno ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 16 e il 20 Gennaio. I sei Angeli Custodi del Capricorno, collettivamente, fanno dei loro Protetti individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado di portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione.

Il nome di Mitzrael significa “Dio che soccorre”, o “Dio che libera gli oppressi”.

Il dono dispensato da Mitzrael è il CONSOLIDAMENTO, o la RIPARAZIONE.

E’ la capacità di concretizzare i progetti, e anche di elargire energie riparatrici e ricostruttrici. Secondo Haziel quest’angelo accelera in modo straordinario l’estrinsecazione degli intendimenti umani: esercita cioè un influsso che rende le persone decisamente dirette allo scopo, capaci di realizzazioni pratiche immediate ed efficaci. Dice Haziel che i protetti da Mitzrael, divenendo ricettivi alla sua energia, sapranno anche stabilire ottime relazioni con gli altri e conseguire vittorie fulminee, che sapranno dimenticare subito per nuove iniziative. Infatti il carattere liberatorio di Mitzrael non consente di legarsi a un solo progetto (..) la persona tenderà a staccarsi e arretrare alquanto dalle sue stesse realizzazioni. Nella pratica stabilirà una perfetta intesa con la terza fase dell’elaborazione di un prodotto (denominata dai Cabalisti fase Vav): cioè quella della realizzazione. Il nato in questi giorni è dunque un “uomo della fine”: intendendo con ciò che egli riceverà il massimo aiuto dalle forze angeliche proprio nella parte conclusiva dei progetti. Il suo aiuto sarà dunque decisivo proprio nei momenti in cui i progetti saranno pronti per esteriorizzarsi. Questa persona è portatrice di avvenire; già vede i risultati di tutto ciò che sta per iniziare. E’ portatore di idee nuove, utopiche, forse precoci, ma che più tardi si manifesteranno puntualmente.

Mitzrael secondo Sibaldi.

Metsara’el mem-tsade-resh

«Al confine dei territori noti, io proseguo per vie tortuose»

 Metsar, in ebraico, è «istmo», e la mente e la vita dei Metsara’el somigliano proprio a un’estrema propaggine di terra, che, sinuosa come una tsade, congiunge due continenti e separa due mari. I due continenti sono, per ogni protetto di questo Arcangelo, l’infanzia e l’età adulta; e i due mari sono il sogno e la follia. Il suo compito è scoprire quell’istmo, e farlo scoprire: è bellissimo, infatti, meravigliosamente panoramico; ma è anche tortuoso, ha scogliere a precipizio, e voragini, e quei due mari psichici sono tutt’altro che calmi.

Avviene perciò che parecchi Metsara’el non riescano nell’impresa: e scivolino giù in acqua da una parte o dall’altra, oppure ritornino indietro, nella loro infanzia, in vere e proprie regressioni dalle quali anche gli aspetti più quotidiani della vita sociale appaiono come irraggiungibili terre straniere. A ciò si aggiunge anche la massiccia Energia Yod dei protetti di questo Arcangelo, e dunque l’alternativa netta che si pone loro, tra il curare le malattie del prossimo o l’ammalarsi – di disturbi psichici in particolar modo.

Va da sé che la scelta giusta sia il curare altri, ma è indispensabile che i Metsara’el la preparino e la consolidino con tutta una serie di qualità non facili da sviluppare: grande determinazione, equilibrio, creatività, oltre che naturalmente altruismo.

La loro principale dote terapeutica consiste infatti in un alto grado di ipersensibilità, che li rende impareggiabili nelle diagnosi e nell’intuizione in genere, ma implica sempre il rischio di degenerare in vulnerabilità. Devono perciò imparare a proteggersi.

Indubbiamente un Metsara’el sta bene solo quando si preoccupa più del prossimo che di sé stesso, ma deve puntare la sua attenzione sul benessere degli altri, su ciò che di bello c’è o può esservi in loro, e non lasciarsi condizionare dalle loro morbosità, dalle loro opinioni o dalle tante brutture con cui avrà a che fare esplorando animi e vite. È dura, per chi come lui sa percepire con eguale precisione le vie di scampo che sempre si aprono in una psiche malata, e l’intensità delle sofferenze che la malattia produce: ma se si lascia attrarre più da queste che da quelle, vi cadrà dentro e faticherà enormemente a uscirne. Così pure, nel mondo circostante può avvertire con straordinaria intensità gli aspetti luminosi e quelli orrendi: ma se privilegia i secondi ne subirà la fascinazione, e se ne lascerà travolgere, in forma di fobie e di manie di persecuzione. Si trovano così, tra i Metsara’el, Edgar Allan Poe e Al Capone, travolti entrambi, ciascuno a suo modo, dal raccapriccio e dal male; e Federico Fellini, che alle ferite della bruttezza riuscì a opporre per tutta la vita – a volte con sforzo immenso – geniale dolcezza, ironia e amore dell’umanità.

Che, d’altra parte, i Metsara’el siano per natura candidati alla genialità è cosa evidente, e lo sanno benissimo anch’essi: si accorgono spesso di cogliere, come al di là dei loro pensieri, realtà spirituali più alte, armonie segrete, che a volte sembrano nostalgie, altre volte ispirazioni ansiose di prendere forma. Sentono, allora, di essere davvero sull’istmo tra quelle dimensioni superiori e la realtà in cui vivono – ma possono spaventarsene, e fuggire, e magari smarrirsi sulla via del ritorno.

Il Metsara’el Vittorio Alfieri usava legarsi alla sedia, davanti allo scrittoio, per resistere allo sgomento quand’era ispirato; il Metsara’el Benjamin Franklin, appassionato di elettricità, passò alla storia anche per aver inventato, guarda caso, il parafulmine: un istmo metallico, cioè, tra le energie del cielo e la terra. Nei Metsara’el che invece non sanno canalizzare l’intensità delle loro percezioni, gli impulsi delle dimensioni superiori diventano fatalmente ossessioni, compulsioni; la capacità di concentrazione si dissolve e, invece di poter fare molto per gli altri, vengono a trovarsi essi stessi nella condizione di non riuscire in nulla, neppure nelle minime cose, senza che qualcuno li assista. La maggior fortuna, per loro, è che qualcuno li esorti fin da adolescenti a prendersi estremamente sul serio: un genitore, un mentore, un fidanzato paziente, che sappia amare e comprendere le debolezze e i talenti della loro componente infantile, e convincerli che, nonostante le apparenze, il mondo ha estremo bisogno di loro.

Quel loro bambino interiore va incoraggiato, con tutta la sua curiosità, la sua sete di bellezza e bontà per sé e per tutti.

Certo, è escluso che un Metsara’el possa risultarne un buon funzionario, o un impiegato capace di coordinarsi con i colleghi, o un lucido commercialista o un avvocato, attento alle minuzie e indifferente ai frequenti momenti di noia della sua professione. Ma ovunque occorra creare, esprimere, inventare, ripristinare, guarire, riparare o salvare, i Metsara’el che siano riusciti ad aver fiducia in se stessi e negli altri possono portare contributi memorabili.

Il bambino Metsara’el.

Si raccomanda estrema cautela, con i piccoli Metsara’el: la loro mente è sensibilissima e vulnerabile, agitata sia da incubi tetri, sia da sogni di straordinaria bellezza. Bisogna che questi ultimi prevalgano e li aiutino a dominare le zone oscure. Mostrate perciò comprensione, sempre, per le loro debolezze; rimproverateli il meno possibile; fate in modo che la vostra autorità appaia loro come una protezione, e mai come una minaccia; soprattutto, nel parlare con loro siate immancabilmente chiari, semplici e logici. Ogni volta che in casa si verifica uno screzio, trovate il modo di tranquillizzarli, spiegando loro le ragioni per cui a volte i grandi non possono proprio fare a meno di litigare; e date grande rilievo al momento della rappacificazione. Per qualsiasi cosa vogliate da loro, fate leva sulla loro bontà (parola magica, questa, per i piccoli Metsara’el), e anche se a volte non ci credete, ripetete che la bontà e la dolcezza sono la forza più potente che esista al mondo, e che chi non lo sa è molto infelice. È il modo migliore per cominciare a corazzarli un po’: solo i sentimenti luminosi li aiutano e li potranno aiutare in futuro, spingendoli ad agire nel mondo, invece di subire soltanto.

Claviculae Angelorum:

Guarire le malattie. Protezione contro le ossessioni e i disturbi mentali in genere. La ricerca dell’armonia spirituale. Liberazione da persecutori. Obbedienza agli individui superiori o ai propri ideali. Desiderio inesauribile di conoscenza. Saper amare e coltivare la bellezza. Talento artistico.

 Qualità di Mitzrael e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Mitzrael sono finezza di spirito, ingegnosità, gusto del bene e del bello, salute fisica e intellettuale, rigore morale, padronanza delle emozioni. I difetti che contrasta sono assurdità, insubordinazione, ostinazione, prepotenza, paranoia, stupidità. Infatti l’Angelo dell’Abisso che contrasta Mitzrael si chiama Camal e rappresenta le idee di persecuzione. Causa rivolta, insubordinazioni, pensieri paranoidi, influisce negativamente su tutte le qualità del corpo e dello spirito, instilla distrazione e scarsità di attenzione per gli altri. La preghiera al proprio Angelo (o la meditazione sul rispettivo “Nome di Dio”) difende i nati in questo periodo dal cadere in questi rischi e difetti.

 Meditazione associata al Nome: libertà.

L’intuizione su cui meditare è che nel nostro inconscio qualcosa ci lega alle schiavitù di cui crediamo di volerci liberare. La paura della libertà che serpeggia nel popolo ebraico nell’episodio della fuga dall’Egitto rappresenta la tendenza dell’ego a rifuggire la crescita interiore, per rifugiarsi eternamente in qualche schiavitù morale, cioè al livello dell’essere più basso a cui eravamo abituati. La vibrazione di questo Nome restituisce vigore agli impulsi interiori di liberazione. La meditazione che vi è associata si chiama “libertà”. Concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

percepisco l’equilibrio e l’armonia che sovrintendono alla Creazione, e la riconosco anche negli stenti e nelle prove che l’esistenza ci impone. Richiamo la forza per superare tutte queste prove, per spezzare le catene dell’ego e ottenere il coraggio di percorrere i cambiamenti.

Esortazione angelica.

Mitzrael esorta a costruire, portando a compimento nella materia le ispirazioni interiori. Poiché per costruire solidamente occorre essere solidi ed equilibrati, esorta a sviluppare queste qualità e a far ricorso alle sue energie per ottenere aiuto.

 Giorni e orari di Mitzrael.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Mitzrael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 8 marzo, 20 maggio, 4 agosto, 16 ottobre, 27 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 19.40 alle 20.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente a Mitzrael è: “Iustus Dominus in omnibus viis suis, et sanctus in omnibus operibus suis. (Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (mem-tsade-resh) di questo angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice del Nome), risponde alla configurazione: “la Morte – la Luna – il Giudizio”. Chiede la morte: cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? Cosa si sta trasformando in me? Cos’è la mia ira? Chiede la Luna (potenza femminile ricettiva): qual è la mia capacità di ricezione? Come va il mio intuito? Come vedo mia madre? Qual è il mio ideale impossibile? Cosa sto covando? Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irrefrenabili? Cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 16 e il 20 gennaio. L’angelo Mitzrael appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele, che governa anche questa decade in particolare (11-20 gennaio), mentre, complessivamente, il segno del Capricorno è governato dall’Arcangelo Binael. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Mitzrael, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Umabel, angelo 61, dei nati fra il 21 e il 25 gennaio.

 Umabel è il 61esimo Soffio; è il quinto raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie del Sole. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 0° al 5° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 21 e il 25 Gennaio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Umabel significa “Dio immenso; Dio al di sopra di tutto”.

Il dono dispensato da Umabel è AMICIZIA e AFFINITA’.

Umabel dona ai suoi protetti un animo particolarmente sensibile ed empatico, dunque capace di sintonizzarsi con gli altri offrendo amicizia e ricevendone. La persona nata sotto il suo influsso, rivolgendosi a lui, otterrà assoluta chiarezza di coscienza riguardo a come agire nel modo più funzionale alla situazione che si sta attraversando. Dice Haziel che l’energia elargita da Umabel ci fa sentire amati appassionatamente da chi la irradia: si tratta di persone intuitive, generose e capaci di interventi disinteressati e molto efficaci. Però si tratterà di interventi preziosi quanto discontinui: spetta a noi saper cogliere il meglio da queste persone senza pretendere di “catturarle”. Riguardo alle persone “Umabel”, agiranno spendendosi generosamente, ma l’oro che elargiscono senza alcun calcolo verrà sempre restituito loro, grazie a Umabel. Sempre secondo Haziel, l’angelo elargisce un’energia che stimola la personalità morale dell’individuo creando intorno a lui una sorta di armatura, di ossatura, suscettibile di accogliere il Disegno in fase di elaborazione. ..avremo così il moralista teorico, colui che predica ciò che tuttavia non ha mai sperimentato in proprio. In casi eccezionali, è possibile comunque che il predicatore sia portatore di un bagaglio di Disegni Divini, acquisiti nel corso di numerose incarnazioni pregresse. Nel caso suddetto, UMABEL farà circolare ed esteriorizzare la sua memoria; il suo eloquio corrisponderà a realtà vissute, e le sue azioni concorderanno con le sue parole.

Umabel secondo Sibaldi.

Umabe’el waw-mem-beth

«Io mi attengo alle norme interiori»

È l’Angelo dei rabbini, dei maestri della legge: di quegli individui, cioè, che per loro natura sono irresistibilmente connessi con un qualche supremo senso della misura (chiamato nella tradizione ebraica «la Legge») e che provano una profonda felicità quando si presenta loro l’occasione di annunciare a qualcuno le utilissime informazioni che quella connessione trasmette al loro cuore. Che cosa è opportuno, che cosa è sconveniente, che cosa è giusto, che cosa è deleterio: questo è ciò che gli Umabe’el sanno – e sanno dire – sempre. Il loro problema fondamentale è il coraggio: non è facile, infatti, indicare a un altro i suoi errori e prendersi il diritto di correggerlo e di guidarlo. Agli Umabe’el verrebbe spontaneo: senza alcuna presunzione, dolcemente e candidamente lascerebbero parlare quella loro sapienza al solo scopo di facilitarvi la vita. Ma come non temere che li si prenda per ficcanaso e rompiscatole, e che li si inviti a farsi i fatti loro? Il solo pensiero di una reazione del genere toglie purtroppo ogni forza a molti Umabe’el, sia perché nel farsi i fatti loro non brillano di certo (il loro talento rabbinico vale soltanto nell’interesse altrui; nella propria vita sono puntualmente caotici, ora indecisi, ora impulsivi, spesso inconcludenti), sia perché il loro animo è tenero, e bisognoso di molto affetto, e l’ultima cosa che desiderano è di contrariare il prossimo. Perciò spesso tacciono, per scoprire poi puntualmente che avrebbero fatto molto meglio a parlare: non solo perché i loro pareri sono sempre saggi e importanti, ma perché a vederlo dall’esterno, quel loro sforzo di trattenersi risulta quasi sempre antipatico: «Mmh! Quel tipo mi nasconde qualcosa!» pensano di loro, ed è vero, sì, ma non viene in mente a nessuno che gli Umabe’el si impongano di tacere per modestia e ipersensibilità. Devono osare, e seguire impavidamente le loro ispirazioni morali. Che si tratti della nuova fidanzata di un loro amico o di un suo nuovo posto di lavoro, gli Umabe’el devono dire quel che ne pensano, anche a costo di ferire qualcuno: saranno ferite salutari. Il loro compito nel mondo è testimoniare che esiste quella Legge, quel limpido universale Criterio applicabile praticamente: gli Umabe’el sono come bussole che in ogni circostanza indichino i punti cardinali, permettendo così alla gente di orientarsi. E poco male se ciò finirà con il farli sentire su un piedistallo – dato che quel piedistallo è stato costruito proprio per loro, perché dirigano il traffico delle opinioni e delle scelte umane. Quanto poi al fatto che chi sta su un piedistallo abbia bisogno di molta gente intorno per non sentirsi solo, è anche questa una circostanza a cui gli Umabe’el faranno bene ad adeguarsi presto. La loro fame d’amore (qualunque cosa possano pensarne prima di aver scoperto se stessi) è infatti talmente grande da non potersi accontentare delle diete normali: se agli altri basta avere qualche amico, agli Umabe’el ne occorrono a decine; se alla maggior parte degli altri basta un partner, per gli Umabe’el non c’è relazione in cui non si sentano presto soffocare. Il loro ideale di vita sarebbe una casa dalle porte sempre aperte, una piazza in cui tutti si avvicinino a loro per chiedere consigli: questo soltanto può soddisfarli; e il loro piedistallo diverrebbe una forma d’amore per l’umanità intera – e sarebbero indubbiamente ricambiati – se il mondo sapesse che quella Legge esiste e che gli Umabe’el sono i suoi premurosi profeti.

È capitato, talvolta, che riuscissero a farlo sapere almeno un po’. Francesco Bacone, ai primi del Seicento, fece da bussola nella filosofia, progettando una teoria della conoscenza e una classificazione di tutte le scienze; Thomas Erskine, due secoli dopo, fu tra i primi americani a lottare per l’abolizione dello schiavismo; David Wark Griffith adoperò il cinema (con un piedistallo fatto di suntuosi colossal) per predicare la tolleranza e la passione per l’indipendenza. Ma è molto più frequente imbattersi in Umabe’el pessimisti, profeti inascoltati e divenuti amari o disperati dopo aver cercato invano un partner che a loro bastasse: come il burrascoso lord Byron, o Virginia Woolf, o certi personaggi di Humphrey Bogart (nel bar di Casablanca, per esempio), o Giorgio Gaber. Colpa del mondo? O colpa loro, convintisi – ciascuno per i suoi motivi – che il mondo fosse troppo scettico per poter ascoltare un maestro di vita? Vera o no, è utile per ogni Umabe’el preferire comunque la seconda ipotesi, e confidare. Di professioni adeguate al loro compito non ne mancano: dallo psicologo all’estetista (che anche lei, come i bravi psicologi, tiene a lungo le persone davanti a uno specchio), dal barman al consulente famigliare, al parroco, al poeta, al farmacista e via dicendo. E da ciascuno di questi piedistalli l’Umabe’el può cominciare a predicare, per sentirsi in pace con la propria coscienza e con l’universo intero.

Il bambino Umabe’el.

Sono bambini saggi, seri e dignitosi. Gli altri bambini, di solito, sanno ascoltarli con attenzione – a differenza di quel che faranno poi da grandi. Durante l’infanzia, inoltre, è molto più facile per gli Umabe’el realizzare il loro sogno di una larga comunità di affetti: il cortile, la classe o la squadretta di calcio diventa in quattro e quattr’otto la loro parrocchia, in cui si prendono a cuore la sorte di tutti; e i principali inconvenienti che causano ai genitori possono derivare dalla loro tendenza a invitare tutti a casa, o viceversa a infilarsi nelle case degli amichetti e a farsi quasi adottare ora da questa ora da quest’altra famiglia. Per il resto, invece di dare problemi ne risolvono – almeno fino a quando non cominceranno a incuriosirsi del sesso opposto, e intrecceranno precoci e numerose storie d’amore, meravigliandosi che nessuna basti mai, e che gli altri le prendano tanto sul serio.

Claviculae Angelorum:

La gioia dell’amicizia. La conoscenza diretta della Legge suprema. Saper consigliare e guidare gli altri in ogni situazione.

 Qualità di Umabel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Umabel sono tolleranza e armonia con gli altri, sincerità, gratitudine, carità, correttezza, amore per la musica; inclinazione per le professioni collegate all’astronomia e alla fisica. Sul piano emozionale quest’angelo, che governa le energie del Sole, dona ai suoi nati un “grande cuore solare”: un cuore che ha ragioni che vanno ben oltre quelle della ragione, pieno di buone intuizioni che si avvereranno portando a meritati successi. Proprio per questo, l’angelo dell’Abisso a lui contrario (chiamato Argilon) rappresenta l’inimicizia e la diffidenza. Conduce a narcisismo, abuso di droga, tendenza ad abitudini intossicanti, diffidenza e chiusure verso le persone, di conseguenza solitudine e difficoltà ad avere amici.

 Meditazione associata al Nome: Acqua.

La Verità da conoscere, connessa a questa meditazione, è che l’Acqua non è un banale elemento fisico, ma è l’elemento che più di tutti collega fra loro tutti gli esseri e offre purificazione e guarigione. Sul piano fisico, dobbiamo immaginare l’acqua come un unico elemento di cui noi siamo letteralmente parte (ricordiamo che il corpo umano è costituito soprattutto da acqua), e non solo sul piano quantico, anche se nella nostra dimensione fisica le “parti” sembrano fra loro separate. In realtà esse lo sono come appare “separata” l’acqua che dal fiume confiniamo in un bicchiere: al di là delle nostre percezioni, in realtà essa continua a fare parte della massa d’acqua che compenetra il mondo. All’inquinamento delle acque appartiene dunque anche tutta la sporcizia e l’intossicazione che portiamo nei nostri corpi (il quale raggiunge sempre anche l’anima- e viceversa). Dal punto di vista spirituale, ancor più importante, secondo la Kabbalah e praticamente secondo tutte le religioni, l’acqua è Luce di Dio resa manifesta nel mondo fisico. Non per niente anche presso la nostra religione più diffusa, il Cristianesimo, tutte le apparizioni mariane sono connesse allo sgorgare di sorgenti curative. Per tutte queste ragioni, l’inquinamento delle acque non è solo un fatto “materiale”, ma spia cruciale dell’infelicità del Pianeta: è insieme causa ed effetto di un’angoscia morale che attanaglia l’umanità. La meditazione associata a questo Nome si chiama “acqua” perché la sua vibrazione aiuta a riportare le acque al loro stato originario cristallino, incorrotto e taumaturgico.

 Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per la vibrazione di questo Nome siano purificate le acque della Terra, si risveglino le forze della guarigione e dell’immortalità.

Esortazione angelica.

Umabel esorta a specchiare noi stessi nei nostri “avversari”, anziché giudicarli severamente: comprendendo che ciò che ci dà fastidio in loro è proprio quello che dobbiamo espellere anche da noi stessi, i loro difetti sono immagine delle nostre stesse debolezze, che in noi non sempre riusciamo a vedere.

Giorni e orari di Umabel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Umabel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 21 maggio, 5 agosto, 17 ottobre, 28 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 20.00 alle 20.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente a Umabel è: “Sit Nomen Domini benedictum, ex hoc nunc et usque in saeculum (Sia benedetto il Nome del signore, ora e sempre. Sal. 113,2).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (waw-mem-beth) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: la Papessa – la Morte – l’Innamorato. Da questo si può trarre una riflessione che nasce dalle domande poste da questi Arcani: Chiede la Papessa (gestazione, accumulo): cosa nascondo? Cosa sto accumulando? Cosa c’è di intatto dentro di me? Cosa devo studiare? In che rapporti sono con mia madre? Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione): cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare? Cosa si sta trasformando in me? Cos’è la mia ira? Chiede l’Innamorato (unione, vita emozionale): quale scelta devo operare? In quale/i relazione/i sono attualmente coinvolto? Qual è il mio stato emozionale?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 21 e il 25 gennaio. L’angelo Umabel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. A questa decade in particolare (21-30 gennaio), sovrintende poi l’Arcangelo Haniel mentre, complessivamente, il segno dell’Acquario è governato dall’Arcangelo Raziel. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Umabel, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Iah-hel, angelo 62, dei nati fra il 26 e il 30 gennaio.

Iahhel, o Iah-hel, o Yahehe’el è il 62esimo Soffio; è il sesto raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie di Venere. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 26 e il 30 Gennaio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Iahhel significa “Dio supremo”.

Il dono dispensato da Iahhel è il SAPERE; o il DESIDERIO DI CONOSCERE.

Dice la Tradizione che Iahhel aiuta ad acquisire saggezza, protegge i filosofi e tutti coloro che vogliono ritirarsi a vita contemplativa per seguire studi contemplativi e filosofici. Ma, governando nel suo Coro le energie venusiane, e dispensando anche quelle mercuriane proprie del Coro stesso, questo angelo concede contemporaneamente la ragione e la sensazione, qualcosa che può esprimersi, come dice Haziel, in “un’intelligenza pratica posta al servizio della Bellezza”, oppure capace di trarre frutto (cioè gioia o ricchezza, o entrambe) dalla bellezza, oppure dal sapere: per esempio lavorando con l’educazione, con l’arte, la musica, o con la natura. Inoltre non favorisce solo l’appagamento nella solitudine, ma anche l’unione: secondo Haziel, infatti, favorisce, addirittura suscita, la formazione di associazioni e gruppi. Grazie a lui il soggetto saprà trovare la forma logica per istituirli, il modo di far coincidere gli interessi di molteplici personalità. L’influsso esercitato da questo Angelo farà sì che le esperienze derivanti dalle associazioni (comprese quelle intime come il matrimonio) elargiscano frutti saporiti, ossia sfocino in risultati positivi. Il suo protetto pronuncerà discorsi o scriverà testi favorevoli all’unione di tutti. Avrà un’intelligenza particolarmente idonea a capire le persone e gli avvenimenti, e anche capace di individuare ciò che può condurre all’affermazione personale. L’angelo dispensa dunque intelligenza, bellezza e ricchezza, doni che non si potranno manifestare nei casi in cui la Volontà Umana rifiuti gli stimoli da lui offerti: ma se i suoi protetti porranno la loro azione al servizio di un progetto positivo, avranno successo sicuro e otterranno una vita serena in cui saranno amati teneramente.

Iahhel secondo Sibaldi.

Yahehe’el yod-he-he

«Io guardo soltanto verso l’invisibile»

Il nome di quest’Angelo descrive un’ascesi radicale e senza limiti: e in ciò consiste infatti il compito degli Yahehe’el, e anche la principale causa dei loro conflitti terreni. Sono, o meglio sarebbero perfettamente equipaggiati per salire sempre più su, come astronauti, nelle diafane regioni dello spirito. Dispongono, per loro natura, di una larga saggezza che li trattiene dal partecipare e persino dall’interessarsi alle tensioni, alle lotte, agli affanni quotidiani della restante umanità; guardano tutto e tutti dall’alto – nel senso migliore del termine – e la loro vista è per di più talmente buona, che anche se volessero non potrebbero spiegare al loro prossimo tutto ciò che vedono in lui, intorno a lui e nel suo futuro; non li trattiene dunque neppure il bisogno di voltarsi a insegnare, a riferire… e nemmeno l’ostacolo più ovvio e tenace di chi vuol salire: le passioni del cuore o del corpo. Il principio femminile e il principio maschile della personalità degli Yahehe’el si trovano infatti fin dalla nascita in perfetto equilibrio, e non richiedono alcuna compensazione né da un sesso né dall’altro (potrebbero intendersi bene, quanto a questo, soltanto con i protetti degli altri due Angeli ermafroditi, Yezale’el, dei Cherubini, e Miyhe’el delle Virtù), dimodoché anche la loro capacità d’amare può volgersi intera e libera verso nuovi livelli del sublime. In altre epoche, con una tempra simile, gli Yahehe’el avrebbero facilmente trovato qualcuno che li indirizzasse alla carriera monastica, e in breve tempo, nel silenzio e nella contemplazione, si sarebbero accorti di essere fatti apposta per la santità. Ma oggi è molto dura, per loro. Le principali religioni, nel loro sforzo di avvicinarsi il più possibile al mondo profano, hanno decisamente trascurato i propri aspetti spirituali ed esoterici: nessuna apprezza più l’ascesi (la tollerano, semmai), e anche il mondo, di conseguenza, ha smesso di apprezzarla – così che questi eterei Yahehe’el si ritrovano abbandonati a se stessi, incompresi e incomprensibili, e costretti a scendere a compromessi con le esigenze materiali. I loro compromessi non riescono quasi mai, e se riescono è peggio ancora. Capita, per esempio, che uno Yahehe’el, per non sentirsi troppo diverso dagli altri, si fidanzi e si sposi: il coniuge ne sarà sicuramente innamorato (come non innamorarsi di un’anima tanto equilibrata, alta, irraggiungibile?), la famiglia sarà allietata da qualche bambino, ma a meno che sia il coniuge sia i figli siano nati nei suoi stessi giorni, lo Yahehe’el avrà sempre l’opprimente, segreta sensazione di vivere in un equivoco, di aver finto e di dover fingere. L’immagine che dà di sé stesso in famiglia non è dunque la sua vera, non è lui che i suoi amano, ma solo una persona che non esiste, inventata, recitata… E vivere con questo fardello sul cuore è tutt’altro che piacevole. Lo stesso avverrà nel lavoro: anche se facesse l’insegnante – che tra tutte le professioni è forse quella meno inadatta a lui – gli sembrerebbe sempre di essere complice di un mondo a lui estraneo, di dover preparare i suoi allievi a una vita che lui, per sé, non desidererebbe mai; e si porrebbe problemi di coscienza che nessun suo collega neppure si sogna. Per non parlare poi del tempo libero, delle conversazioni e dei divertimenti degli altri, in mezzo ai quali uno Yahehe’el tace e per lo più sogna tra sé e sé, sentendosi come un palloncino legato a terra da un filo lunghissimo e sottile, che di nascosto sta tentando sempre di allentare, o spezzare. Mozart era di quest’Angelo, e solo i suoi biografi più ottusi presentano il suo disinteresse per le faccende normali come un sintomo di caoticità interiore: era, al contrario, uno Yahehe’el rigoroso e perfettamente coerente con se stesso; semplicemente non gli importava nulla del mondo e non aveva voglia di fingere. Componeva. E così anche Lewis Carroll, che scriveva i suoi libri per la piccola Alice e viveva, felice, in un universo tutto suo, fatto di esseri fantastici e di matematica. E Anton Cechov, che sembrava guardare la vita degli altri da un’interiorità infinita, come le nuvole o le stelle potrebbero guardare, e sorrideva con altrettanta infinita comprensione ai suoi lettori, che (ne era certo) non lo avrebbero compreso mai, se non cominciando a sentirsi un po’ palloncini legati a un filo, anche loro. L’unica cosa che potrebbe rafforzare quel filo sarebbe un legame – d’amicizia magari – con una persona saggia: con una piccola Alice, appunto, che li capisca, o con qualcuno che li faccia sentire protetti, e che occupandosi dei problemi quotidiani permetta loro di sognare in pace di tanto in tanto: come fu per Mozart suo padre Leopold. Allora, così garantiti, può anche avvenire che prendano gusto a vedere la terra dall’alto, e non più per l’altezza stessa ma per il panorama che la terra offre da lassù: e che si divertano, anche, a scendere un po’, per poi subito risalire, e poi scendere ancora, a sperimentare questa o quell’occupazione o abitudine dei terragni. Rarissimo è il caso che in uno Yahehe’el si sviluppi invece un elemento di ostilità verso chi è più in basso: ma quando ciò avviene possono diventare temibili, e trarre piacere da una crudeltà fredda, imperturbabile, fiabesca quasi, se si pensa a certi tetri personaggi di fiaba; così avvenne a Ceausescu. Ma sono davvero casi che potrebbero contarsi sulla punta delle dita: il riserbo yaheliano vela, di solito, soltanto sapienza e immensa nostalgia dell’eterno.

Il bambino Yahehe’el.

Vi staranno sempre accanto: o a voi, o ai loro fratelli maggiori. Vi sentirete sempre addosso il loro sguardo attento, intelligente, e anche impercettibilmente deluso: ma non di voi in particolare, bensì di tutto ciò che vi circonda e a cui voi vi dedicate per la maggior parte della giornata. Non capiscono perché sprechiate il vostro tempo così, che cosa ci troviate in questo mondo falso, rozzo. Hanno torto? Nemmeno con i coetanei si troveranno a loro agio; ma non insistete. Giocheranno troppo da soli; lasciateli fare. Può darsi che abbiate in casa dei futuri santi: cose che non potete capire; adeguatevi; aspettate. Attenzione, semmai, al minimo annuncio di problemi alimentari: correggete la benché minima tendenza all’anoressia, coinvolgendoli magari nelle preparazioni dei pasti, nella spesa… dando insomma ai piccoli Yahehe’el la sensazione di essere indispensabili, insieme con voi, alla conduzione famigliare. È importante per loro, perché fin da bambini non sanno bene (né lo sapranno mai in futuro) che cosa siano venuti a fare su questa terra.

Potreste anche tentare con l’espansività fisica, il che per loro significa una carezza sulla testa ogni due o tre giorni al massimo! Ma non scoraggiatevi se non mostreranno di gradire nemmeno quella; abituatevi piuttosto all’idea che certe nature sono nate apposta per la mistica, l’ascesi e cose del genere. In fondo il mondo è bello perché è vario, e va rispettato anche come tale.

Claviculae Angelorum:

La conoscenza diretta della Verità suprema. Amore per la contemplazione. Parità e perfetta armonia tra gli sposi. Repulsione per tutto ciò che è terreno.

 Qualità di Iahhel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Iahhel sono sentimento, saggezza, comprensione del potere del pensiero, amore e fedeltà coniugale, moderazione, amore della tranquillità e della solitudine. Spiccato senso del dovere e capacità di adempiere agli impegni; conoscenza del valore dell’esistenza, successo nelle carriere didattiche. L’angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Aporménos e rappresenta l’ansia e il sospetto. Causa gli sconvolgimenti degli eventi, del corpo e dello spirito che ostacolano una vita tranquilla: impedimenti, scandali, malattie, depressioni.

 Meditazione associata al Nome: genitore-maestro.

La Verità da conoscere, connessa a questa meditazione, è che i figli non appartengono ai genitori, né gli allievi ai maestri: essi ci sono affidati in un rapporto che deve essere per noi occasione di evoluzione, e nel quale anche noi impariamo da loro.

La posizione di genitore e di maestro, soprattutto, dà l’occasione di essere Luce per coloro che devono e possono imparare da noi: ma la Luce non si manifesta tanto nelle esortazioni teoriche, quanto nell’esempio pratico, nella capacità di essere per gli altri vere ispirazioni.

Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

metto a tacere il predicatore che è in me. Farò trasparire e parlare il Maestro che è in me attraverso le mie azioni.

Esortazione angelica.

Iahhel esorta a riconoscere che tutto nasce dalle idee ed è fecondato dai sentimenti. In noi stessi è presente il seme che può far concretizzare ogni cosa; spetta a noi irradiare Luce e manifestare il Bene.

Giorni e orari di Iahhel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Iahhel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 10 marzo, 22 maggio, 6 agosto, 18 ottobre, 29 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 20.20 alle 20.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente a Iahhel è: de quoniam mandata tua dilexi, Domine; secundum misericordiam tuam vivifica me. (Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore; secondo la tua grazia dammi vita. Sal. 119,159).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (yod-hé-hé) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: il Papa – il Papa – la Ruota della Fortuna. Da questo si può trarre una riflessione che nasce dalle domande poste da questi Arcani: chiede il Papa (mediatore, ponte, ideale): cosa dice la tradizione, la legge? Cosa comunico, e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? Chiede ancora il Papa (mediatore, ponte, ideale): cosa dice la tradizione, la legge? Cosa comunico, e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? Chiede la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo): cosa deve cambiare, quale ciclo si è concluso nella mia vita? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 26 e il 30 gennaio. L’angelo Iahhel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. A questa decade in particolare (21-30 gennaio), sovrintende poi l’Arcangelo Haniel mentre, complessivamente, il segno dell’Acquario è governato dall’Arcangelo Raziel. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarli, infatti, insieme a quella del loro Angelo Custode Iahhel, anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco con le loro influenze specifiche.

 

Anauel, angelo 63, dei nati fra il 31 gennaio e il 4 febbraio.

Anauel, o Anawe’el è il 63esimo Soffio; è il settimo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie di Mercurio. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 31 Gennaio e il 4 febbraio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Anauel significa “Dio infinitamente buono”.

Il dono dispensato da Anauel è l’UNITA’, con la percezione di essere UNO,

parte indivisa nel TUTTO.

Collaboratore più prossimo dell’Arcangelo Michele (che governa il suo Coro), e angelo mercuriano in un Coro mercuriano, Anauel è “messaggero degli Dei” per definizione; si potrebbe dire che “capta” tutti i messaggi diretti agli Angeli, li media e li distribuisce (tramite le forze lunari governate da Mehiel).  Dice Haziel che Anauel pone in evidenza l’aspetto Celeste che ciascuno reca in sé, pur in un tipo di esperienza esistenziale che dà grandissima parte agli aspetti pratici, materiali, e anche collegati al guadagno. La potente azione mercuriana di Anauel, infatti, ne fa un’energia molto collegata all’estrinsecazione delle ricchezze e anche alla capacità di dare eco (attraverso i mezzi di comunicazione) alle idee e attività delle persone; i suoi protetti possono dunque essere portati a guadagnare molto denaro. Sempre secondo Haziel questo Angelo mette in azione nel modo più compiuto le energie di Michele, portando all’esteriorizzazione il pensiero del’individuo una volta che questo sia maturo per esprimersi positivamente; purché, ovviamente, ciò sia compatibile con la spirale evolutiva delle persone. Questo processo può trovarsi in una fase di blocco, a causa di errori commessi in vite precedenti: in questo caso, dice Haziel, la preghiera consapevole ad Anuel può sbloccare la situazione in modo molto determinante. I protetti di Anauel sono infine favoriti negli incontri con persone mosse da motivazioni analoghe alle loro, con cui unirsi per realizzare le proprie aspirazioni: cioè con uomini o donne che si trovano in un “programma evolutivo” simile, che si sentiranno indotti a unire le forze per sviluppare insieme le loro esperienze.

Anauel secondo Sibaldi.

‘Anawe’el ayin-nun-waw

«Nell’aspetto materiale delle cose è il nodo che devo sciogliere»

Vasto, esigente, impetuoso, l’Arcangelo ‘Anawe’el impone talenti talmente impegnativi, che la maggior parte dei suoi protetti ne rimane sgomenta e addirittura paralizzata a lungo. Da un lato, gli ‘Anawe’el si scoprono, fin dall’infanzia, animati da un’intensa spiritualità, da alti ideali di purezza, bontà, abnegazione, e dal desiderio di una felicità libera e profonda, per sé e per tutti; dall’altro, si accorgono sempre più chiaramente di desiderare e di saper accumulare la ricchezza materiale – che secondo tutte le nostre grandi religioni, almeno da qualche millennio a questa parte, è notoriamente incompatibile con le elevate aspirazioni spirituali dell’individuo. Ma non solo: crescendo, gli ‘Anawe’el avvertono in sé anche una tumultuosa aggressività, una vera e propria carica di violenza guerriera, e al tempo stesso un’indubbia Energia Yod – il bisogno cioè di capire, curare, interpretare i mali altrui. E infine, a complicare ulteriormente la situazione, si aggiunge una prepotente vocazione, se non proprio al potere, perlomeno al ruolo di leader, di personaggio pubblico, che impedisce loro di tenersi per sé le proprie contraddizioni: «Risolvile!» sembra ordinare loro l’Arcangelo che li protegge, «e mostra alla gente come si possa uscire da un simile labirinto!» A lungo, dicevo, molti ‘Anawe’el tentano di cavarsela reprimendosi, mantenendo cioè le loro forze al più basso livello possibile, che riduca allo stato di latenza almeno una parte di quei loro talenti. Ma è come cercare di nascondere tigri e leoni nell’armadio. Fremono, tumultuano. Quei talenti repressi producono in loro disturbi d’ogni genere, fisici o psichici; danneggiano, anche, le scelte principali della vita – nella professione, nei sentimenti – come se non volessero permettere agli ‘Anawe’el nessuna vera realizzazione, fino a che non avranno fatto i conti con tutti i compiti che sono stati loro affidati. Fare quei conti è molto difficile, sì, ma non impossibile. Si tratta di accettare l’idea d’una vita strapiena ed entusiasmante: il conflitto tra la spiritualità e l’amore per la ricchezza, per esempio, si può risolvere lasciando che l’abilità finanziaria agisca (e metterla in moto è per gli ‘Anawe’el una gioia indicibile), e accumulando capitali non per sé stessi, ma per qualche impresa utile a molti. E se l’Energia Yod avrà preso la forma della vocazione per la medicina, l‘Anawe’el creerà cliniche, ospedali o finanzierà coraggiosamente le proprie ricerche; se invece avrà preso la forma d’una vocazione teatrale, l’‘Anawe’el diverrà una star estremamente combattiva, e appunto come tale potrà favorire iniziative benefiche o sostenere forti e luminosi ideali. Quanto all’aggressività guerriera, può tornare utile anch’essa, come impeto per estendere sempre di più la propria sfera d’azione: per superare resistenze e ostacoli, e infondere vigore nei propri collaboratori. È un programma troppo ambizioso? Sì, per un io che tema di mettersi in gioco e che si preoccupi di se stesso – della propria purezza, bontà e mitezza – più che del benessere del suo prossimo. Qui infatti è la chiave: ciò che può frenare o complicare le immense possibilità degli ‘Anawe’el è soltanto l’egoismo, che rimane tale anche quando si maschera di modestia o umiltà. Una volta che siano riusciti a eliminarlo alla radice, nulla e nessuno li fermerà più. Ma tengano presente, gli ‘Anawe’el, che non verrà loro perdonato nessun compromesso. Come sappiamo, ogni Angelo trasforma in rischi o difetti le qualità che i suoi protetti hanno avuto in sorte e che non usano: e l’Arcangelo ‘Anawe’el non solo non fa eccezione, anzi, si segnala per speciale durezza. L’‘Anawe’el Franz Schubert, per esempio, volle vivere ritirato, dedito soltanto alla sua dolcissima musica, e più volte gli capitò, tutt’a un tratto, di abbandonarsi a eccessi di violenza, quando in qualche locale pubblico qualcosa gli dava ai nervi. Il presidente americano Roosevelt – ‘Anawe’el anche lui – usò magnificamente i suoi talenti di leader, di economista, di promotore di ideali e di stratega, salvando l’America dalla Grande Depressione e contribuendo a salvare il mondo dal nazismo: ma trascurò la sua Energia Yod e fu poliomielitico. Clark Gable fece capolavori con la sua Energia Yod nel cinema, impiegò la propria aggressività come carburante per la conquista del successo, affascinò le folle, accumulò moltissimo denaro, ma trascurò la componente altruista e fu tormentato per decenni da un’avarizia ossessiva nevrotica, ossessiva. Un ‘Anawe’el felice fu invece Rabelais, che fece proprio tutto: dapprima francescano, poi medico, poi curato (ovvero ricco leader locale, alla sua epoca) e al tempo stesso maestro di pensiero del Rinascimento francese, e narratore, guarda caso, di storie di titani irruenti, come Pantagruel e suo padre Gargantua. Conviene dunque rimboccarsi le maniche e non intimidirsi dinanzi a nessun lato di se stessi. Ai giorni nostri, ciò che più frena gli ‘Anawe’el è probabilmente il timore che nutrono verso gli elementi aggressivi del loro carattere (e che appaiono loro tanto più agghiaccianti quanto più li reprimono); ma sarebbe relativamente semplice placarli: sfogandoli per esempio in qualche arte marziale, o nel tiro con l’arco. E semplicemente rendendo omaggio in tal modo, un paio di volte a settimana, a quel loro animal spirit, otterrebbero l’effetto di rischiarare l’orizzonte delle proprie profonde esigenze e vocazioni: perché non provare? Poi si potrebbe proseguire risvegliando l’Energia Yod, e poi approvando e cominciando a mettere all’opera la propria voglia di ricchezze, e poi tutto il resto verrà certamente da sé.

Il bambino ‘Anawe’el.

Vanno addestrati come atleti di decathlon – con in più magari il pugilato. Almeno uno dei genitori potrà divertirsi moltissimo (e sarà ricordato con straordinario affetto) se nel tempo libero vorrà fare da allenatore ai piccoli ‘Anawe’el, incoraggiandoli in tutto, meno che alla modestia. Cominceranno ad accumulare successi e a dimenticarli subito, per conquistarne altri nuovi: per vigore e ambizione non saranno secondi a nessuno; potranno anche mostrare, di tanto in tanto, un piglio un po’ troppo aggressivo o una punta di fanatismo, ma non preoccupatevi: meglio che le esprimano, queste loro caratteristiche, piuttosto che covarle nell’animo. A un certo punto sarà molto probabile che tra le loro molte passioni prenda piede anche la religiosità: preferiranno Dio alle fiabe e ai film, e sarà anche questa un’espressione della loro voglia di supremazia. Ma vanno assecondati anche in questo: per loro è un bisogno essenziale, un vero e proprio nutrimento. Le uniche vere preoccupazioni potranno provenire semmai dalla scuola, che gli ‘Anawe’el trovano troppo lenta e poco stimolante; su questo punto, insistete con decisione: per quanto noioso sia per loro, devono imparare il linguaggio del cervello sinistro (che è appunto quello in cui tutti gli insegnanti scolastici sono specializzati), e da soli potrebbero non farlo mai.

Claviculae Angelorum:

Saper accumulare denaro per realizzare grandi imprese. Talento finanziario. Guarire i malati. Lungimiranza. Carisma. Protezione contro la violenza.

Qualità di Anauel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Anauel sono sensibilità, generosità, amore universale, tolleranza, capacità di offrire mutuo soccorso; logica e capacità comunicative; spiccate capacità commerciali. La preghiera all’angelo dona protezione dagli incidenti e guarigione nelle malattie, pace, guadagni materiali.  L’angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Toxai; rappresenta falsa saggezza e rovina materiale. Infonde egoismo, incontentabilità, ispira tutti coloro che si rovinano con le proprie mani, perdendo pace, benessere e salute a causa di comportamenti sbagliati.

Meditazione associata al Nome: apprezzamento.

La meditazione su questo Nome si fonda su una premessa importante: tutto quello che diamo per scontato perde valore ai nostri occhi; per questo un bicchier d’acqua non vale niente, ma se l’acqua ci mancasse tutto l’oro del mondo non basterebbe a pagare quel sorso che ci salva; lo stesso vale per la salute, la sicurezza delle persone care eccetera. E’ solo diventando coscienti dell’apprezzamento dovuto alle cose più banali che diventiamo davvero ricchi.

Meditazione.

ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

percepisco la gratitudine e l’apprezzamento per ogni cosa che mi è concessa. Pervaso da questa consapevolezza comprendo tutte le ricchezze che benedicono la mia vita e mi sento ricco.

Esortazione angelica.

 Anauel esorta a riconoscere il valore delle ricchezze su tutti i piani e ad operare per moltiplicare le ricchezze spirituali nella Società.

Giorni e orari di Anauel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Anauel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 11 marzo, 23 maggio, 7 agosto, 19 ottobre, 30 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 20.40 alle 21.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. Il versetto dai Salmi rivolto specificamente a Anauel è: Servite Domino in timore et exultate ei cum tremore (Sal.2,11 – Servite nel Signore con timore ed esultate in lui con trepidazione).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (ayin-nun-waw) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: la Torre – la Temperanza –  l’Innamorato.

Da questo si può trarre una riflessione che nasce dalle domande poste da questi Arcani: chiede la Torre (apertura, emergere di quel che sta rinchiuso): con chi, o con cosa, sto rompendo? Da quale prigione mi sto liberando? Quali energie si sbloccano dentro di me? Quale festa mi attende? Chiede la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): cosa mi protegge? Quale rapporto devo mantenere con me stesso? Cosa devo curare? Chiede l’Innamorato (unione, vita emozionale): quale scelta devo operare? In quale relazione, o relazioni, sono attualmente coinvolto? Qual è il mio stato emozionale?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 31 gennaio e il 4 febbraio. L’angelo Anauel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. A questa decade in particolare (31 gennaio-9 febbraio), sovrintende poi l’Arcangelo Raziel, il quale governa anche, complessivamente, il segno dell’Acquario. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Anauel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco; infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Mehiel, angelo 64, dei nati fra il 5 e il 9 febbraio.

Mehiel, o Mehiy’el è il 64esimo Soffio, è l’ottavo raggio angelico nel Coro mercuriano degli Angeli Arcangeli guidato dall’Arcangelo Michele, nel quale governa le energie lunari. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 5 e il 9 febbraio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.

Il nome di Mehiel significa “Dio che vivifica tutte le cose”.

 Il dono dispensato da Mehiel è la VIVIFICAZIONE.

 Questo Angelo dispone di energie lunari, tuttavia egli trasmette agli individui, con la sua potenza lunare, anche le virtù mercuriane. Queste, poi, si concretizzano in azioni, diventando avvenimenti e situazioni. Dona ai suoi protetti spiccate doti di logica e razionalità; ispira loro esempi ed immagini con cui spiegare sapientemente qualsiasi cosa. Secondo Haziel Mehiel fa in modo che la persona dischiuda e sveli la propria vita interiore. Contemporaneamente, in una forma o in un’altra, la messa a nudo della propria intimità, del focolare domestico, dell’amore materno, di tutto ciò che si colloca alla radice dei sentimenti non mancherà di arrecare grandi benefici. Questo Angelo facilita l’affermazione di quanti si specializzano nella problematica strettamente personale, nell’analisi dei sentimenti, giacché l’intelletto è proiettato verso l’interno. Capta le Acque Pure della Fonte Cosmica (che sono anche le energie del Segno Zodiacale del Cancro), materia prima per la formazione dei sentimenti, e le proietta all’esterno: collegato alle Divine Acque Cosmiche, l’intelletto produrrà comunicazioni di rara bellezza che ispireranno i poeti e le loro composizioni. I protetti da Mehiel avranno grandi attitudini alla comunicazione che li renderanno molto efficaci nell’espressione di qualunque idea, siano essi letterati, psicologi, insegnanti o giornalisti. Ma, dato che il loro angelo conduce all’esterno il potenziale sentimentale, potranno anche eccedere nella passione divenendo incostanti in amore.

Mehiel secondo Sibaldi.

Mehiy’el mem-heth-yod

«Io comprendo le norme e le indico»

Mehiy, in ebraico, significa «colpo», «gesto deciso» che separa, allontana, o che viceversa avvicina d’un tratto – da cui mehiy’ath, «l’applauso», il battere i palmi l’uno contro l’altro. E certamente i Mehiy’el sono persone che vogliono far colpo, bisognose come pochi altri del plauso della gente. Si segnalano anche per i loro periodici colpi di testa, per l’impulsività nell’unire e nel dividere, nel trarre conclusioni, nel dare giudizi. Tale inclinazione deriva loro da un pessimo rapporto tra la mente e l’istinto. Bravissimi nel ragionare, nel distinguere, nell’orientarsi all’interno di schemi precisi, temono invece tutto ciò che proviene dal profondo e che si muove, laggiù, in vaste correnti che a loro appaiono soltanto misteriose, imprevedibili: vogliono, vorrebbero imporre un controllo razionale anche agli impulsi del cuore e del resto del corpo; hanno o vogliono avere la sensazione di esserci riusciti, e puntualmente l’istinto prende invece il sopravvento quando meno se lo aspettano, o talvolta addirittura senza che se ne accorgano. Non sono rari, infatti, i casi di Mehiy’el che si impegnano a convincere chiunque, e anche se stessi, dell’assoluta logicità di qualche loro comportamento che, considerato con un minimo di obiettività, risulta invece assai irrazionale. Somigliano allora a bambini che dicono le bugie, con l’unica differenza che i bambini sanno di dirle e loro no: soltanto il loro cuore lo sa, ma allora più che mai lo mettono a tacere. Quanto poi al bisogno d’approvazione, va da sé che sia determinato dall’insicurezza, dai dubbi che i Mehiy’el sopprimono (bruscamente, di nuovo) in sé stessi: e diventa perciò un bisogno di vedere approvata l’immagine che vogliono dare di sè, e non la loro personalità autentica – il che, comunque vada, li lascia sempre profondamente insoddisfatti, e con un sempre più inappagato bisogno di conferme. Nella letteratura, e ancor più nel cinema, questo tipo di personalità ha avuto enorme fortuna, proprio grazie ad alcuni Mehiy’el applauditissimi che seppero intuire quelle loro particolarità e prenderne la distanza necessaria a raffigurarle ironicamente: Charles Dickens ne Il circolo Pickwick; Jack Lemmon in A qualcuno piace caldo, L’appartamento, Irma la dolce; François Truffaut nei film dolceamari dedicati al personaggio quantomai mehieliano di Antoine Doinel (I quattrocento colpi, Baci rubati) e in L’uomo che amava le donne. Nella realtà, quel conflitto tra ragione e istinto rischia di avere conseguenze assai meno dolci o divertenti. Dall’istintualità non traiamo soltanto l’energia delle nostre passioni, ma anche il gusto e il significato di esse; è istintivo ridere, gioire, sperare, aver paura e vincere la paura, prendere sul serio e giocare; e quando tutto ciò è troppo a lungo sottoposto a controllo, comincia a indebolirsi il senso stesso dell’esistenza, e si aprono nella coscienza varchi di panico davvero temibili. Qualcosa del genere dovette causare la triste fine del Mehiy’el James Dean, e determina in tanti suoi fratelli d’Angelo crisi professionali e famigliari angosciose. Serva da monito la vicenda del Mehiy’el Charles Lindbergh, che nel 1927 trasvolò per primo l’Atlantico.

Trenta ore ai comandi del suo aereo, mantenendo un perfetto controllo sul corpo e sulla mente, sopra un oceano minaccioso: cosa potrebbe esservi di più mehieliano? E di lì a poco il bambino di Lindbergh venne rapito, per estorcere un riscatto, e morì durante il rapimento. La notizia produsse in tutto il mondo quella straordinaria impressione che solo certi avvenimenti simbolici arrivano a suscitare: come era avvenuto per Dedalo e Icaro, allo slancio tecnologico, iperrazionale di un uomo verso il cielo faceva seguito un tremendo colpo (mehiy!) vibrato ai suoi affetti più profondi. Nei Mehiy’el ciò che l’iperrazionalità mette davvero e sempre in pericolo è il bambino interiore: è questo che rischiano di perdere, quanto più si sentono ai comandi del piccolo velivolo della loro mente. Proprio perciò, probabilmente, due dei Mehiy’el illuminati che ho citato, Dickens e Truffaut, seppero trovare il modo e il sentimento per dedicare tanta della loro opera ai bambini – da Oliver Twist a Gli anni in tasca, da La bottega dell’antiquario a Il ragazzo selvaggio –, schivando così la peggiore minaccia d’infelicità che incombe sui protetti di questo Arcangelo. Provvedano a fare altrettanto – negli affetti, nella giocosità, nel tempo libero – i Mehiy’el che il destino porta in alto. Salire per loro non è difficile, devono solo badare a chi e alla parte di loro che rimane a terra. L’ascesa professionale l’avranno, garantita, in qualsiasi professione intellettuale: nell’editoria, nell’ingegneria, in ogni lavoro in cui si tratti di mostrare originalità rimanendo tuttavia ligi a regole, alla tradizione o alle leggi (grandi cuochi, avvocati, notai eccetera).

Ottima, poi, sarebbe l’idea di dedicarsi a una qualche attività politica, in cui, com’è noto, non guasta una certa propensione a dire o a mascherare bugie (e quanto a eventuali, autodistruttive irruzioni dell’istintualità repressa, un buono staff di collaboratori potrebbe occuparsi di prevenirle). Mehiy’el politici per passione o professione furono Ugo Foscolo, Papandreu, Fanfani, Reagan e persino Mastella; se poi dovesse capitare un Mehiy’el politico che difendesse i diritti dei minori, non si potrebbe che ringraziare la Provvidenza e ammirarne il sicurissimo successo. Quanto alle bugie, nulla impedisce che i Mehiy’el più creativi le trasfigurino fino a farne capolavori d’invenzione, specialmente se il loro bambino interiore li aiuterà in tale intento. Vi è un precedente illustrissimo: Jules Verne, il quale tra l’altro, oltre a proiettarsi in cielo, in Dalla terra alla luna, ebbe l’idea di scendere giù, fin nel profondo, in Viaggio al centro della terra, come per ricordare a se stesso e a tutti la necessità di equilibrare l’alto e il basso, nella loro personalità, nella loro psiche. Angeli Gli Angeli sono, a vederli dal basso, la prima soglia dei cieli: e appaiono perciò come la porta di tutte le possibilità, i custodi dell’Aldilà, la sorgente di ogni creatività e ispirazione. A vederli dall’alto sono invece il contrario: costituiscono l’ultimo stadio della plasmazione degli esseri viventi, i rifinitori delle forme, dei limiti, dei talenti del nostro io, e delle cause, già decise nelle Sfere superiori, che determineranno ogni circostanza concreta della nostra esistenza. Ma un punto di vista non annulla l’altro.

Come già nella sfera dei Troni, anche in questa degli Angeli la porta è aperta, e chi vi si affaccia – dal basso o dall’alto – viene a trovarsi nel luogo in cui possibilità e necessità, libertà creativa e destino si incontrano e confluiscono, come le acque di due diversi fiumi, in un unico corso. Lì, qualcosa di quella confluenza può ancora e sempre essere modificato, perché la vita cambi. È il passo che da tempo immemorabile gli uomini hanno imparato a compiere con la preghiera. Anche per questa ragione il colore in cui si immaginano gli Angeli è, tradizionalmente, il bianco: come la luce ancora bianca dell’alba, o il bianco del foglio di carta su cui stai per scrivere ciò che in te ha quasi preso forma, e non è ancora deciso, e può trasformarsi ancora.

Il bambino Mehiy’el.

Solitamente sono molto ordinati, amano i cassetti, imparano presto a giocare a scacchi, si divertono con il modellismo e raccontano bugie solo perché non li secchiate troppo con le vostre domande. Hanno inoltre idee precocissimamente chiare e realistiche sul loro futuro, non danno problemi agli insegnanti, non litigano a sproposito con i coetanei. Si direbbero insomma bambini modello. Ma in almeno due cose avranno estremo bisogno di voi (anche se dal canto loro potrebbero non chiedere mai): nell’educazione all’amore, e nell’inventiva. Colmateli il più possibile di affetto fisico, carezze, baci, abbracci; potrà avvenire che ne siano talmente commossi da scoppiare a piangere: insistete, coccolateli. Fin da bambini infatti dimenticano di avere un corpo – come capita poi alla maggioranza degli adulti di ogni giorno dell’anno. Ricordategli voi che la fisicità è bellissima, nuotate e dormite con loro. E poi stimolate e premiate la loro fantasia: fategli inventare fiabe, storie avventurose, trasformate le loro festicciole in piccoli balli in maschera – che loro ovviamente insisteranno per progettare prima in ogni dettaglio. Dite che non importa, che è divertente lasciare anche qualcosa al caso. La loro principale forza sarà sempre nel cervello sinistro: nel calcolo, nell’ordine, nel controllo. Addestrateli perciò a sviluppare anche il destro: il gioco, l’allegria, il gusto della sorpresa, perché tutta la loro genialità splenda.

Claviculae Angelorum:

Protezione contro la rassegnazione. Grande abilità nel discorrere, nel ragionare, nel convincere. Protezione contro la menzogna. Protezione contro il timore degli istinti e dei sentimenti.

 Qualità di Mehiel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Mehiel sono grande forza creatrice morale, emozionale e fisica, purificazione interiore, pensieri e sentimenti equilibrati. Capacità logiche e comunicative. Dona persuasività con la parola, talento e gratificazione nell’ambito delle lettere e dell’insegnamento. Protegge tutte le attività e professioni connesse ai libri e all’editoria, e alla comunicazione. Protegge dalla rabbia dei nemici e (un po’ anacronistico oggi…) dagli animali feroci.

L’Angelo dell’Abisso che contrasta Mehiel si chiama Darek e rappresenta l’eccessiva tendenza alle passioni. Ispira dispute sterili, animosità, controversie inutili, plagio, mancanza di creatività, instabilità sentimentale.

Meditazione associata al Nome: illuminare il meglio di sé.

 La meditazione associata a Mehiel si chiama “mettersi in buona luce”. Secondo la Kabbalah, infatti, questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per visualizzare la propria bellezza interiore ed esteriorizzarla. Usando un’espressione cinematografica si può dire che essa sia in grado di darci la nostra “inquadratura” migliore, offrendola in primo luogo agli altri, perché poi si riveli meglio anche alla nostra coscienza.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

il mio essere è meravigliosamente illuminato, soffuso della radiosità del Creatore. Tutti, intorno a me, vedono gli aspetti belli e positivi del mio vero Sè, in opposizione all’immagine distorta proiettata dal mio Ego.

Esortazione angelica.

Mehiel esorta a mettere il proprio talento al servizio della vita, usando le proprie qualità di leader per operare nel mondo con coraggio e Amore, nell’interesse di tutti.

Giorni e orari di Mehiel.

Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Mehiel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 12 marzo, 24-25 maggio, 8 agosto, 20 ottobre, 31 dicembre; ed egli governa, ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h. 21.00 alle 21.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Mehiel è il 18° versetto del Salmo 32: Ecce, oculi Domini super metuentes eum, et in eos, qui sperant super misericordia eius. (Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia).

 SIMBOLOGIA OCCULTA.

Simbologie legate alle lettere del Nome.

Secondo la Kabbalah, nella Bibbia il codice dei 72 Nomi di Dio (dati agli angeli nell’angeologia tradizionale), è celato nei tre versetti n° 19, 20 e 21 (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14 del Libro dell’Esodo: “l’Angelo di Dio che stava davanti al campo di Israele si mosse e si pose dietro di loro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro, venendosi a trovare fra l’accampamento degli Egiziani e quello di Israele. Questa nube da un lato (cioè per gli uni) era tenebrosa, dall’altro (cioè: per gli altri) rischiarava la notte. Così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte. Allora Mosé stese la mano sul mare e l’Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente, rendendolo asciutto; e le acque si divisero”. Nella radice di questo Nome la Mem (le emozioni) è limitata da Het (barriera); Yod (la mano) rappresenta inoltre la materializzazione, il potere e la potenza. (C. Muller -J. M. Baudat).

Questo angelo porta a concretizzare le idee, materializzando i pensieri. Il che dà grandi opportunità ma anche pericoli, perché nella vita dei suoi protetti i pensieri negativi producono molto presto conseguenze ed esperienze altrettanto negative. Il nome dice che però Mehiel può venire in soccorso anche per tenere a bada i conflitti e gli impulsi negativi.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque la radice (mem-heth-yod) di questo Angelo (invertendo la posizione delle lettere della radice) risponde alla configurazione: “la Ruota della fortuna- il Papa – la Morte”.

Da questo si può trarre la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo; il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi blocca? Chiede il Papa (mediatore, ponte, ideale): che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? Ho un ideale? Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 4 e il 9 febbraio. L’angelo Mehiel appartiene al Coro degli Angeli Arcangeli Guidato dall’Arcangelo Michele. A questa decade in particolare (31 gennaio-9 febbraio), sovrintende poi l’Arcangelo Raziel, il quale governa anche, complessivamente, il segno dell’Acquario. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Mehiel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco; infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

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