Coro delle Dominazioni


Premessa. 

Durante questa carrellata relativa alle 8 Entità che compongono il Coro delle Dominazioni il lettore troverà una descrizione dell’Arcangelo che lo Governa. In questo caso la Reggenza spetta a HESEDIEL.

Quindi seguiranno le descrizioni degli altri 8 Geni che appartengono a questo specifico Coro.

Nelle pagine riservate a ogni singolo Angelo troverete varie descrizioni tratte dai libri di Haziel, di Pier Luca Pierini e di Igor Sibaldi. Altro materiale è stato reperito sulla rete.

INOLTRE:

Per ogni Entità Angelica saranno presenti immagini e testi così divisi:

Un ampio spazio è dedicato alla descrizione di ogni Genio secondo Igor Sibaldi (le descrizioni sono tratte da: “Libro degli Angeli” e sono state rivedute dall’autore di un blog); descrizione che, tra tutte le altre di mia conoscenza, io percepisco come  la “più affine”.

Un’altro alle caratteristiche caratteriali del bambino governato dal proprio Genio.

La Claviculae Angelorum

Vengono citati più volte i nomi dei Geni scritti con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

Sono elencate le loro Esortazioni.

Il dono da loro dispensato.

Le date di reggenza. (secondo Haziel e secondo Pier Luca Pierini)

Una breve descrizione dell’energia dell’entità contraria.

La meditazione associata all’Angelo e la relativa immagine composta da lettere dell’alfabeto ebraico.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza.

 

La composizione del Coro delle Dominazioni.

25 Nithaiah

26 Haaiah

27 Yerathel

28 Seheiah

29 Reyiel

30 Omael

31 Lecabel

32 Vasariah

 

Gerarchia Angelica Dominazioni.

 Se vogliamo farcene un’immagine, possiamo dire: un antico sistema solare è scomparso, è svanito; in quell’antico sistema solare avevano raggiunto il massimo grado di maturità le schiere dei Serafini, Cherubini e Troni. Ora secondo i cenni della suprema Trinità, i Serafini ricevono i piani, le mète del sistema cosmico, i Cherubini li elaborano, e nella sfera prescelta i Troni emanano dalla loro sostanza il fuoco primordiale e lo fanno fluire. Così possiamo intendere l’inizio del nostro sistema cosmico. Ma esistono anche altre entità che in certo modo erano pure presenti nel sistema solare precedente il nostro. Esse non hanno però raggiunto l’altezza della prima gerarchia; sono rimasti a un livello più basso, sono giunti al nostro sistema in modo da dover essi stessi attraversare ancora una certa evoluzione prima di poter esplicare un’azione creativa, di potersi offrire in sacrificio. Queste entità sono quelle della seconda triplice gerarchia. Le entità della seconda sono quelle di cui ho già indicato i nomi: Dominazioni o spiriti della saggezza. Poi le cosiddette Virtù, come le chiamò Dionisio l’Areopagita e, le Potestà, o spiriti della forma.

Le Dominazioni sono il primo coro degli angeli della seconda gerarchia della tradizione cristiana. Il nome rivelatore delle sante Dominazioni ci indica la loro forza di elevarsi, che mai si sottomette, libera da ogni inferiore cedimento; esse non si abbassano assolutamente a nessuna realtà discordante e tirannica, superano ogni degradante asservimento, entrano il più possibile in comunione con l’eterna divinità del Principio della Dominazione.

Conosciuti anche come Hashmallim, della tradizione ebraica, hanno il compito di regolare i compiti degli angeli inferiori. “Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su se stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di Hasmal (tradotto come bronzo incandescente) in mezzo al fuoco” (Ezechiele,1-4). Le Dominazioni compongono l’esercito dell’Apocalisse e stabiliscono i confini entro i quali l’elemento creato potrà agire; confini entro cui la nuova creazione potrà muoversi interagendo con gli altri elementi creati, secondo un principio di generale armonia e in ottemperanza alle leggi universali. Nelle “Omelie sul Vangelo” (VI secolo), san Gregorio Magno sostenne che gli esseri umani capaci di dominare in se stessi ogni istinto malvagio sono vicini alle schiere delle Dominazioni (34:11). Nella tradizione della Saggezza antica le Dominazioni si manifestano attraverso: la Volontà, Atman, sono fuoco elettrico, la scintilla, il gioiello del loto, essi sono la Volontà cosciente. Le Dominazioni accolgono ciò che i Troni portano per così dire giù dall’universo, e lo dispongono in modo che possa regnare una concordanza tra il singolo corpo celeste che sta nascendo e l’intero universo, tutto deve esser disposto in modo che quegli ordini vengano veramente eseguiti e quegli impulsi realizzati.

Le Dominazioni lavorano all’interno del pianeta, sono le ordinatrici, le entità spirituali che producono la condensazione della sostanza, rendendo il pianeta atto ad ospitare la vita, il Regno Minerale, sabbie, terreni soffici, montagne, rocce, ecc. Nel corpo umano per analogia possiamo dire che sono l’elemento terra, cioè quello più solido, le nostre ossa ad esempio. Sempre per deduzione sono le forze all’interno del nostro corpo, non dobbiamo considerare queste forze angeliche come qualcosa a cui non partecipiamo, tutto ci unisce, la vita Una è manifesta in tutte le sue sfaccettature, tutto ci accomuna e ci compone, anche gli Angeli. La forza delle Dominazioni dentro di noi è quella che ci permetterà di correggere, con la Volontà, quegli aspetti inferiori che producono sofferenza. Mentre scrivo queste righe mi rendo sempre più conto quanto sono importanti gli Angeli nella nostra vita e quanto poco apprezziamo il loro sacrificio; noi esseri umani non abbiamo il senso della gratitudine, per queste forze Spirituali che da eoni ci seguono e ci sostengono con la Loro essenza. Si può dunque vedere quanto sia necessario comprendere le funzioni dei Deva di ogni grado. Come dice Alice Baley: <<è però altrettanto importante che l’uomo si astenga dal manipolare queste forze della natura fino al momento in cui <conosce> se stesso ed i propri poteri, e fintanto che non abbia sviluppato appieno la coscienza dell’Ego; allora, e soltanto allora, potrà collaborare senza pericolo, saggiamente e intelligentemente, con il piano. Per ora, per l’uomo comune e anche per quello avanzato, questo è pericoloso da tentare e impossibile da compiere>>.

Arcangelo HESEDIEL e Coro degli Angeli Dominazioni.

POTENZA DELLO SVILUPPO e DELLA PROSPERITÀ A CAPO DEL CORO DEGLI ANGELI DOMINAZIONI.

 La sede di Hesediel, Potenza dello Sviluppo, della Prosperità e dell’Esuberanza, è nella quarta Sephira o Turbine GIOVE – HESED. Il suo Nome Hesediel (o TsadkieL, o Zadkiel, o Zahd Kee El, o Ezechiele) significa “Favore di Dio”.

Osservando la posizione di questo Arcangelo, nell’Albero di vita degli Angeli e degli Arcangeli, sappiamo che si trova, in quarta posizione, nel Turbine Hesed.

L’Arcangelo HESEDIEL è il figlio del Pensiero Divino, trasmesso da METRATON, RAZIEL, BINAEL, nonché portatore della Suprema Volontà Divina e deve mettere a frutto questo grano nel nuovo mondo dei SENTIMENTI.

Dal Turbine HESED si sprigionerà il Desiderio Imperioso che spronerà la persona alla conquista della felicità totale e permanente.

Nelle energie elargite dall’Arcangelo HESEDIEL sono presenti i poteri dei sentimenti, che ci spingono alla conquista di tutto ciò che esiste sulla Terra.

Tale desiderio, è conferito dall’Arcangelo HESEDIEL e dal Suo Coro di Angeli della seconda sfera: Dominazioni.

Per accordarci tutte le energie che ha scelto nel Cosmo, quelle del Turbine Hesed, è in grado di risolvere favorevolmente quanto attiene ai nostri interessi.

L’Arcangelo HESEDIEL è anche apportatore di Giustizia, di ciò che ci indurrà alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile sovrabbondanza.

Pertanto, nelle energie elargite dall’Arcangelo Hesediel sono presenti i poteri dei sentimenti, che ci spingono alla conquista di tutto ciò che esiste sulla Terra. Ma, sulla distanza, questo Arcangelo è anche apportatore di Giustizia, di ciò che ci indurrà alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile sovrabbondanza

L’Arcangelo HESEDIEL ha organizzato l’Universo a propria immagine e somiglianza. Pertanto ha fatto sì che i Desideri regnassero da padroni, da sovrani assoluti.

Grazie all’invocazione a Hesediel o ai suoi Angeli-Dominazioni, i nostri desideri trionferanno.

Hesediel è portatore di benessere, di soddisfazione, di piacere, di vita agiata, di euforia.

Sotto il profilo astrologico, il punto in cui si situa il pianeta Giove (sede simbolica di Hesed) in un oroscopo è il punto di riuscita.

Anche gli aspetti giudicati negativi dall’Astrologia non verranno per questo avvertiti come un male. Al contrario, si tratterà di soverchi favori, di un eccesso di guadagno, di abbondanza, di opulenza, di espansione…. tale da rischiare di condurci alla perversione.

In tal caso si renderebbe necessario un processo di assestamento, una sorta di riordino, da parte di Camael, ricorrendo alle energie di Gueburah-Marte.

 

Preghiera all’Arcangelo HESEDIEL (Tsadkiel)

Gloria a Te, Arcangelo HESEDIEL

Signore dei domani più lieti e più sereni!

Io ti chiedo di affrancarmi dal passato

affinché mi sia dato, ormai, di agire e di riuscire.

Ero solo, vivevo in solitudine,

ma grazie al fiorire delle mie Preghiere,

io posso, con Te,

lodare ed esaltare lo Spirito Universale,

l’Eterno, Signore e Creatore dell’Universo,

onde rendergli grazie per la mia riuscita

morale e materiale.

Nell’Albero della Vita il Turbine Hesed si trova in quarta posizione: mentre la forza evolutiva emanata dai precedenti Turbini KETHER – HOCHMAH – BINAH è primariamente la Volontà (Volontà-Volontà, Volontà-Amore, Volontà-Sapere), dal Turbine HESED si sprigiona il desiderio imperioso. In altre parole Hesediel (figlio del Pensiero Divino trasmesso da Metraton, Raziel, Binael) è il frutto dell’intelligenza ma la sua forza generatrice determina l’insorgere del desiderio volto a mettere a frutto il seme della Volontà Divina nel dominio dei sentimenti. Insieme alle Dominazioni, questo Arcangelo conferisce dunque l’energia che sprona alla conquista della felicità più ampia; con questo spinge anche al possesso, esaudisce e favorisce le acquisizioni materiali.

E’ l’Arcangelo che concede la pienezza materiale e la ricchezza: nella vita quotidiana è portatore di condizioni di benessere, soddisfazione, vita agiata ed euforia; aiuta ad ottenere credito, ricompense materiali, crescite nella scala sociale. E’ associato a Giove (il pianeta dell’espansione e della Gioia) e, sotto il profilo astrologico, non per niente il punto in cui si situa questo pianeta (sede simbolica di Hesed) è il punto di riuscita. L’invocazione a Hesediel favorisce lo sbocciare di tutti i lati del carattere legati alla Gioia (termine che, insieme a “gioviale”, attribuito alle persone serene e sorridenti, discende appunto da Giove). Grazie a lui i nostri desideri possono trovare compimento: sono favoriti il successo, la realizzazione dei progetti, il coronamento delle ambizioni.

Per i nati sotto la stella di questo Arcangelo, i rischi connessi a tanta abbondanza possono essere favori tali (per esempio un’abbondanza materiale non sempre meritata, o perfino eccessi di guadagno, a volte nell’incapacità di riconoscerne il valore) da indurre l’individuo a concentrarsi troppo sull’Avere, perdendo di vista la fonte della vera Gioia. Se tale circostanza si produce, i “Figli di Hesediel” (cioè gli Arcangeli delle Sephire successive) saranno incaricati di ristabilire l’ordine: un processo di assestamento da parte dell’Arcangelo Camael (Rigore di Dio) e di Raffaele (Guarigione di Dio) può introdurre nel destino della persona una sorta di “riordino” karmico, ricorrendo in particolare alle energie di Geburah–Marte. Infatti, poiché sulla distanza questo Arcangelo è apportatore di Giustizia, egli dona, ma anche guida verso esperienze capaci di trasformare, cioè tali da condurre alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile sovrabbondanza. Beneficiando della sua grazia, l’Uomo deve dunque cercare di conquistare l’Equilibrio.

CORO ANGELICO.

Riguardo alle energie del proprio Coro, Hesediel governa le Dominazioni, cioè le Potenze che stabiliscono i confini entro i quali l’elemento creato potrà agire, nel pieno rispetto delle leggi stabilite in precedenza dai Cherubini. Se la nuova creazione rispetterà tali confini, interagendo armonicamente, con gratitudine e condivisione, le Dominazioni le infonderanno fiducia, percezione dell’abbondanza e profonda gioia. In caso contrario, qualora emerga ingratitudine e incapacità di riconoscere i doni ricevuti (nonché le responsabilità che vi sono connesse) esse vengono comunque in soccorso, aiutando la persona a comprendere che tutte le cose sono in abbondanza: cioè che, se pensiamo ci manchi qualcosa, noi stessi siamo ciechi nel non vedere o incapaci di accettare perché chiusi, e accecati dalla sfiducia.

Infatti “l’Amore dà, la Fede riceve”: la fede dunque è estremamente importante, perché se non sappiamo ricevere non sapremo neanche dare. Il lavoro specifico che si può svolgere con le Dominazioni è appunto sviluppare la fede, la fiducia in sé stessi e nella vita, la capacità di aprirsi e di ricevere dal mondo circostante, per diventare capaci di donare.

Nithaiah, angelo 25, dei nati fra il 23 e il 27 luglio.

Nithaiah, o Nith-haiah, o Nithihayah, è il 25esimo Soffio e il primo raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di Urano. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dallo 0° al 5° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 23 al 27 luglio. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Nithaiah significa “Dio che dona la saggezza”.

 

Il dono dispensato da Nithaiah è la SERENITA’.

E’ il primo fra gli angeli del Coro guidato da Hesediel-Giove, di cui rappresenta il volto uraniano; controlla dunque le stesse energie dispensate da Lauviah 1, o angelo 11, ma si può dire in senso “contrario”: mentre Lauviah-11, infatti, infonde l’amore uraniano nella ricchezza gioviana (producendo la celebrità), Nithaiah infonde il potere di Giove nell’amore uraniano: venendo così ad attuare le condizioni per la magia bianca, cioè il dominio a fin di bene delle forze spirituali. Questo Angelo concede ai suoi protetti il potere di dominare cose e situazioni; grazie a lui la persona avrà al suo servizio Entità Spirituali piene d’amore.

Nithaiah secondo Sibaldi.

25 Nithihayah nun-thaw-he

«Io faccio cooperare le cose materiali e l’invisibile»

 È l’Angelo della magia. Compito dei suoi protetti è esclusivamente quello di scoprire le misteriose connessioni tra il visibile e i mondi spirituali, e i modi migliori per adoperarle. Ma attenzione: scoprire è il punto essenziale, per i Nithihayah. Non sono stregoni né sacerdoti: non hanno bisogno, cioè, né di maestri (gli stregoni hanno sempre le loro scuole) né di gerarchie ufficiali che, per mantenere un controllo sull’utilizzo delle forze invisibili, diano regole e investiture precise ai loro adepti. I Nithihayah appartengono piuttosto alla categoria delle «streghe», tanto ingiustamente infamata, in altre epoche, appunto da quegli stregoni e sacerdoti. «Strega» (femmina o maschio che sia) è chi impara da sé, chi cerca e trova, e non smette mai di trovare, sul confine tra Aldiquà e Aldilà. Perciò in altre lingue si usano, per indicare le streghe, parole che letteralmente significano «le sapienti»: per esempio witch, in inglese, e ved’ma, in russo, l’una e l’altra derivate dall’antichissima radice indoeuropea wid, che significa «conoscere». Si tratta insomma di personalità libere e coraggiose, indifferenti alle paure superstiziose, ai tabù, al gelatinoso conformismo della maggioranza; e, al tempo stesso, di mentalità decisamente pratiche, che non si accontentano cioè di un sapere erudito, fine a sé stesso, ma hanno bisogno di trovare applicazione concreta per tutto ciò che scoprono nell’ astratto. E tali appunto sono, per loro natura, e devono imparare a essere i Nithihayah. Tutto ciò, certo, li rende persone quanto mai temibili, per tutti coloro che vorrebbero far restare il mondo così com’è; e infatti sono notevoli le difficoltà che i Nithihayah devono superare per diventare se stessi. La solitudine, soprattutto: la gente li trova strani, quando parlano di quel che a loro veramente interessa; si vedono perciò costretti a coltivare la loro sapienza in segreto, in margine alla società. Se sono colti – come il Nithihayah C.G. Jung – vengono ritenuti eretici dai loro colleghi; se sono più modesti, li si prende facilmente per pazzi, e li si compatisce o li si deride, perlomeno all’inizio. A ciò si aggiungono le loro resistenze interiori: la lotta che devono combattere in se stessi contro tutte le cose che hanno imparato nelle scuole (luoghi notoriamente razionali, dai quali i mondi spirituali sono rigorosamente esclusi) e nelle chiese (dove le «streghe» sono da sempre malviste); e vanno messe in conto anche le aspettative dei genitori, che tanto spesso ambiscono, per i loro figli, soprattutto a uno stipendio fisso e alla pensione; e i rapporti sentimentali, che altrettanto spesso impongono richieste ai quali i Nithihayah non riescono a ottemperare, tutti presi come sono dalla loro eccezionale vocazione. Anche per queste ragioni è risaputo, tra le «streghe», che la prima e ineludibile condizione per giungere alla magia sia la saggezza. I dubbi, i conflitti interiori ed esteriori, le malinconie, le crisi di identità dei Nithihayah principianti possono essere superate solamente quando, con saggezza appunto, essi arrivano a porsi al di sopra di tutto quello che, nel mondo altrui, li potrebbe trattenere. Devono dunque sviluppare una superiore, benevola, equilibrata comprensione del loro prossimo: allora divengono sufficiemente limpidi, e trovano in sé abbastanza energia, per cominciare a scoprire davvero. Inutile dire che non tutti ci riescono – e che pochi vi riescono prima di una certa età. Fino a che non arrivano a tanto, si sentono anime in cerca, alle quali qualcosa impedisce di trovare: I can’t get no satisfaction, come appunto cantava il Nithihayah Mick Jagger. Possono anche aver successo in qualche tipica professione da cercatori: come atleti, per esempio, dediti sempre alla ricerca ossessiva di un primato; o sinceri idealisti, utopisti (Luigi Berlinguer, Ermanno Olmi) o persone di mondo, assetati di riconoscimenti, di successi mondani (George Bernard Shaw, Giosuè Carducci, Jacqueline Kennedy): ma non amano nulla di ciò che raggiungono, sono perennemente insoddisfatti e sprezzanti verso quello status quo da cui cercano approvazione, e la loro ansiosissima paura di perdere una qualche posizione che si siano conquistati nasconde la voglia segreta di liberarsene, per cercare altrove. Quando invece va male, è alto il rischio che le loro vane ricerche li portino verso le droghe, o anche che determinino vampate di cupo disprezzo e di odio per ciò che nel mondo li ha delusi, o semplicemente per chi, intorno a loro, sembra aver trovato in quel mondo la sua strada. Un Nithihayah che si perda in simili paludi non ha, naturalmente, nessuna possibilità di giungere alla magia autentica – per quanto vorticosi, in certi casi, possano diventare i suoi interessi per la cosiddetta magia nera (terribile veleno per l’anima) o per altri generi di oscure manipolazioni della mente altrui. L’unica via è, ripeto, nella saggezza, e nel coraggio di scoprirsi «streghe», cioè diversi: incompatibili, inconciliabili, incommensurabili con i più – proprio come Jung, quando nel 1911 ruppe con la Società di Psicanalisi di Freud, dopo un famoso alterco sull’esoterismo. Non appena smettono di cercare nell’Aldiqua, trovano nell’Aldilà: e fanno un ottimo affare. Si sa che la fortuna aiuta gli audaci: e i Nithihayah non solo si sentono, nell’Aldilà, aiutati e guidati nelle loro scoperte (e lo sono davvero), ma traggono da quelle altre dimensioni grande energia, proprio come se invisibili alleati si incaricassero di scortarli e proteggerli sempre. Celeberrimo è l’esempio del Nithihayah Alexandre Dumas, con il suo incontenibile, inspiegabile vigore – e nelle sue opere sono ben evidenti i segni delle sue conoscenze esoteriche.

D’altra parte, oggi che la diversità delle «streghe» si va notevolmente ridimensionando, e la società è molto più tollerante nei riguardi della magia di quanto non lo fosse qualche decennio fa, ci si può ragionevolmente attendere che i Nithihayah possano trovarvi anche professioni adatte a loro, se non proprio come occultisti vecchio stile, con turbante e sfera di cristallo, almeno come consulenti di tipo particolare, specialisti in «risorse psichiche», o qualche altra dizione del genere, presso aziende, istituzioni, governi…

Il bambino Nithihayah.

A meno che non siate esperti di esoterismo, psicologia del profondo o teologia, abbandonate serenamente l’idea di poter essere, per i piccoli Nithihayah, qualcosa di più di figure adulte a cui voler bene. Saranno streghe, da grandi, lo sono già un po’ora, e in quel che sapete voi non c’è nulla che possa tornare utile alla loro misteriosa vocazione – o che addirittura non la possa ostacolare, che voi ve ne accorgiate o no. O forse sì, un modo c’è per aiutarli nel loro cammino: chiedete che vi diano una mano, per gioco dapprima, poi anche sul serio, con quei piccoli ma preziosi aiuti che un bambino può dare a un adulto in difficoltà – una carezza, un bacio, un forte abbraccio che comunichi energia. Capiranno perfettamente. Poi, se ci riuscite (ma alla maggioranza degli adulti è chiedere veramente troppo), mostratevi saggi e amanti del bene, imperturbabili e gentili, in armonia con chi amate e generosi con gli altri, oltre che coraggiosi e aperti alle novità: impersonate insomma il buon mago o la buona strega, come li si vede nei film. Potrete così, in futuro, rallegrarvi al pensiero di avere assomigliato un po’ a come i Nithihayah diverranno all’epoca del loro successo.

Claviculae Angelorum:

La saggezza e, attraverso di essa, la scoperta dei poteri occulti. Rivelazioni dall’Aldilà. Sapienza in ogni pratica magica.

 Qualità di Nithaiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Nithaiah ama la pace e il silenzio; dona dunque amore per la saggezza, la pace e la solitudine, comprensione del disegno cosmico, trasmissione dell’energia. Concede tensione alla verità e alla ricerca spirituale. Inoltre facilita le persone alla ricerca di un buon alloggio in cui coltivare se stessi nella pace. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Alcanor e rappresenta i sortilegi e le maledizioni. Causa suggestione e plagio, seduzione, provocazione; magia nera, costituzione di sette. Ispira odio nei confronti di Dio e la tendenza ad operare il male contro gli uomini, gli animali e i prodotti della terra.

 Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Nithaiah si chiama “parlare chiaro”. La cosa da comprendere per apprezzare i risultati di questa meditazione è che amare veramente non significa dire solo quello che gli altri vorrebbero sentire, ma saper essere sinceri, anche quando questo ci costa molto perché può causare dispiaceri. Allo stesso modo dobbiamo superare la paura di ascoltare delle verità che fanno male; queste sono condizioni necessarie per instaurare con gli altri rapporti veri e appaganti.

 Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per l’energia di questo Nome, quando devo esprimere una verità trovo il coraggio di aprire il cuore e di parlare; quando devo ascoltare una verità trovo la forza di tacere e di ascoltare.

Esortazione angelica.

Nithaiah esorta a vincere le proprie tentazioni e a dominare gli impulsi egoistici, in modo di utilizzare i doni e i poteri concessi non per alimentare la propria vanità, ma per produrre ricchezze e sollievo per tutti.

Giorni e orari di Nithaiah.

 Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Nithaiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 1 febbraio, 14 aprile, 28 giugno, 11 settembre, 22 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.8.00 alle 8.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Nithaiah è il 2° versetto del Salmo 9: Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo; narrabo omnia mirabilia tua (confiderò in te Signore, con tutto il cuore; annuncerò tutte le tue meraviglie).

SIMBOLOGIE OCCULTE.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; il che ci dà ulteriori spunti sul piano dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice nun-thaw-he risponde alla configurazione: “la Temperanza – il Matto – il Papa” da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede la Temperanza: (protezione, circolazione, guarigione): che cosa mi protegge? Quale rapporto devo mantenere con me stesso? Che cosa devo curare? Verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? Chiede il Matto: da cosa mi sto liberando? Da cosa devo liberarmi? Come posso canalizzare la mia energia? Chiede il Papa (il mediatore, il ponte, l’ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 23 e il 27 luglio. L’angelo Nithaiah appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel. Il segno del Leone è sotto l’insegna dell’Arcangelo Raffaele mentre la decade che qui interessa (quella dal 23 luglio al 1° agosto) è sotto l’influsso del severo Arcangelo Camael. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Nithaiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Haaiah, angelo 26, dei nati fra il 28 luglio e il 1 agosto.

 Haaiah, o Ha’a’iyah, è il 26esimo Soffio e il secondo raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di Marte. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 28 luglio al 1° agosto. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Haaiah significa “Dio che illumina”.

Il dono dispensato da Haaiah è la FINEZZA, e il TALENTO POLITICO.

Questo Angelo (da non confondere con il Cherubino Hahaiah), è l’energia che rende i giudici bendisposti verso la nostra causa e ci fa vincere il processo. Un’affermazione da interpretare in senso filosofico: tutti noi, che abbiamo cause da difendere e ambizioni da realizzare, possiamo guardare a quest’Angelo come motore delle nostre aspirazioni, l’energia che ci aiuterà a sostenerle e realizzarle. I nati di Haaiah, se ispirati da lui, sono giusti e retti, capaci di agire positivamente nei Palazzi di Giustizia, in campo sociale e politico e ovunque si richieda l’affermazione di Giustizia e Verità; agiranno in modo corretto, rispettando i principi sociali e morali, e con il suo aiuto potranno riuscire ad esteriorizzare questa forza. Haahiah infonde il senso del giusto e il desiderio di edificare: di conseguenza i suoi nati tenderanno ad operare nel mondo della politica, esercitando la propria influenza nella diplomazia e nell’elaborazione di trattati e convenzioni; e potranno avere particolare potere di realizzare, e organizzare a propria discrezione, in assoluta libertà, lo spazio sociale entro cui si svolgerà la loro esistenza. La persona potrà guadagnare denaro e servirsene per migliorare la vita sociale e personale. Produrrà ricchezza affermandosi con facilità nell’ambito delle imprese che controllano il suolo e i terreni edificabili, e potrà costruire immobili aventi lo scopo di diffondere pace e benessere, come istituzioni benefiche, filantropiche, sanitarie, ospedaliere, didattiche, culturali. Dice Haziel che Haaiah fa sì che “l’esecutivo superi il potere legislativo”: è la legge del più forte, del più intelligente. Ma attenzione! L’influenza del suo angelo contrario può far scivolare nella direzione esattamente opposta a quella indicata dall’angelo, e – anziché operare con equilibrio per la giustizia- condurre a un uso spregiudicato del potere. Questo è anche l’Angelo della Fortuna: una fortuna non cieca ma donata come risultato di un lungo travaglio, l’esito di una lunga elaborazione.

Haaiah secondo Sibaldi.

26 Ha’a’iyah he-aleph-aleph

«La mia anima cerca le grandi imprese»

Cime tempestose! Il titolo dell’appassionato romanzo dell’Ha’a’iyah Emily Brontë sembra proprio un’allusione alle due aleph del Nome di quest’Angelo, che raffigurano un’enorme e inquieta potenzialità: un eccesso d’amore – di eros soprattutto – e di vigore, un’incontenibile voglia di dare inizio a grandi cose, di allargare il mondo. E quanto dovette soffrire Emily, che trascorse invece la sua breve vita nella casa paterna, sulle struggenti colline dello Yorkshire, con due sorelle a formare tutto il suo pubblico! Gli Ha’a’iyah sono nati per la folla. Lottatori, e conquistatori di masse, aspettano, come un altro aspetterebbe un taxi, di poter cogliere al volo una di quelle correnti ascensionali che trascinano gli individui in alto, verso la popolarità, e che in qualsiasi città del mondo sono molto più numerose di quel che si potrebbe immaginare: gli Ha’a’iyah sanno riconoscerle, imbrigliarle, e poi non mollarle mai, fino alla fine, senza che nessuna vetta faccia loro girar la testa. Come non esserne affascinati, mentre salgono così? Sono genî della comunicazione. Perfetti quando si sbracciano su un palcoscenico, su una tribuna: come l’Ha’a’iyah Mussolini, l’unico statista che sia mai riuscito a parlare in versi a maree di gente troppo estasiata per accorgersi che era soprattutto la metrica a ipnotizzarli. E spesso imponenti nella figura: come l’Ha ’ a ’iyah Schwarzenegger, divo e governatore. E aggressivi quanto basta, ma abilissimi nel giustificare la propria aggressività come indignata ribellione a qualche ingiustizia. Esemplare, a questo proposito, la battuta di Schwarzenegger nel film True Lies, quando alla moglie che gli chiede se ha ucciso qualcuno, risponde: «Sì, ma erano tutti cattivi»; o la disinvoltura con cui Mussolini, ex socialista, riuscì a far passare il colpo di Stato fascista per una rivoluzione popolare. E non è che siano o vogliano essere, in ciò, del tutto insiceri: le ingiustizie commesse da altri scatenano davvero la loro collera; ma la collera, per loro, diventa rapidamente un pretesto per adoperare in grande stile la loro arma prediletta: l’intuito del politico ambizioso, che cerca situazioni di crisi per utilizzarle a proprio vantaggio, per ergersi a difensore, e plagiare coloro che difende, mentre li entusiasma con la sua maestria nel prevedere le mosse e le macchinazioni dell’avversario e nel preparare contromosse che lo spiazzino. A ciò si aggiunge l’altra sorprendente dote politica degli Ha’a’iyah: la capacità di inventare ideali che galvanizzino molti, e di costruire su quegli ideali regole rigorose e interi codici morali, per usarli poi, spesso, come il pifferaio di Hamelin usava il suo piffero – o come il capitano Ahab usò il suo odio per Moby Dick, nel romanzo dell’Ha’a’iyah Hermann Melville. Il guaio è che allora il loro senso di giustizia può ingigantirsi fino a diventare una specie di delirio paranoico, terribilmente convincente finché c’è un fervido Ha’a’iyah a proclamarlo, e strano, assurdo, a ripensarci dopo, quando l’Ha’a’iyah non c’è più. La moderazione sarebbe il loro migliore alleato. Basterebbe un po’ di senso della misura per rendere veramente fruttuose tutte le loro qualità che ho elencato, e soprattutto quell’innata conoscenza della psicologia di massa che le sostiene tutte quante. Gli Ha’a’iyah sono, inoltre, grandi organizzatori, lavoratori indefessi, pragmatici, abili nelle questioni finanziarie: e, quando non si lasciano prendere troppo la mano dalla loro voglia di dominare, possono diventare l’anima di qualsiasi ufficio, o i costruttori del successo di qualsiasi azienda commerciale o produttiva – come avvenne nel caso di Henry Ford, che, tra l’altro, obbedì pienamente al suo Angelo inventando l’utilitaria, l’auto di massa. Quando hanno abbastanza pazienza per dedicarsi accuratamente allo studio, la loro mente, vasta davvero, può farne dei teorici di tutto rispetto, bravissimi anche a imporre le loro idee, come sir Karl Popper, filosofo della scienza e della sociologia: molto ha’aiano fin nel titolo è il suo testo più celebre, La società aperta e i suoi nemici, del 1945. Quando invece esagerano, non solo rischiano di apparire ridicoli e patetici, ma incorrono facilmente in quello che si rivela poi un errore per loro fatale: il tentare raggiri. Se appena si permettono qualche disonestà, è come se il loro stesso senso di giustizia si rivoltasse contro di loro e facesse in modo che li si scopra e li si punisca con durezza. Finché denunciano malefatte altrui, possono far innamorare la gente: ma se cominciano a ingannare, tradire, truffare, diventano d’un tratto la parodia di se stessi, chiacchieroni ammorbanti, insopportabili, e tutti li abbandonano. Tristissimo, allora, diviene lo spettacolo che offre l’Ha’a’iyah che, rimasto solo, sgomento, usa le sue vecchie armi di lottatore unicamente nel sospettare cospirazioni inesistenti, o nell’immaginare invano riscosse e vendette contro non si sa bene chi, mentre il senso di colpa lo corrode all’interno. Rispettino dunque scrupolosamente le regole del gioco duro che loro stessi si sono scelti: eroi e mai bugiardi (nemmeno nella vita privata!) e allora sì, potranno aspirare a una vera grandezza.

Il bambino Ha’a’iyah.

Le probabilità che gli Ha’a’iyah, da grandi, diventino leader sono direttamente proporzionali all’amore per l’onestà che imparano da bambini: le bugie, i sotterfugi li rendono infatti insicuri, e se dovessero convincersi che nel mondo la menzogna è la regola, il loro congenito senso della giustizia continuerebbe a intralciarli oscuramente, a ogni piè sospinto. Pretendete, perciò, e date loro esempi di integrità. Siate chiarissimi nello stabilire le regole, nel farle rispettare e nel rispettarle voi stessi; condannate con fermezza, addirittura con disprezzo, qualsiasi falsità di cui sentiate parlare nei notiziari televisivi o nel vicinato; abituatevi e abituateli a usare parole importanti, come Fiducia, Valori, Rispetto eccetera, senza lasciar dubbi sul fatto che per voi le si debba scrivere con la maiuscola. E, naturalmente, premiateli con gioia e generosità ogni volta che dimostreranno di aver imparato queste lezioni. Per quanto tutto ciò possa sembrarvi extraterrestre al giorno d’oggi, farete loro un gran bene e i risultati lo confermeranno: se avrete istillato nei piccoli Ha’a’iyah l’ideale del Galantuomo, le loro travolgenti qualità di comunicatori e conquistatori non tarderanno a manifestarsi, fin dall’asilo, e non dovrete far altro che godervi lo spettacolo.

Claviculae Angelorum:

Il favore dei giudici. Voglia di vincere. Saper scoprire cosa nascondono e cosa tramano gli avversari. Saper scoprire la propria missione e l’altrui. Fortuna in politica. Saper comprendere bene la propria epoca.

Qualità di Haaiah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Haaiah dona grande forza interiore; attrazione per le cose divine; finezza e diplomazia, fraternità universale, giustizia, prudenza, ricettività, pacifismo, benevolenza, incorruttibilità: dunque propensione per la giustizia e la legge e per le attività diplomatiche. Haaiah concede riuscita in politica, diplomazia, magistratura, nonché nell’ambito delle attività di polizia e dello spionaggio. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Diralisen e rappresenta le prove e le difficoltà; le strade tortuose difficili. Ispira la cospirazione e il tradimento, paranoia, caos distruttivo, autoritarismo.

Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Haaiah si chiama “ordine dal caos”. La tendenza delle cose ad andare “male” (secondo la ben nota legge di Murphy) si manifesta quando l’armonia fra le molteplici dimensioni dell’esistenza si spezza a causa di comportamenti ed emozioni sbagliate che si riverberano anche su chi non ne è responsabile.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per l’energia di questo Nome l’ordine emerge dal caos che sembra prevalere sull’armonia. Si ripristinano l’equilibrio e la serenità fra i sette giorni della settimana. Le cose che possono andare bene andranno benissimo, il bene troverà la sua strada senza ostacoli.

Esortazione angelica.

Haaiah esorta a produrre benessere e ricchezza non solo per sé ma nell’interesse di tutti; a mettere il proprio carisma al servizio della giustizia e non della sete di potere.

Giorni e orari di Haaiah.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Haaiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 2 febbraio, 15 aprile, 29 giugno, 12 settembre, 23 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.8.20 alle 8.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Haaiah è il 145° versetto del Salmo 118: Clamavi in toto corde meo, exaudi me, Domine; iustificationes tuas servano (Ti ho invocato con tutto il cuore, Signore, rispondimi; osserverò i tuoi precetti).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; il che ci dà ulteriori spunti sul piano dell’introspezione psicologica. In questo caso la he-aleph-aleph risponde alla configurazione: “il Papa – il Bagatto – il Bagatto” da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede il Papa (il mediatore, il ponte, l’ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? ho un ideale? Chiede per ben due volte il Bagatto (o Mago – l’inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? Che cosa sto scegliendo? Come posso canalizzare la mia energia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 28 luglio e il 1° agosto. L’angelo Haaiah appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel. Il segno del Leone è sotto l’insegna dell’Arcangelo Raffaele mentre la decade che qui interessa (quella dal 23 luglio al 1° agosto) è sotto l’influsso del severo Arcangelo Camael. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Haaiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

Yerathel, angelo 27, dei nati fra il 2 e il 6 agosto.

Yerathel, o Yeratel, o Yerathe’el, è il 27esimo Soffio e il terzo raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di Giove. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 2 al 6 agosto. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Yerathel significa “Dio vigilante”, o “Dio che punisce gli empi”.

Il dono dispensato da Yerathel è la DIFFUSIONE DELLA LUCE, e la CIVILTA’.

Questo Angelo Custode-Dominazione domina la diffusione della cultura e della civiltà. Dice Haziel che Yerathel esprime efficacemente i doni e i poteri del Centro cui appartiene: si può dire che da lui irradino contemporaneamente i poteri creatori dei Serafini, l’amore-saggezza dei Cherubini, la capacità legale dei Troni e quella di organizzare nuovi mondi. Invocarlo significa risolvere immediatamente tutti i possibili problemi di ordine personale, politico, sociale: egli risponde prontamente, come ricevendo i suoi protetti a braccia aperte per concedere loro pace, conforto e realizzazione delle speranze. Dona successo in campo letterario, vincita in procedimenti giudiziari, rapporti sereni e pacifici con i propri vicini e con la gente in generale. Concede infatti ottimismo, gioia e tutte le virtù superiori che portano al successo nei più svariati campi: dall’amore agli affari e al denaro, dal prestigio sociale alla spiritualità. Confonde coloro che si servono della calunnia per danneggiare il prossimo, rendendoli innocui o facendo pagare loro il prezzo delle loro colpe. Yerathel è anche portatore di perdono Divino: passa definitivamente la spugna sul passato e apre nuove prospettive (caratteristica di guarigione tipica anche dell’Arcangelo Raffaele, molto collegato a questo angelo). La persona potrà così diventare, fra i suoi simili, colui che schiude nuovi orizzonti e fa procedere le cose nella giusta direzione. Chi ha la fortuna di averlo come Custode può considerarsi in un’incarnazione “favorevole” perché questa benevola energia non gli è toccata per caso, ma è stata meritata.

Yerathel secondo Sibaldi.

Yerathe’el yod-resh-thaw

«Io bramo che ognuno superi se stesso»

Potrebbe essere  l’Angelo di  D’Artagnan:  il  famoso  moschettiere  ha  veramente  tutti  i tratti dei protetti di questa  Dominazione, tanto da far seriamente pensare che Dumas, nel progettarlo, avesse consultato qualche prontuario di angelologia.

D’Artagnan è infatti rissoso, temerario, giocatore, idealista, incorruttibile, cavalleresco e, soprattutto, splendidamente leale e generoso con gli amici, moschettieri come lui. Al tempo stesso, è afflitto da un segreto senso di colpa, che in un modo o nell’altro lo intralcia puntualmente nel guadagnare per sé solo; e da un senso d’inferiorità che, se da un lato contribuisce molto alla sua passione per i duelli, dall’altro gli fa cercare sempre qualcuno da venerare (era Athos, ne I tre moschettieri); e da un troppo burrascoso senso d’indipendenza, che ha spesso l’effetto di metterlo in pessima luce agli occhi dei superiori.

Verificate negli Yerathe’el che avete conosciuto, e ne misurerete facilmente le intersezioni con tale modello. Di tutti questi vettori della personalità yeratheliana, il principale e il più delicato sembra essere proprio il senso di colpa: immotivato, di solito (non riferibile cioè a qualche cattiveria compiuta, o al ricordo di sentimenti ignobili covati in cuore), eppure profondo, invincibile, tumultuoso.

È certamente alla radice della proverbiale aggressività degli Yerathe’el, che divampa sempre e soltanto contro chi abbia fatto o voglia fare qualcosa di male. Si direbbero paladini perennemente a caccia di felloni, e si intuisce (sia dall’accanimento che mettono nello scovarli e smascherarli, sia dalla malinconia che li affligge quando non ne trovano) che in ciascun fellone essi vedano in realtà se stessi, e lo attacchino perché la loro coscienza smetta almeno per un po’ di tormentarli. Per la medesima ragione lo Yerathe’el ha tanto bisogno di un ideale, e di qualche superiore che gli affidi un incarico, possibilmente audace: perché il suo io, la sua volontà, i suoi desideri gli sembrano sempre indegni, miserevoli, colpevoli. «Che diritto ho, io?» sembra domandarsi sempre, in fondo al cuore. Anche l’amore del rischio ne è una conseguenza, poiché lo Yerathe’el lo interpreta come una forma di abnegazione, come una sofferenza a lui necessaria. E anche l’amore del gioco, nel quale la speranza che la fortuna gli sorrida fa inconsciamente a pugni con un gran desiderio di perdere, per vedersi ancora una volta punito (giustissimamente, ai suoi occhi) dal destino. Del resto, non se la passano meglio gli Yerathe’el più prudenti, più scettici o più miti; in loro le torture del senso di colpa sono soltanto più recondite e perciò ancora più dolorose: causano in loro un senso di perenne sconfitta, o peggio ancora quella speciale repulsione nevrotica verso la gioia e le vittorie, per la quale arrivano a credere di non poter ottenere successi nella vita senza che su un loro caro si abbatta una disgrazia (ossessione, questa, tutt’altro che rara). E appunto perciò fanno pochissimo per sé e molto per gli altri, e se non hanno amici per cui lavorare possono anche ritrovarsi per anni a non far nulla di preciso. Inutile nutrire illusioni al riguardo. Questa non è una situazione che si possa modificare in alcun modo. La scelta fondamentale della loro vita si pone, bensì, tra due modi di intendere tale nevrosi, in loro congenita: come una condanna, un karma pesante sotto il quale languire, oppure come uno stimolo all’ azione. Nel primo caso, si avrà lo Yerathe’el pessimista, burbero, infelice, bramoso di rovesci della sorte, oppure un outsider tormentato, come Percy B. Shelley, tanto disordinato e tragico; o come Maupassant, che morì in manicomio; o come i protagonisti dei film dello Yerathe’el John Huston (dal Tesoro della Sierra Madre a Moby Dick); o quelli interpretati dall’inquietissimo, plurirecidivo Yerathe’el Robert Mitchum: in particolare l’ex galeotto de Il promontorio della paura, che del senso di colpa era la personificazione. Nell’altro caso, invece, gli Yerathe’el possono trasformarsi in perfetti eroi, ed è precisamente il compito a cui il loro Angelo li ha avviati. Occorre soltanto che prendano sul serio quel senso di colpa e lo portino all’estremo. Non possono approvare e amare il loro io così com’è? Non si sforzino di farlo, lo superino, lo trascendano, per dedicare veramente agli altri le loro potenzialità. Godono nel credere di non meritare alcuna ricompensa dal destino? Continuino a godere tranquillamente di questa convinzione, e abbraccino una professione in cui possano aiutare altri a ottenere le ricompense e la felicità che meritano, o a non farsele sottrarre: agenti, produttori, consulenti, avvocati, giudici, carabinieri, medici anche – e in tal caso grandi lottatori contro le malattie, come lo Yerathe’el Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina. I benefici anche per loro saranno enormi: oltre a trovare finalmente un concreto e stabile sollievo al loro senso di colpa, si sentiranno amati, utili e necessari, il che per loro è quasi la porta dell’autentica felicità.

Il bambino Yerathe’el.

Sono assetati d’amicizia e generosi: lasciate che sviluppino al massimo queste qualità. Lodateli abbondantemente per ogni loro gesto di altruismo, ascoltateli con attenzione quando parlano dei loro amichetti, non permettete che dubitino del loro senso di fraternità, o che cerchino di reprimerlo perché non ne trovano altrettanto negli altri bambini. Dubbi simili li renderebbero rapidamente cinici, cupi e più inconcludenti di un idealista deluso. Aiutateli, invece, a brillare, a sentirsi belli in mezzo ai coetanei, a curare l’abbigliamento, la pettinatura, le unghie, perché in nessun modo, neppure nel loro aspetto, possa intrudersi il loro peggior nemico: la paura di non essere accettati dal gruppo. Noterete poi (è inevitabile negli Yerathe’el) che sono facilmente litigiosi e a volte maneschi, ma non frenateli nemmeno in questo: è solo un eccesso di entusiasmo sociale; provvedete magari a drenare i loro animal spirits con un’abbondante attività sportiva, arti marziali soprattutto, e per il resto lasciate pure che si facciano rispettare. Attenzione inoltre a non esagerare mai nei rimproveri: gli Yerathe’el sono tra gli individui più soggetti a dolorosissimi sensi di colpa. Quando occorre, date loro punizioni nette e brevi, poi subito un sorriso.

Claviculae Angelorum:

Sconfiggere i malvagi, svergognare i calunniatori. Protezione contro la violenza. Ricevere incarichi eroici. Scontare le proprie colpe. Il successo soltanto nelle imprese giuste. La ricerca di verità eterne.

 Qualità di Yerathel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Yerathel dona carattere pacifico e pacifismo, sopportazione, pentimento, rettitudine, fedeltà al proprio destino, benevolenza, felicità. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Ergamen e rappresenta l’intolleranza; causa insofferenza, insolenza, schiavismo, ignoranza, intolleranza nei confronti delle opinioni altrui; invidia, conflitti, ingiustizie, perdita della libertà personale.

 Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Yerathel si chiama “il partner silenzioso”. Premesso che esistono 2 tipi di ricchezze (quelle materiali e quelle spirituali); secondo la Kabbalah il modo in cui riusciremo ad attingerle dipende dal “partner” invisibile che ci scegliamo. Se scegliamo come partner le forze dell’oscurità potremo realizzare anche il 100% delle nostre possibilità di ricchezza materiale, ma saremo costretti a cedere il 90% della luce spirituale, per accontentarci di quel 10% che splende in modo effimero di gratificazioni momentanee. La forza dell’oscurità userà il restante 90% perso per rafforzare sé stessa e alimentare distruzione nel mondo e nella nostra vita. Ma se scegliamo la Luce, come nostro “partner silenzioso”, ci resterà il 100% della Luce ma anche il 90% della ricchezza materiale: e – sempre secondo la tradizione kabbalistica – per ottenerla è sufficiente che ciascuno ceda di buon grado la cosiddetta “decima”, cioè reinvesta almeno il 10% dei propri guadagni (o del proprio tempo) in opere di beneficenza, in carità davvero gratuita offerta in soccorso di chi ha meno. Lasciando la Luce fluire liberamente, questo avrà anche l’effetto di eliminare l’oscurità dalla nostra vita.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per l’energia di questo Nome io scelgo come mio partner silenzioso la Luce; cedo senza rimpianti qualcosa del mio benessere materiale, ricevo benedizioni e protezione infinita.

Esortazione angelica.

Yerathel esorta a utilizzare i propri talenti per portare progresso al mondo e agli altri, diffondendo tolleranza, benessere, pace, armonia.

Giorni e orari di Yerathel.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Yerathel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 3 febbraio, 16 aprile, 30 giugno, 13 settembre, 24 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.8.40 alle 9.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Yerathel è il 2° versetto del Salmo 139: Eripe me, Domine, ab homine malo, a viro violentiate serva me (Liberami Signore dalle persone malvage, proteggimi dall’uomo violento)

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; il che ci dà ulteriori spunti sul piano dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice yod-resh-thaw risponde alla configurazione: “la Ruota – il Giudizio – il Matto” da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo): cosa devo cambiare, quale ciclo si è concluso nella mia vita? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti? Chiede Il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irresistibili? Che cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia? Chiede il Matto: da cosa mi sto liberando? Da cosa devo liberarmi? Come posso canalizzare la mia energia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 2 e il 6 agosto. L’angelo Yerathel appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel. Il segno del Leone e la decade che qui interessa (quella dal 2 al 12 agosto) cadono entrambi sotto l’influsso dell’Arcangelo Raffaele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Yerathel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

 

Seheiah, angelo 28, dei nati fra il 7 e il 12 agosto.

Seheyah, o Saheyah o Seheyah o She’ehayah, è il 28esimo Soffio e il quarto raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di Marte. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 7 al 12 agosto. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Seheyah significa “Dio che guarisce” o “Dio che risana i malati”.

Il dono dispensato da Seheyah è l‘INTENSITA’ DI VITA, insieme alla LONGEVITA’.

 Dice Haziel che Seheyah governa determinate forze di Marte che vengono in aiuto per proteggere da tutte le sventure legate alle energie di Marte-Camael, l’Arcangelo “Giustizia di Dio” che dona la saggezza attraverso le esperienze. Invocato nelle avversità Seheyah previene conseguenze traumatiche anche donando la grazia gioiosa di Hesediel-Giove, Signore del suo Coro. Secondo la Tradizione, dunque, invocandolo il suo protetto sarà protetto da incidenti e portato in salvo da eventuali eventi catastrofici, e uscirà comunque indenne da situazioni delicate. Sarà anche, a volte, la persona provvidenziale che, con la sua sola presenza, potrà scongiurare catastrofi. Seheyah promuove il progetto divino attraverso il Desiderio: i suoi protetti, se lo vogliono, potranno fare di questo disegno un progetto personale, umanizzato e comprensibile; di conseguenza saranno oggetto di ampio ascolto, sia nella professione, sia sul piano filosofico o se tratteranno di questioni soprannaturali.

Seheyah secondo Sibaldi.

She’ehayah shin-aleph-he

«Il mio slancio va verso ciò che ancora non si vede»

She’eha, in ebraico, vuol dire «irrompere», «sfondare», «fare il vuoto dinanzi a sé». E non per nulla Nagasaki venne distrutta proprio il 9 di agosto, da quella folle bomba sperimentale, a guerra già terminata. She’ehayah ha davvero una carica distruttrice, un’impazienza esplosiva che, proprio come una bomba, potrebbe sfuggire al controllo e cadere quando e là dove non occorre. È bene che i suoi protetti lo sappiano e imparino a rispettarne il potenziale, e ad adoperarlo, saggiamente, per mandare in frantumi soltanto edifici pericolanti, oppure ostruzioni dell’energia vitale. Alcuni, i più abili, possono addirittura trasformare tale distruttività nel suo contrario, e cioè in una competenza in fatto di disastri, che aiuti a rimediare a catastrofi minacciate o già avvenute: un po’come fanno gli omeopati, che curano le malattie somministrando le stesse sostanze che le causano. Si trovano così, tra gli She’ehayah, ottimi ortopedici e traumatologhi (hanno infatti una notevole Energia Yod), dentisti, specialisti nella chirurgia estetica o ricostruttiva; tecnici della protezione civile, ingegneri edili e minerari; e naturalmente psichiatri, esperti appunto delle catastrofi della mente, e psicologi, che vi aiutino ad abbattere pareti interiori o a sgombrare le rovine disseminate qua e là nella memoria e nella personalità; o anche economisti d’avanguardia, ristrutturatori di aziende in pericolo, pianificatori dello sviluppo; e carrozzieri, stuntmen e, ovviamente, militari. Tra i registi, furono She’ehayah Cecil B. De Mille, che amava tanto riprendere la distruzione dei suoi fastosi scenari in incendi, battaglie e altri sfaceli, e sir Alfred Hitchcock, che realizzò le più celebri storie di distruzione individuale del cinema americano, specializzandosi nel tema sheeianissimo della paura di venir distrutti da qualcuno o da qualcosa. E tra gli statisti, il conte di Cavour e Fidel Castro, entrambi distruttori e costruttori al contempo, ciascuno a suo modo, e Prodi, con la sua reputazione di curatore dei periodi di crisi. Per non parlare poi di Napoleone Bonaparte, nella cui biografia le crisi rivoluzionarie, la distruzione e la costruzione di stati e di imperi si alternano a ritmo addirittura frenetico, intercalati a spaventose battaglie, con centinaia di migliaia di caduti ogni volta; ma pare che Napoleone fosse uno She’ehayah di quelli cupi, che dalla distruzione si lasciano spesso ipnotizzare: si narra infatti che, dopo le carneficine, amasse passeggiare a cavallo tra i mucchi di morti e di storpiati, e commentarli con i suoi generali, come a un’esposizione di quadri. In lui si espresse, fin troppo nettamente, anche il tratto più insidioso degli She’ehayah: il periodico impulso alle decisioni irrazionali, che solo a volte risultano geniali, e spesso invece sciagurate; fu così che commise i suoi più gravi errori, e scelse vari collaboratori pessimi, e alla fine decise tutt’a un tratto d’intraprendere la spaventosa campagna di Russia, che segnò la sua fine. Da quel genere di decisioni, gli She’ehayah devono cercare di tutelarsi. Evitarle è impossibile: la stabilità li esaspera e, per quanto comoda possa essere una situazione in cui sono venuti a trovarsi, di tanto in tanto (in genere ogni sette, otto anni) si sentiranno sicuramente presi dalla voglia di mandare tutto all’aria, ed è raro che non riescano nell’intento. In quei momenti la loro voglia di radere al suolo ci mette poco a diventare più forte di qualsiasi attaccamento, di qualsiasi loro affetto o amore. Ma di nuovo: è sempre possibile scegliere cosa mandare all’aria, e calibrare il tiro su quegli aspetti delle situazioni, che risultino veramente stantii e privi di possibilità di rinnovamento. Per quelli che vivono o lavorano con loro ciò rappresenterà naturalmente un’indimenticabile fonte di stress, ma con il passare del tempo finiranno per accorgersi che, tutto sommato, è stato meglio così. Quanto all’amore, del resto, i protetti di questa Dominazione hanno inclinazioni talmente speciali, da non riuscire a comprenderle essi stessi. Di solito, sanno soltanto di non trovarsi a loro agio nei legami di cui il resto del mondo si accontenta: e alcuni temono che possa nascondersi in ciò qualche perversione, e non osano indagare oltre; altri tentano qualche esperimento strano, ma ne rimangono per lo più delusi. La questione, in realtà, è che la loro libido ha la stessa vastità della loro carica distruttiva, tanto da far pensare che si tratti di due facce della stessa medaglia: e così come non vi è nessuna situazione della quale si possano veramente accontentare, allo stesso modo non vi è né individuo né serie di avventure che possa mai bastare al loro desiderio. Potrebbero innamorarsi, semmai, di una moltitudine – come Napoleone era innamorato di tutti i battaglioni della sua Guardia imperiale –, o di una classe sociale, o di un territorio – come il She’ehayah Ambrogio Fogar era innamorato dei luoghi che esplorava –, o magari di una grande azienda: e soltanto con questo genere di partner collettivi gli She’ehayah possono infatti provare le gioie e i tormenti della passione. Sono nati così, ed è inutile tentare di ridimensionare o razionalizzare questo loro aspetto paradossale. Da tale punto di vista, un loro eloquente rappresentante potrebbe essere John Holmes, l’attore statunitense che negli anni Settanta divenne il primo grande divo del cinema pornografico, e il cui vero e unico amante era il pubblico, con cui Holmes si congiungeva attraverso lo schermo. Holmes fu, purtroppo, uno She’ehayah anche nella distruttività e nell’autodistruzione: partecipò, assurdamente, a efferati episodi criminali, si lasciò annientare dalla cocaina, e terminò la sua vita con il triste privilegio di essere stato uno dei primi casi di AIDS conclamato. In quest’ultima cosa agì, molto probabilmente, anche la sua Energia Yod, che, come sappiamo, usa vendicarsi quando viene trascurata. Ne tengano conto gli She’ehayah e trovino il tempo, nell’orientare le loro doti, di dedicarne il più possibile al benessere del prossimo.

Il bambino She’ehayah.

Regalate ai piccoli She’ehayah, appena possibile, il Gian Burrasca di Vamba. Impareranno, così, anche a ridere dei propri impulsi distruttivi, ne coglieranno gli aspetti poetici, idealistici (Gian Burrasca è infatti un cuore d’oro, sotto sotto: come anche loro, del resto), e soprattutto si toglieranno dalla mente l’idea che il mondo adulto sia una fortezza inattaccabile, dall’alto della quale occhieggiano giudici saggi e giustamente austeri. Aggiungeteci poi Pinocchio e Alice nel paese delle meraviglie: meglio ancora se glieli leggerete voi, divertendovi e commentando qua e là, senza cadere mai nel facile moralismo. Rischierete di avere in casa dei piccoli anarchici, di venir convocati spesso dagli insegnanti: poco male! Sarebbe infinitamente peggio se gli She’ehayah venissero ammaestrati fin da piccoli a reprimere le loro tempestose energie: non servirebbe a nulla, se non a provocare scoppi assai più disastrosi, accompagnati per di più da un grande e inutile senso di colpa e di inadeguatezza alla vita civile. La civiltà ha invece sempre bisogno di qualcuno che scuota un po’ le situazioni, che mandi all’aria le carte, che rovini il rovinabile. Toccherà a loro. E per completare la preparazione, non sarebbe male convogliare la loro aggressività entro le regole di qualche war game, giusto per scoprire che anche nella distruzione ci vogliono metodo e stile, obiettivi, psicologia e pazienza…

Claviculae Angelorum:

Protezione contro le malattie, le distruzioni, i disastri. Protezione contro il destino avverso. Il superamento degli errori. La guarigione dei malati. Protezione contro la violenza.

 Qualità di Seheyah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Seheyah concede salute, longevità, ottima forma, tutela dagli infortuni; protegge dagli incendi, dalle cadute, dalle rovine, dalle malattie; ispira prudenza e nello stesso tempo accorda il successo a ciò che è innovativo, personale, audace, originale, a tutto ciò che avanza; offre il proprio contributo alle imprese e agli esperimenti, ai record. Inoltre appoggia tutto ciò che concerne l’universo infantile. L’Angelo dell’Abisso che lo contrasta si chiama Kirik e rappresenta l’incendio; causa distruzioni, eventi “sfortunati”, incidenti, accidenti; induce gli uomini ad agire in modo avventato e sconsiderato, causando danni a sé stessi, agli altri e all’ambiente intorno.

 Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Seheyah si chiama “l’anima gemella”. Secondo la Kabbalah questo Nome fornisce infatti lo strumento meditativo più efficace per chi, pur essendo contornato da molte persone, non riesce a percepire vicinanza e calore dagli altri, e si sente dunque solo nel mondo; la meditazione è volta a riuscire a riconoscere chi ci è amico, a collegarci alle anime a noi affini, a trovare la nostra anima gemella.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

questo Nome risveglia nel mio essere l’energia dell’anima gemella. Ora io attraggo l’altra metà della mia anima. Tutte le mie relazioni attuali sono profondamente imbevute e arricchite dell’energia delle affinità dell’anima.

 Esortazione angelica.

Seheyah esorta a confidare in lui per uscire indenni da ogni catastrofe; ad affrontare le difficoltà con fiducia sopravvivendo a quelle più gravi senza amarezze. Quando il tuo Karma si sarà esaurito sarai ascoltato e riconosciuto, il tuo valore verrà rispettato e sarà tuo compito metterlo al servizio degli altri. Allora la seconda parte della tua vita sarà molto felice.

Giorni e orari di Seheyah.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Seheyah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 4 febbraio, 17 aprile, 1 luglio, 14 settembre, 25 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.9.00 alle 9.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Seheyah è il 12° versetto del Salmo 70: Deus, ne elongeris a me; Deus meus, in auxilium meum festina (Signore, non stare lontano da me, Dio mio, accorri presto in mio aiuto).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; il che ci dà ulteriori spunti sul piano dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice shin aleph hey risponde alla configurazione: “Il Mondo – il Mago – il Papa” una riflessione interiore scaturisce dalle domande poste dai significati di questi arcani: Chiede il Mondo (la realizzazione totale): qual è il risultato delle mie azioni passate? Dove mi condurrà tutto questo? Qual è la mia realizzazione? Cosa mi sta imprigionando in questo momento? Quali sono: la mia realizzazione mentale/il mio genio? La mia realizzazione emozionale/la mia santità? La mia realizzazione creativa/il mio eroismo? La mia realizzazione materiale? In cosa primeggio? Chiede il Mago (individualità, saggezza, versatilità; il nuovo inizio e la scelta; in astrologia Mercurio) che cosa sto creando nella mia vita? Che cosa sto scegliendo? Quali sono le mie potenzialità? Chiede il Papa: (rivelazione, fede, determinazione) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? Ho un ideale?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 7 e il 12 agosto. L’angelo Seheyah appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel. Il segno del Leone e la decade che qui interessa (quella dal 2 al 12 agosto) cadono entrambi sotto l’influsso dell’Arcangelo Raffaele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Seheyah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Reyel, angelo 29, dei nati fra il 13 e il 17 agosto.

Reiyel, o Reyiy’el, è il 29esimo Soffio e il quinto raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie del Sole. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 13 al 17 agosto. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Reiyel significa “Dio pronto a soccorrere”.

Il dono dispensato da Reiyel è la LIBERAZIONE.

Le mura che si ergono intorno a noi durante la vita, le catene che apparentemente ci vengono imposte, spesso ce le andiamo a cercare e ce le imponiamo da soli. Perché? La liberazione donata da Reyiel conduce a scrollarsi di dosso tutto ciò che ci danneggia perché non appartiene al nostro vero essere: a sprigionare la nostra essenza più profonda per farla rifiorire della propria luce, senza lasciarci condizionare dai giudizi altrui e dai nostri pregiudizi. Di questo Angelo, Haziel dice che pervade cerimoniosamente i suoi protetti di un desiderio di spiritualità volto a tramutarli in protagonisti dell’Opera Cosmica. Essi potranno così divenire modelli da imitare, il cui valore sarà riconosciuto ed emulato. In effetti, quando Reyel è dominante, le sue energie recano la fiducia. Analogamente, il soggetto che, riconoscendone il potere, interiorizza l’energia di quest’Angelo inizia a confidare meglio in sé stesso e a rendere manifeste le proprie qualità. Secondo Haziel, nei giorni (e negli orari) di reggenza di questo angelo, in borsa sale la quotazione dell’oro, facendo salire il prezzo di questo metallo; che non solo simboleggia il sole – che informa l’energia di Reyiel, ma anche la sua caratteristica di far apprezzare il valore dei suoi protetti. Oltre a donare all’individuo la sicurezza di essere protetto da tutti i nemici, sia visibili che invisibili, Reyel domina la filosofia e la religione: il Testo Tradizionale dice che tale dominio sul sentimento religioso stabilisce una testa di ponte nella coscienza dei suoi protetti, che, in tal modo, comprendono la voce che viene dall’Alto. Dunque la persona potrà stabilire un legame indissolubile con la potenza del suo Angelo e, se lo invocherà, la sua coscienza le comunicherà istintivamente ciò che deve fare per riuscire, anche senza fornirne le ragioni, armandola contro gli errori che conducono all’infelicità.

Reiyel secondo Sibaldi.

Reyiy’el resh-yod-yod

«Io apro gli occhi a molti»

 Quando tutto in loro va per il verso giusto, i Reyiy’el sanno impegnarsi appassionatamente nel liberare qualcun altro dai suoi guai e dalle sue paure: e nel farlo appaiono maestosi, perfetti, come se una qualche forza magnetica li guidasse. Che siano psicologi, avvocati, preti o semplicemente amici premurosi, quando si mettono all’opera per voi potrebbero farvi pensare a Reyiy’el famosissimi come il colonnello Thomas Edward Lawrence, altrimenti noto come Lawrence d’Arabia, il romantico agente inglese che in abiti da sceicco guidò la lotta degli arabi per l’indipendenza; o come Robert De Niro, quando ne Il cacciatore salva l’amico, o in Taxi Driver si trasforma in un arsenale vivente per liberare la fanciulla dai suoi sfruttatori. Vincere i vostri nemici è il loro compito, e non importa che si tratti di nemici in carne e ossa o di ombre e incubi della psiche: li sbaraglieranno comunque. Rivive, in ogni Reyiy’el, l’antica figura del sacerdote guerriero, del cacciatore di demoni, assistito e ispirato certamente da strane forze superiori che lui solo conosce. Vi fu chi disse che anche Napoleone fosse nato in questi giorni, il 15 o il 14: e per qualche suo tratto giovanile potrebbe anche darsi – benché la sua potenza distruttiva e il suo piglio di dittatore lo facciano assomigliare più al temibile Angelo precedente, She’ehiyah. I Reyiy’el, infatti, hanno una giusta fama di liberatori, ma non sono necessariamente aggressivi: a loro importa scacciare, e non distruggere, chi vi fa del male. E soprattutto, non sono veri e propri capi: il loro talento è operativo, preferiscono l’azione alla supervisione, la tattica alla strategia. Non per nulla molti di loro eccellono come registi (e sono grandi scopritori di star: liberatori di talenti che prima di loro non sapevano esprimersi): Strehler, Polanski, Lina Wertmüller, Wim Wenders… Un regista dirige ma al tempo stesso obbedisce – al produttore, al direttore della compagnia. Per i Reyiy’el è indispensabile avere alle spalle un’incarnazione tangibile di quelle forze superiori dalle quali si sentono animati. Così anche il colonnello Lawrence aveva Churchill, a guidarlo. Sono d’altronde troppo idealisti, troppo eroici, per sapersi districare tra i compromessi e le trappole che non mancano mai nell’esercizio del potere. No, io sono dell’idea che Napoleone sia nato o qualche giorno prima della data che alcuni storici gli assegnano o magari il 14, e abbia dunque avuto una giovinezza di Reyiy’el per diventare poi uno She’ehiyah a tutti gli effetti. E poi un liberatore che cosa se ne farebbe di un impero? Opprimere gli altri? Imporre tasse? L’eroismo, l’idealismo reyeliano non sopporterebbe di farlo neppure per una settimana: i protetti di questa Dominazione sono venuti a togliere catene, non a forgiarne. Ma tutto ciò vale soltanto, come dicevo, nei casi in cui i Reyiy’el abbiano saputo assumersi e mettere in luce quelle loro doti davvero straordinarie. I più non ci riescono, le trovano troppo faticose e troppo altruiste; e allora le doti si trasformano fatalmente in difetti e problemi di difficilissima soluzione. Invece di essere dei liberatori, i Reyiy’el pigri o egoisti diventano loro stessi vittime di ogni genere di parassiti visibili o invisibili: falsi amici o partner vampireschi, oppure ossessioni e fobie – che finiscono per trasformare la loro pigrizia in una paralisi esistenziale, e il loro egoismo in un’esasperante cortezza di mente, che fa loro sembrare il mondo intero un luogo al tempo stesso troppo complicato e troppo noioso. Invece che maestosi, risultano semplicemente vanitosi; invece che trascinatori, sono vacui chiacchieroni, corrosi da un senso segreto di frustrazione che li rende meschini, vendicativi, ridicolmente suscettibili; e invece di sentirsi guidati da una qualche forza superiore, non osano staccarsi mai dalla famiglia d’origine e seguono inerzialmente, anche nella professione, le orme dei genitori, senza mai osare qualcosa di nuovo. Nei casi peggiori può accadere anche che qualche Reyiy’el, senza accorgersene, diventi lui stesso un tiranno tra le pareti domestiche, o addirittura un parassita, un pesantissimo low energy, come usano dire gli psicologi americani: un individuo cioè capace di abbassare il tono vitale di chiunque gli viva accanto, o che si trovi per qualche tempo in sua compagnia. Quando si arriva a questo punto non c’è rimedio che funzioni – all’infuori, s’intende, di una brusca conversione di rotta, che li riporti nella loro giusta ed entusiasmante corrente energetica. E niente potrebbe sembrare più improbabile, a chi guardasse un Reyiy’el ozioso, infelicemente assopito sul suo divano, preoccupato soltanto di qualche sua ipocondria o confuso rancore: ma si pensi, di nuovo, a Taxi Driver, che per i protetti di quest’Angelo è per molti versi un ottimo manuale di istruzioni. Anche lì il personaggio impersonato da De Niro è, all’inizio, un uomo distrutto dalla sua specialissima energia inutilizzata. Poi d’un tratto si ridesta, e si trasforma in un san Giorgio in lotta con il drago: è sufficiente che baleni per un attimo davanti ai suoi occhi un’occasione, l’immagine di un debole oppresso (la prostituta bambina, nel suo caso). Il vigore che allora ricomincia a manifestarsi in lui è davvero quello di un Angelo tempestoso: dopodiché tutto il mondo riacquista un senso ai suoi occhi, e diventa un luogo di speranze. Può accadere esattamente questo a tutti i Reyiy’el smarriti. Provare per credere.

Il bambino Reyiy’el.

Armatevi di buona volontà e impegnatevi lucidamente perché i piccoli Reyiy’el non vi rimangano attaccati addosso più del necessario. Potete farcela: dosate saggiamente grande affetto e ancor maggiore fiducia, consigli pazienti e incoraggiamenti a cavarsela da sé, parlate con disprezzo dei figli di papà e dei mammoni, lodate invece sistematicamente qualsiasi esempio di self-made man, da Paperon de’Paperoni ad Aladino… Batti e ribatti, anche se all’inizio vi sembrerà un’impresa disperata, riuscirete a instillare qualche dubbio sul fatto che l’unica loro possibilità di sopravvivenza consista nel dipendere da voi o da qualcun altro che faccia le vostre veci. Dopodiché non demordete: esortateli a comportarsi diversamente da voi, a trovare passioni e interessi che non abbiano nulla a che vedere con i vostri. Più avanti sosterrete con calore l’idea di gite scolastiche e di stage all’estero, e via di questo passo. I Reyiy’el hanno tutte le carte in regola per conquistare alte vette, nella loro vita, se solo si ha cura di farli uscire, senza rimpianti e nostalgie, dal loro lunghissimo periodo di svezzamento: falliscono inevitabilmente, se no, in modo più o meno ridicolo o tragico. Animo, dunque; non lasciatevi tentare.

Claviculae Angelorum:

La liberazione dai nemici e dagli spiriti malvagi. La liberazione dalle catene. Forza persuasiva. Saper impersonare egregiamente il proprio ruolo. Ricevere nobili incarichi e farsi guidare nella propria missione.

 Qualità di Reiyel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità che Reyel sviluppa sono volontà, forza di fronte alle avversità, ispirazione spirituale, protezione contro il male, verità, trascendenza; capacità di confortare gli altri con la parola, grande amore per il prossimo, fortuna. Salute e ripresa veloce dalle malattie. Reyel concede inoltre protezione dai nemici e dalle opere di sortilegio. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Timirah e rappresenta la diffidenza; ispira menzogna, la mancanza di fede come il fanatismo, intolleranza, ipocrisia; favorisce la diffusione delle illusioni e delle filosofie che allontanano l’uomo dalla spiritualità.

 Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Reiyel si chiama “eliminare l’odio”. Secondo la Kabbalah ogni tipo di distruzione (disastri naturali compresi) si verifica a causa dell’odio dell’uomo per i suoi simili: non solo le guerre e le stragi, ma perfino i tornadi, le alluvioni, i terremoti, le catastrofi naturali e artificiali, e le malattie… tutto quello che angustia noi e il pianeta prende origine dall’odio collettivo che l’umanità cova tramite le singole persone. E l’errore più comune, tra le persone che si ritengono miti, è pensare che l’odio esiste, ma “riguardi gli altri”: eppure, dicevano gli antichi cabalisti, se una persona mite vede odio intorno a sé, lo intuisce negli altri (lo attribuisce a qualcuno), vuol dire che ancora ne esiste dentro di lui. Quando si subiscono ingiustizie si pensa che l’odio sia “giustificato”; ma si cambierebbe idea se si diventasse coscienti che l’odio che si prova (anche avendone “ottime” ragioni!) causa mali ulteriori a noi stessi e al mondo – ecco perché bisogna cercare di liberarsene: non è buonismo, ma logica che discende dalla consapevolezza.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

per l’energia di questo Nome trovo il coraggio e l’onestà di prendere coscienza di ogni persona (o gruppo) verso cui provo rabbia, invidia, rancore, ripugnanza o un insieme di queste emozioni. Per la luce di questo Nome questi sentimenti scivolano da me come gocce che cadono e ritrovo leggerezza e libertà.

 Esortazione angelica.

Reiyel esorta ad affidarsi a lui con fiducia, sapendo che la sua energia conduce indenni oltre ai malefici e alle catastrofi, chiedendo di comprendere come esaurire il Karma che grava su di noi; perché la sofferenza non è una strada vana e anzi, grazie alla sofferenza sperimentata, ognuno di noi può imparare ad essere di aiuto, come una luce nel buio per chi è cieco.

Giorni e orari di Reiyel.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Reiyel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 5 febbraio, 18 aprile, 2 luglio, 14 settembre, 25 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.9.20 alle 9.40.

Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Reiyel è il 4° versetto del Salmo 53: Deus, exaudi orationem meam, auribus percipe verba oris mei (Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul loro piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice ‘resh-yod-yod’ risponde alla configurazione: “il Giudizio – la Ruota – la Ruota” da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irresistibili? Che cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia? Chiede per ben due volte la Ruota (principio, metà o fine di un ciclo): cosa devo cambiare, Quale ciclo si è concluso nella mia vita? Quali sono le mie opportunità? Cosa mi aiuta? Cosa sto ripetendo? Quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 13 e il 17 agosto. L’angelo Reiyel appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel, sotto lo stesso Arcangelo cade anche la decade che qui interessa (quella dal 3 al 22 agosto); mentre il segno del Leone è sotto l’influsso dell’Arcangelo Raffaele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Reiyel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Omael, angelo 30, dei nati fra il 18 e il 22 agosto.

Omael, o ‘Omae’el, o Avamel, è il 30esimo Soffio e il sesto raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di Venere. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° del Leone ed è l’Angelo Custode dei nati dal 18 al 22 agosto. I sei Angeli Custodi del Leone sono potenze solari che, collettivamente, suscitano nei loro nati un sentimento acuto del potere legale, grande fierezza e amabilità.

Il nome di Omael significa “Dio paziente”.

Il dono dispensato da Omael è l’ESPANSIONE.

Questo angelo, che amministra le energie venusiane nel coro gioviano delle Dominazioni, dispensa la fecondità morale e materiale concedendo la più gioiosa pienezza su tutti i piani dell’esistenza. Secondo Haziel è portatore di grande felicità ed espansione, che sul piano della fecondità sarà disponibile soprattutto per le donne; gli uomini che lo avranno per custode, anche se con minore intensità, parteciperanno anche essi alla fecondità da lui dispensata, saranno per esempio valenti ginecologi o ostetrici. E’ per sua intercessione e suo aiuto che con l’arrivo della pioggia anche le terre sterili danno frutti, e le donne sconfiggono la sterilità. E’ anche un angelo guaritore, capace di ristabilire le funzioni vitali di ogni essere; i suoi protetti tendono a godere di ottima salute e hanno molte opportunità di essere felici ed appagati. Inoltre accorda poteri speciali all’intelligenza e alla ragione, e conferisce valore alla vita sociale dell’individuo, che potrà avere ruoli di armonizzatore di ogni situazione. I suoi nati possono essere ottimi mediatori fra operai e imprenditori, fra coniugi, fra genitori e figli… fra interessi particolari e interesse generale. Sul piano fisico Omael regola la moltiplicazione nel regno animale e vegetale: governa la generazione, favorisce il raccolto e ristabilisce le funzioni vitali di ogni essere; rappresenta la “semenza divina”: per questo è l’angelo della produzione e dell’espansione, anche sul piano spirituale ove favorisce l’evoluzione dell’anima.

Omael secondo Sibaldi.

’Omae’el aleph-waw-mem

«La mia grande energia cerca un modello a cui obbedire»

La lettera mem è il geroglifico dell’orizzonte protetto e protettivo, del ventre materno, della casa anche, e di tutto ciò che può essere «come una casa»: la scuola, per insegnanti entusiasti e per allievi in cerca di guida; il luogo di lavoro, per un impiegato devoto; l’istituzione, per un cittadino modello; una squadra sportiva, per coloro che nello sport amano obbedire. E il Nome di quest’Angelo ci spiega che proprio in questa mem desidera rinchiudersi (waw) l’energia (aleph) di tutti i nati dal 18 al 23, ed è vero: è in scuole, istituzioni, luoghi di lavoro, squadre e soprattutto in casa propria, che i protetti di questa Dominazione possono trovare la loro felicità, e guardare con un dolce senso di sicurezza a ciò che c’è fuori, e che non li attira affatto, se non per poterlo commentare pacatamente guardando i notiziari televisivi. Ma sbaglierebbe chi li ritenesse pantofolai o pavidi. Tutt’altro! Sono le colonne (’omnah, in ebraico) della casa, scuola, istituzione o ufficio in cui hanno deciso di consolidarsi: e non solo si sentono responsabili di tutti coloro che vivono o lavorano con loro ma, quando sono al riparo della loro adorata mem, quale che sia, sanno dar prova di una meritevole operosità, di una generosità e di una dedizione esemplari, di genialità, anche, oltre che di un infrangibile buon umore. I campi in cui danno il meglio di sé sono naturalmente, oltre alla scuola, quelli legati all’economia, all’amministrazione (l’’Omae’el Bill Clinton fu, tutto sommato, un buon presidente), all’architettura, all’attività alberghiera, all’ostetricia e alla genetica. In arte, non è certo un caso che il 20 agosto siano nate Carla Fracci e le gemelle Kessler, e tre giorni dopo anche Gene Kelly; o che siano ’Omae’el Nanni Moretti, il più domestico e istituzionale dei registi italiani, e Luciano De Crescenzo, così confidenziale, capace di ridimensionare su scala casalinga anche la filosofia greca o medievale. Tra i grandi del passato abbiamo poi, qui, Edgar Lee Masters, che ne L’antologia di Spoon River dispose i suoi personaggi in un cimitero, variante tardoromantica della mem omaeliana; ed Emilio Salgari, che descrisse vicende quantomai esotiche nei suoi romanzi, così divertenti, ma dal canto suo non si mosse mai dal Piemonte: sognava Sandokan standosene in poltrona, accavallando le gambe, e guardando le tende come fossero foschia. Felicissimi, poi, quegli ’Omae ’ el che, dopo aver contratto un saldo matrimonio (altra mem, anche quello), abbiano potuto dedicarsi alla riproduzione: prolifici e teneri genitori, si muovono tra le pareti domestiche come in un’importantissima torre di controllo, covando in petto la precisa convinzione che da quel che fanno in casa loro dipenda in qualche modo il benessere dell’intera umanità. E sul piano simbolico non hanno torto, a pensare così: l’umanità ha davvero bisogno di colonne domestiche attorno alle quali ruotare. Tanto grande è, d’ altra parte, il valore che queste belle anime attribuiscono alla maternità o alla paternità, da provarne spesso un timore reverenziale, che li spinge – paradossalmente – a rimandare il più possibile la loro prima gravidanza. Hanno come l’impressione che, quando saranno divenuti genitori, avrà inizio per loro il periodo decisivo, maiuscolo della vita, e appunto perciò esitano, prolungano l’attesa, provando così un equivalente di quella tormentosa e apparentemente invincibile paura del successo che affligge tante persone di grandi doti. Certi provano a giustificare razionalmente tale loro blocco nella procreazione, convincendosi per esempio che prima occorra fare carriera, perché poi si avranno troppi problemi: ma questo, per gli ’Omae’el, non è vero mai. Le gravidanze, al contrario, fanno sbocciare in loro uno straordinario vigore, che può guidarli rapidamente verso le mete più ambiziose – beninteso, nei campi a loro congeniali. Non cadano dunque nell’equivoco. Se poi le gravidanze non fossero proprio possibili, un loro nobile surrogato sarà l’impegno a far crescere i lati migliori e i talenti delle persone a loro vicine, allievi, amici o partner che siano: quanto a questo «la creazione è sempre incinta», come diceva san Paolo, e gli ’Omae’el sono i migliori assistenti al parto che si possano trovare. Quanto poi ai loro difetti (che diventano tanto più evidenti, com’è ovvio, quanto meno gli ’Omae’el seguono le proprie predisposizioni), sono anche quelli iscrivibili nelle dinamiche famigliari e scolastiche. Un certo egoismo, una certa competitività che caratterizzano spesso gli ’Omae’el, si possono interpretare facilmente come una memoria mal digerita dei tempi in cui, da bambini, volevano essere i prediletti dai genitori e dagli insegnanti, e sgomitavano a tale scopo in mezzo ai fratelli o agli amichetti. I loro slanci improvvisi di euforia ricordano molto la vivacità dei bambini durante le ricreazioni. La loro tendenza all’introversione e a una meticolosità un po’ nevrotica si direbbe anch’essa una sopravvivenza della gran concentrazione che mettevano, tanti anni prima, nel fare i compiti a casa. Nulla di grave, insomma: non c’è partner minimamente affettuoso, o capoufficio o allenatore che non possa ridimensionare queste piccole pecche con un semplice sorriso e una carezza sulla testa, ottenendo subito dopo dai suoi ’Omae’el la più grande gratitudine e dedizione.

Il bambino ’Omae’el.

Tutti i bambini ci guardano, si sa, ma i piccoli ’Omae’el vi radiograferanno addirittura. Hanno fame di genitori magnifici, vogliono imparare a costruire una famiglia così come i loro coetanei vogliono imparare a giocare a calcio, e se non troveranno in voi quel che cercano, guarderanno altrove: il mondo è pieno di surrogati di mamma e papà, sacerdoti, insegnanti, allenatori eccetera, che invece di famiglie insegnano a formare parrocchie, scolaresche, squadre o altro del genere. Prima di cedere ad altri il privilegio di influenzarli, provate a dare il meglio di voi, tenendo sempre presente che un genitore magnifico non è necessariamente un genitore perfetto. Perché i piccoli ’Omae’el vi adorino è sufficiente che voi ci siate e che siate il più possibile autentici. Paradossalmente, il miglior genitore è proprio quello che dà meno importanza al proprio ruolo, e che vede nei bambini non dei figli ma dei compagni di vita. Condividete con loro il più possibile – passioni, dubbi, problemi, curiosità – e gli darete la più bella lezione che un ’Omae’el possa desiderare: scoprire che i genitori sono soltanto un tipo particolare di fratelli, e che quella Grande Madre o quel Grande Padre che gli ’Omae’el cercano è solamente dentro di loro, e ha come famiglia il mondo intero.

Claviculae Angelorum:

Pazienza nelle vicissitudini che si incontrano fuori dalle mura di casa. In casa, armonia e fecondità in tutto. Forza generativa. Bella e nobile discendenza. Protezione contro i dissidi famigliari.

 Qualità di Omael e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità sviluppate da Omael sono carattere nobile, spirito elevato, mitezza; poteri di intelligenza e la moltiplicazione delle emozioni positive, ottima salute, elevata felicità. Quest’angelo porta comprensione, pazienza, consolazione e tranquillità d’animo. Quando siamo convinti che nulla possa risollevarci dalla tristezza e dallo sconforto nei quali siamo caduti, invocare Omael aiuta a ritrovare l’equilibrio. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Dramas e rappresenta le difficoltà con i bambini; causa sterilità fisica e mentale, sterilizzazione, aborti, crudeltà, esperimenti crudeli sugli animali.

 Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Omael si chiama “costruire ponti” ed è volta a costruire il proprio vero Sé sbloccando le chiusure che ci impediscono di stringere relazioni equilibrate: dunque costruendo ponti. Secondo la kabbalah questo Nome, che inizia per Om, è in diretta e precisa relazione con l’Om (o Aum) la cui vibrazione secondo le religioni orientali mette in contatto con il divino; la sua energia infatti è in grado di generale la più alta connessione, creando un ponte fra la realtà fisica e la dimensione spirituale. Un obiettivo che, però, non può essere raggiunto se prima non creiamo ponti anche nelle relazioni che abbiamo in questa vita, cosa che è necessario fare liberandoci di rancori, invidie, resistenze che ci impediscono di essere generosi con gli altri.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

con il potere di questo Nome tendo la mano a colui/colei con cui sono in conflitto, anche se il conflitto è causato da denaro. Risveglio la compassione e richiamo il coraggio per parlare con questa persona in questo istante: in questo preciso istante. Contestualmente, un ponte verso il Mondo Superiore sarà eretto nel mio nome.

Esortazione angelica.

Omael esorta a non disperare davanti alle situazioni che sembrano bloccate e sterili, ma a diventare coscienti del proprio potere di generare, di nutrire e di partecipare all’espansione della vita in tutte le sue forme e per il bene di tutti.

Giorni e orari di Omael.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Omael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 6 febbraio, 19 aprile, 3 luglio, 15 settembre, 26 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.9.40 alle 10.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare.

La preghiera tradizionale rivolta a Omael è il 5° versetto del Salmo 70: Quoniam tu es expectatio mea, Domine; Domine, spes mea a iuventute mea (Poiché sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul loro piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice aleph-waw-mem risponde alla configurazione: “Il Mago – L’innamorato – La Morte” da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede il Mago (l’inizio, l’umanità, l’iniziazione): quali sono le mie potenzialità? Chiede l’innamorato (l’androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni mi trovo coinvolto? Che scelte devo operare? Chiede la Morte (trasformazione, chiusura di un ciclo): qual’ è la mia ira? Cosa deve morire in me? Cosa devo lasciar andare?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 18 e il 22 agosto. L’angelo Omael appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel, sotto lo stesso Arcangelo cade anche la decade che qui interessa (quella dal 3 al 22 agosto); mentre il segno del Leone è sotto l’influsso dell’Arcangelo Raffaele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Omael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

 

Lecabel, angelo 31, dei nati fra il 23 e il 28 agosto.

Lecabel, o Lakabe’el, è il 31esimo Soffio e il settimo raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie di mercurio. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 0° al 5° della Vergine ed è l’Angelo Custode dei nati dal 23 al 28 agosto. I sei Angeli Custodi della Vergine sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone acute, comunicative, servizievoli, laboriose e precise.

Il nome di Lecabel significa “Dio che ispira”.

Il dono dispensato da Lecabel è il TALENTO e l’OPPORTUNITA’.

Secondo il Testo Tradizionale Lecabel accorda ai suoi protetti il talento per riuscire e fare fortuna; inoltre genera scienziati (Mercurio) che avranno idee geniali e utili (Giove). Questo è il suo modo di creare connessioni per comunicare al Mondo Inferiore le regole del Mondo Superiore. Mentre Omael (l’angelo 30) è un generatore di Vita, Lecabel è l’energia che permette la comprensione delle sue Leggi, per indurre gli uomini ad agire in armonia con esse, perché solo in questo modo si può riuscire veramente. Cosa che i Lecabel possono capire perfettamente. Secondo Haziel questo Angelo attribuisce grande importanza alla formulazione del Pensiero che l’individuo orienta poi verso un obiettivo preciso, concreto, e accorda amabilità, facilità di parola e di scrittura, connessione logica tra il pensiero e lo spazio sociale in cui tale pensiero deve essere esteriorizzato: grazie a queste doti la persona può avere facile accesso ai mezzi di comunicazione e dunque affermazione in campo giornalistico ed editoriale, in tutti i campi della comunicazione e della relazione. Lecabel protegge inoltre il regno vegetale e il suo patrocinio si estende anche all’agricoltura. Infine è considerato l’angelo degli orologiai.

Lecabel secondo Sibaldi.

Lakabe’el lamed-kaph-beth

«Dall’alto io controllo tutte le case»

È l’Angelo di Ivan IV, il terribile zar di tutte le Russie; di Hegel, filosofo universale; di Goethe, che si sentiva il sovrano della cultura tedesca; e di Montgolfier, che inventò il pallone aerostatico per guardare dall’alto la terra. Dominare, comprendere tutto, dirigere e verificare: queste sono le aspirazioni dei Lakabe’el – e diventano una missione nei più evoluti, una necessità nevrotica negli altri. Si esprime in loro uno dei sogni più ambiziosi della mente umana: porsi a fianco di Dio stesso, dietro le quinte dell’Universo, e avere accesso alla stanza dei bottoni, da dove si manovrano sia la materia sia lo spirito. Nacque in questi giorni anche Lavoisier, uno dei fondatori della chimica moderna, scopritore della composizione dell’aria e dell’acqua, delle leggi della conservazione della massa e degli elementi; e Borges, che perfezionava nei suoi racconti il personaggio dell’onniscente curatore di fantastiche biblioteche universali e che per decenni esplorò le letterature e la mistica di ogni tempo alla ricerca dell’«Aleph», del principio di ogni segreto. Al pari di questi, tutti i Lakabe’el sono infaticabili raccoglitori di informazioni, cercatori di verità sempre insoddisfatti di ciò che i loro contemporanei si accontentano di sapere. E nel loro cercare amano soprattutto due cose: il processo stesso della ricerca (tanto che ogni scoperta è, per loro, quasi una delusione, il rammarico che la caccia sia finita) e il potere che l’accumulo di conoscenza dà loro. Esigono che la gente li ammiri; godono nel sentirsi carichi di responsabilità, nel progettare accuratamente soluzioni di problemi altrui, mentre chi passa davanti alla loro porta cammina in punta di piedi per non disturbarli. Meglio ancora se le questioni che affrontano sono complicate e ramificate, e coinvolgono molti, moltissimi: tanto più alta sarà la stima che si nutrirà per loro, e tanto più numerosi quelli che obbediranno alle loro decisioni. Perciò i Lakabe’el si trovano perfettamente a loro agio anche nella politica (Arafat, per esempio) o nel gestire vaste organizzazioni, possibilmente benefiche (madre Teresa di Calcutta). Certo, con tali predisposizioni il loro Ego corre seriamente il rischio di gonfiarsi a dismisura: ma non appena trovano la propria strada, sanno compensare questo difetto con il loro fascino personale, che è sempre intenso (innamorarsi dei Lakabe’el è facilissimo) e che, quando lavorano a pieno regime, diventa addirittura magnetico. Un ottimo esempio è Sean Connery, che – da buon Lakabe’el – cominciò la sua carriera vincendo la corona di Mister Universo, e la proseguì interpretando trionfalmente il ruolo di James Bond, sempre impegnato in difficilissime avventure per salvare l’umanità intera: neppure per un istante, quando ConneryBond è in azione, il suo egocentrismo risulta fastidioso – se non eventualmente per i suoi superiori, che glielo invidiano. Quando invece un Lakabe’el non trova un degno campo d’applicazione, può diventare una persona veramente insopportabile. Si sente inutile, sventurato e incompreso, e non riesce a tollerarlo: non ammette che gli altri e il mondo possano fare a meno di lui. Se ha un po’ di saggezza, se la cava convincendosi che si tratti di un periodo di riflessione, utile per affinare le sue doti e preparare una brillante riscossa. Se invece prevalgono in lui l’impazienza e l’orgoglio, non resiste alla tentazione di utilizzare comunque le sue capacità organizzative, tramando per causare problemi, invece che per risolverne; e quanto più si sentirà frustrato dalla sorte, tanto più occulte saranno le sue trame e le sue intenzioni – un po’ come se l’agente 007 avesse deciso tutt’a un tratto di passare dalla parte della Spectre. Di nuovo, qui, va citato Goethe, che nel suo personaggio più celebre, il dottor Faust, delineò perfettamente questa variante cupa del Lakabe’el: profondo studioso ed esperto di tutto – filosofo, giurista, medico, teologo, alchimista – e da tutto e da tutti deluso, il vecchio Faust chiede aiuto al Diavolo in persona, per poter vivere esperienze davvero entusiasmanti. E Mefistofele acconsente: vola insieme a Faust da un luogo all’altro, manipolando da dietro le quinte uomini, avvenimenti e interi regni, perché il dottore possa soddisfare la sua brama di conquiste; e nonostante i disastri che causa, nessun rimorso basta mai a trattenere Faust da sempre nuove macchinazioni. Alla fine, per di più, tutto gli viene perdonato e la sua anima è accolta in cielo. Nei Lakabe’el malriusciti, le aspirazioni faustiane si cristallizzano in forme più o meno controllate di paranoia, in manie di persecuzione che si capovolgono in manie persecutorie, con le quali, non avendo potuto farsi ammirare, si fa cordialmente odiare dal prossimo. Invece che alle magie di Mefistofele potrà ricorrere all’aiuto di qualche organizzazione segreta; invece di conquistare regni, si accontenterà magari di rovinare qualche famiglia, ma sempre sentendosi nel suo pieno diritto di farlo, come se fossero esperimenti scientifici. In questi casi, non resta che attendere un nuovo guizzo della sua intelligenza, che lo riporti nel versante luminoso delle sue magnifiche doti.

Il bambino Lakabe’el.

Precocissimi, curiosi, intelligenti, sicuri di sé, i bambini Lakabe’el fanno tranquillamente a meno della guida degli adulti. Non hanno bisogno né di modelli autorevoli, né di farsi spiegare i criteri di ciò che è giusto o sbagliato: il mondo, sia quello dei grandi sia quello dei coetanei, è per essi un’interessantissima foresta da esplorare e conquistare, e sentono di avere già tutti i mezzi necessari per farlo. L’unico loro punto debole è semmai nella gran voglia di essere i primi della classe, e i prediletti in casa. Hanno bisogno di lodi, e solo dosandole il genitore o l’insegnante possono sperare di influire almeno un po’sulla formazione del loro carattere. Il più bel regalo che gli si possa fare è affidare loro un qualche incarico che solitamente tocchi agli adulti (fare il caffé, o condire l’insalata): e far sentire che ci si fida di loro, e poi mostrarsi fieri della loro bravura, quando l’hanno compiuto. Li educherete così, senza parere, a quel che per loro più conterà nella vita: il successo; e a collegare il successo al benessere delle persone che amano – cosa, questa, che nel mondo difficilmente si impara.

Claviculae Angelorum:

Saper esercitare il dominio su molti. Saper comprendere e guidare il destino.

 Qualità di Lecabel e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità che Lecabel sviluppa sono lucidità, generosità, razionalità, esattezza, rapidità di decisione, pazienza, speranza. Quest’angelo dona successo, oltre che negli ambiti della comunicazione in campo agricolo, astronomico, geografico e matematico. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Buk e rappresenta la mancanza di opportunità; ispira avarizia, usura, guadagni illeciti, moralismo intransigente, minaccia.

Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Lecabel si chiama “finire ciò che si inizia”. Dona soccorso quando gli ostacoli esterni, o creati da noi stessi, fanno scemare l’entusiasmo iniziale e interviene una frustrazione che induce ad abbandonare i propri progetti – dimenticando che ogni ostacolo è anch’esso “strada” e fa a pieno titolo parte del progetto che dobbiamo portare a termine.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

mi è stato dato il potere di portare a compimento tutto ciò che inizio, specialmente i compiti e gli scopi di natura spirituale. Per l’energia di questo Nome trovo in me le forze di riconoscere i miei compiti e portarli a termine.

Esortazione angelica.

Lecabel esorta a usare i doni ricevuti, della facilità di comunicazione e dell’eloquenza, per portare nel mondo il senso di unità e i contenuti utili all’evoluzione spirituale verso una sola umanità.

Giorni e orari di Lecabel.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Lecabel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 7 febbraio, 20 aprile, 4 luglio, 17 settembre, 28 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.10.00 alle 10.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Lecabel è il 16° versetto del Salmo 70: Veniam ad potentias Domini; Domine, memorabor iustitiae tuae solius (Dirò le meraviglie del Signore; Signore, ricorderò solo la tua giustizia).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul loro piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice lamed-kaph-beth risponde alla configurazione: “l’Appeso – la Forza – la Papessa“, da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede l’Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? Che cosa devo dare di me stesso? Cosa devo fermare? Cosa devo ascoltare? La Forza (inizio creativo, nuova energia) qual è, e dov’è, la mia forza? Cosa devo domare? Chiede la Papessa (gestazione, accumulo): che cosa nascondo? Cosa sto accumulando? Cosa c’è di intatto dentro di me? Cosa devo studiare? In che rapporti sono con mia madre?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 23 e il 28 agosto. L’angelo Lecabel appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel; la decade che qui interessa (quella dal 23 agosto al 3 settembre) cade sotto l’Arcangelo Binael; mentre il segno della Vergine è sotto l’influsso dell’Arcangelo Michele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Lecabel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario della nascita.

Vasariah, angelo 32, dei nati fra il 29 agosto e il 2 settembre

Vasariah, o Washariyah, è il 32esimo Soffio e l’ottavo raggio angelico nel Coro degli Angeli Dominazioni, nel quale amministra le energie lunari. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° della Vergine ed è l’Angelo Custode dei nati dal 29 agosto al 2 settembre. I sei Angeli Custodi della Vergine sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone acute, comunicative, servizievoli, laboriose e precise.

Il nome di Vasariah significa “Dio giusto”.

Il dono dispensato da Vasariah è la GENEROSITA’, nell’equilibrio fra GIUSTIZIA e CLEMENZA.

Vasariah trasmette con forza e vigore le energie di Giove (ricchezza, benessere, gioia) nell’interiorità dei suoi protetti e (come tutti gli angeli che amministrano le potenze lunari) nel suo Coro agisce al livello vibratorio più incarnato (e dunque più vicino agli uomini). Per questa sua natura manifesta la sua influenza con maggiore intensità e può aiutarci in modo sostanziale. Dato che la vita esteriore, quotidiana, non è che l’immagine concreta della nostra realtà interiore, rivolgersi all’influenza di quest’Angelo orienterà verso situazioni fortunate. Statisticamente questo è l’Angelo Custode più frequente fra i Grandi della Terra: e in effetti il Testo Tradizionale dice che Vasariah concede favori e vantaggi da Re e Capi di Stato, e in generale smuove energie connesse a personaggi potenti. Dice Haziel che conferisce alla volontà umana il potere di suscitare i desideri; la sua energia lunare accresce inoltre la potenza creatrice dell’Acqua, arrecando maggior forza (ovvero, intensità supplementare) alle emozioni. L’influenza di Vasariah si manifesta in modo molto forte nell’ambito delle dispute nelle quali uno dei due contendenti ha torto: chi è nel giusto può porsi sotto la sua protezione per vedere riconosciute le proprie ragioni, mentre chi è nel torto può fare lo stesso per raggiungere un accordo con la parte avversa. Vasariah è infatti invocato con successo in rapporto a tutte le cause legali, dispute di qualsiasi genere, inimicizie e rancori: riporta la pace e l’armonia, attribuendo a ciascuno quanto dovuto.

Non sorprende quindi che domini il mondo della giustizia ed eserciti la propria influenza su  avvocati  e magistrati. Ed è infatti considerato essere l’angelo degli oratori e degli uomini di giustizia.

Vasariah secondo Sibaldi.

Washariyah waw-shin-resh

«Io pongo un limite a chi vuole imporsi»

 Le lettere shin e resh formano una serie di parole ebraiche connesse al buon esercizio del potere: sarar, «saper governare»; sharuy, «dare il permesso»; sharah, «esser presenti a sé stessi»; shiryon, «corazza»; shereth, «servire»; soresh, «andare alla radice». E sono tutte qualità che anche Washariyah conferisce ai suoi protetti, perché scoprano la loro vocazione di ottimi dirigenti e consiglieri preziosi, sempre realistici e profondi, e di nemici giurati d’ogni forma di disordine, di ipocrisia, di arbitrio. Certo, devono prima affrontare quella waw che compare all’inizio del Nome angelico: individuare cioè quel che in loro stessi o nel loro ambiente ostacola l’esercizio delle loro importantissime virtù di capi. Se ci riescono e non se ne lasciano intimidire, saranno loro a porre giusti limiti agli altri, per tutta la vita. Altrimenti (e purtroppo non è raro) si sentiranno come sapienti in esilio, depositari di valori che non riescono a esprimere, perché l’epoca non è pronta; o, peggio ancora, dispereranno talmente della capacità del prossimo di ascoltare la voce della ragione, che butteranno all’ aria valori e doveri e diverranno loro stessi le waw, gli avversari di quel che avrebbero dovuto portare nel mondo: esempi di indifferenza morale, di prepotenza, di sistematica menzogna. Ma quest’ ultima evenienza è rarissima: nella storia si ricorda un solo Washariyah, l’imperatore Caligola, che sia giunto così in basso, e non per nulla finì pazzo. Esempi belli del pessimismo washariano – della sensazione cioè che il mondo civile non sia pronto a lasciarsi governare da chi lo meriterebbe – furono invece Mary Shelley (nata il 30 agosto) ed Edward Rice Burroughs (1° settembre). La Shelley passò alla storia per aver scritto Frankenstein, storia, com’è noto, di una creatura mostruosa ma mite che il male del mondo rende distruttiva; Burroughs fu l’autore di Tarzan, il buon selvaggio che preferisce la foresta e il suo regno di scimmie alla moderna e mediocre Inghilterra in cui erano nati i suoi nobili genitori. Questi due personaggi mostrano bene, d’altra parte, le due principali componenti del rigore etico dei Washariyah. Il corpo del mostro di Frankenstein era costituito da membra di cadaveri, ciascuna delle quali portava impressa nelle proprie fibre la dura memoria di ingiustizie subite o commesse; e davvero la coscienza morale dei Washariyah si forma attraverso l’osservazione delle sofferenze che i comportamenti altrui possono produrre, e alle quali sono sensibilissimi. Riflettono sul bene e il male che vedono fare, come se si trattasse sempre di una questione che li coinvolga in prima persona. E lo diviene, infatti: si impegnano con coraggio, forza, determinazione, a far valere i principî di giustizia che quelle riflessioni hanno fatto loro scoprire. E così come Tarzan era re nella sua foresta, allo stesso modo i Washariyah – appena i loro principî cominciano a consolidarsi – hanno la precisa sensazione di non avere alcun’altra autorità a cui far riferimento, all’infuori della loro personale saggezza: e molti non riescono a nascondere la consapevolezza di appartenere a un tipo d’individui molto più evoluti della restante umanità, proprio come l’eroe di Burroughs lo era rispetto ai suoi sudditi quadrumani. È inevitabile che qualcuno trovi i Washariyah piuttosto antipatici, per tale motivo; ma non potrà, in ogni caso, non riconoscere quella superiorità ogni volta che ne ascolterà il parere, o ne valuterà l’intelligenza e la coerenza nel perseguire gli obiettivi o nel difendere gli ideali che si sono posti nella vita. Spesso tutte queste caratteristiche dei Washariyah li spingono a diventare, invece che capi, ottimi educatori: avere a che fare con bambini e giovani li fa sentire tanto guide quanto (inutile negarlo) sovrani, e in tale veste sono perfettamente a loro agio e danno il meglio di sé. Era Washariyah Maria Montessori; è Washariyah Michael Jackson, la cui inclinazione per la prima adolescenza ha fatto tante volte discutere. Oppure è il palcoscenico ad attrarli, a farli sentire sufficientemente in alto perché, perlomeno, sia notata da tutti la loro superiorità intellettuale: era un Washariyah Vittorio Gassman, è un Washariyah Richard Gere; ma in tal caso, quale che sia il loro successo, saranno in pace con se stessi solo se lo intenderanno come un sistema d’amplificazione di qualche valore morale che essi intendono difendere: così è per Gere, con la sua battaglia per il Tibet; così non fu per Gassman, che al volgere della carriera precipitò in una tipica depressione washariana da idealista ritrovatosi senza ideali. Ma anche quando non approdano all’insegnamento o allo spettacolo, quale che sia il loro posto di lavoro i Washariyah vi si sentono come su una cattedra o sotto le luci dei riflettori: colgono ogni occasione per dare lezioni o porsi come modelli di stile, per assegnare voti di merito o per far intendere all’interlocutore che non ha altra scelta se non essere parte della pièce di cui loro sono protagonisti, o semplice pubblico che deve applaudire alla fine. Devono far così: troppo urgente e fondamentale è il compito di guida morale a cui devono assolvere per sentirsi vivi. Altrettanto esemplari e perciò istruttivi devono essere il loro aspetto, sempre inappuntabile, e la loro casa, curata fino al perfezionismo, e anche la loro vita privata: non c’è dissidio o contrattempo famigliare che i Washariyah non avvertano come una bruciante sconfitta, come un danno non soltanto a loro stessi, ma anche ai valori che sentono di dover rappresentare. Sanno comunque riemergere sempre da tali contrattempi, e nove volte su dieci con la coscienza perfettamente a posto, per tornare poi subito a fare il possibile (tanto o poco che sia) perché il mondo migliori. Potestà Le Potestà giudicano. Al loro livello, nell’Albero della Vita, le anime provenienti dall’infinito scoprono ciò che potranno e ciò che non potranno fare nel mondo finito che le attende. Ma in cielo le misure del possibile e del lecito non sono le stesse che si insegnano sulla terra, e ciò che l’anima apprende dalle Potestà può perciò spesso risultare destabilizzante per gli ordinamenti e le consuetudini umane. Essa impara, qui, a dominare chi domina, a manovrare ciò da cui nel nostro mondo siamo manovrati: ogni volta che dinanzi a uno stato di fatto – non importa quanto grande e consolidato – sorge nella nostra mente la coraggiosa domanda «Perché?», è la forza delle Potestà a generarla in noi, e a pretendere che ci sia data risposta. Il loro colore è, secondo la tradizione, il blu intenso del cielo di mezzogiorno, quando la luce non incontra né nubi né caligini e fa risaltare ogni cosa.

Il bambino Washariyah.

Se non abitate in una regione saldamente ancorata alle sue tradizioni, se non appartenete a una famiglia patriarcale o matriarcale, e se non avete nemmeno trascorso gli ultimi anni nella devozione a un robusto ideale o a una religione, ebbene, è ora di rimboccarsi le maniche: i vostri piccoli Washariyah hanno assoluto bisogno di una base solida di valori, e non sperate di supplirvi ammonticchiando qualche bella opinione presa qua e là. Leggete, approfondite, riflettete. Aspettatevi domande molto precise e sguardi penetranti durante le vostre risposte. Sappiate inoltre che si ricorderanno tutto, e valuteranno spietatamente non soltanto quello che avrete detto, ma anche quello che avreste potuto dire se vi foste impegnati di più. Se credete che tutto ciò sia troppo per voi, la cosa migliore è confessarlo subito francamente: vi perdoneranno. Dopodiché potreste suggerire una qualche autorità a cui far riferimento (spesso in questi casi la scelta cade su un sacerdote, ma potrete trovare anche qualcosa di più originale); i piccoli Washariyah terranno presente il vostro consiglio e si riserveranno di valutare personalmente. Vi faranno sapere. Non resta che aspettare e comportarsi bene nel frattempo, o perlomeno con assoluta sincerità. I piccoli giudici vi tengono d’occhio. E non si lasceranno corrompere.

Claviculae Angelorum:

Il favore dei giudici. Ottima memoria. Franchezza.

Qualità di Vasariah e ostacoli dall’energia “avversaria”.

Le qualità che Vasariah sviluppa sono benevolenza, sensibilità generosa, giustizia equa, comprensione, clemenza, perdono. Dona indole retta e modesta, buona memoria, espressione seducente, successo nel campo della Magistratura, benevolenza da parte dei Giudici. L’angelo dell’abisso a lui contrario si chiama Extéron e rappresenta la solitudine e l’isolamento. Causa isolamento, ingiustizie, cattiva memoria, fuga dalle responsabilità; ispira utopie fuorvianti.

Meditazione associata al Nome.

La meditazione associata a Vasariah si chiama “ricordi”. Ci aiuta a riconoscere situazioni simili che abbiamo già affrontato commettendo errori, e pagandone le conseguenze, ma che si ripresentano sotto forme diverse, difficili da collegare: dona dunque soccorso di fronte alla tendenza a ripetere sempre gli stessi errori, senza imparare dalle circostanze della vita che ci hanno già causato sofferenze.

Meditazione.

Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:

il potere della memoria sorge nella mia coscienza e risveglia le lezioni della vita profondamente radicate nel mio essere. Per l’energia di questo Nome il mio modo di ricordare migliora: vengono cancellati i ricordi negativi e valorizzate le memorie che mi rendono più consapevole.

 Esortazione angelica.

Vasariah esorta alla generosità nel giudizio pur senza perdere la lucidità necessaria all’applicazione della giustizia.

Giorni e orari di Vasariah.

Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Vasariah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 8 febbraio, 21 aprile, 5 luglio, 18 settembre, 29 novembre; ed egli governa ogni giorno, come “angelo della missione”, le energie dalle h.10.20 alle 10.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l’orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Vasariah è il 4° versetto del Salmo 32: Quia rectum est verbum Domini, et omnia opera eius in fide (Poiché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera).

SIMBOLOGIA OCCULTA.

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori.

A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul loro piano di vero interesse: quello cioè dell’introspezione psicologica. In questo caso la radice waw-shin-resh risponde alla configurazione: “l’Innamorato – il Mondo – il Giudizio“, da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede l’Innamorato (l’androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni sono coinvolto? Che scelte devo operare? Chiede Il Mondo (la realizzazione totale) qual è il risultato di quello che ho fatto? Dove mi condurrà tutto questo? Qual è la mia realizzazione? Cosa mi sta imprigionando in questo momento? Quali sono la mia realizzazione mentale, il mio genio? Quali sono la mia realizzazione emozionale, la mia santità? Quali sono la mia realizzazione creativa, il mio eroismo? Qual è la mia realizzazione materiale? In cosa primeggio?  Chiede Il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? Quali sono i miei desideri irresistibili? Che cosa stiamo creando insieme? Qual è la mia posizione di fronte all’idea di formare una famiglia?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA.

Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 29 agosto e il 2 settembre. L’angelo Vasariah appartiene al Coro degli Angeli Dominazioni guidato dal benevolo Arcangelo Hesediel; la decade che qui interessa (quella dal 23 agosto al 3 settembre) cade sotto l’Arcangelo Binael; mentre il segno della Vergine è sotto l’influsso dell’Arcangelo Michele. Con amorevolezza vi rinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Vasariah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall’Angelo che aveva reggenza nell’orario.

 

 

 

 

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